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Il Nobel africano Abdulrazak Gurnah “Gli immigrati sono una ricchezza”

By 21/10/2021Ottobre 27th, 2021No Comments

Sergio Mattarella: “Creare l’industria farmaceutica africana”, mentre dodici Paesi dell’UE alzano nuovi muri contro la libertà.

Lo scrittore Abdulrazak Gurnah

Giorgio Parisi, Premio Nobel per la Fisica a  Abdulrazak Gurnah, Premio Nobel per la letteratura. Due Nobel, due vite, in qualche modo parallele, in giro per il mondo. Parisi, originario del centro sud d’Italia, in cerca del sapere; l’altro, partito dalla sua Africa, che non ha dimenticato, in cerca del della sopravvivenza a Londra, e di una gran voglia di imparare a scrivere. Due grandi uomini che hanno superato ogni barriera sociale e politica. Due uomini già colti per natura, desiderosi di dare al mondo ciò che il mondo non aveva dato loro.
Gurnah ha dedicato la sua vita alla letteratura, premiato “per la sua intransigente capacità di penetrare con pietà e senza compromessi negli effetti del colonialismo e nel destino dei rifugiati”. Lui, che partito dalla Tanzania, non ha mai dimenticato i suoi fratelli etichettati dalle istituzioni d’ogni epoca come “immigrati”, con una parola che ha risonanze quanto meno diffidenti, dice in una intervista, “gli immigrati sono una ricchezza…” E tutti, giornali, tv pubblica e privata, personalità della cultura e della politica, ripetono questa frase: “gli immigrati sono una ricchezza”. “Ricchezza” lo sono da sempre, molto prima che questa espressione venisse pronunciata con amara fierezza, dal Nobel Gurnah.
Prima di tutto perché sono esseri umani, come tutti coloro che non sono costretti ad emigrare o che emigrano in condizioni ben diverse.
Se in Italia e nel mondo non ci fossero da sempre gli immigrati sfruttati e pagati in modo vergognosamente misero, la nostra economia agricola, l’edilizia, l’economia industriale, soffrirebbero ancora di più, e in particolare il nostro Paese, che li accoglie con grande difficoltà e incertezze organizzative, si troverebbe in una situazione ancor più usurata.
Certo, sarebbe meglio che le cosiddette “grandi Nazioni” Cina, Stati Uniti, Russia, Europa, decidessero una volta per sempre di dare inizio non soltanto ad un piano umanitario, ma ad accordi internazionale basati, “in primis” sulla assoluta urgenza di sollevare le nazioni povere dall’indigenza, partendo dall’energia alternativa indispensabile per dare ossigeno, acqua a chi ha sete atavica, pane a chi non ha un tozzo di pane, una casa a chi ha soltanto una capanna, una scuola dove apprendere le più elementari regole della cultura.
Oggi l’Italia offre generosamente ma con grandi sacrifici, insufficienti garanzie di vita ai fratelli immigrati. Né possono farlo Francia, Belgio, Germania, Inghilterra, anche se coloro che transitano sulla penisola del sole, sono convinti di trovare altrove miglior condizioni economiche. Sì, forse guadagnano qualche euro/dollaro/sterlina in più, ma la strada per vivere una vita dignitosa è ben diversa.
Bisogna sradicare dalla mente di molti italiani, francesi, belgi, tedeschi, inglesi, che gli immigrati sono tutti ignoranti e privi di umana sensibilità. Sono portatori di nuove culture – il che appunto, arricchisce – hanno studiato e continuano a studiare anche in Italia come negli altri Paesi europei. Guarnah docet. Molti di essi sono trilingue (francese, inglese, italiano, oltre, naturalmente la loro lingua africana), cosa che da noi capita raramente e non capita assolutamente nelle persone meno abbienti. Si pensi ai mediatori culturali africani, rifugiati politici, in parte già laureati, che pur essendo essenziali nell’identificare al pari delle forze italiane, uomini, donne, bambini che sbarcano sulle nostre coste (possibili casi di infezione di Covid e di malaria), sono pagati malissimo e fanno orari di lavoro estenuanti.
Per creare nel continente africano un equilibrio economico e sociale migliore, è urgente, indispensabile, che le grandi nazioni, senza alcun intento colonialista, investano in Africa, creino tutte le condizioni umane affinché si possa vivere insieme fraternamente, senza alcuna distinzione etnica. Il che creerebbe un equilibrio sostenibile nell’economia mondiale. Concetto, questo, universale, che vale anche per una metropoli o un piccolo comune al nord e a sud di questo tormentato mondo. Non per nulla il presidente Sergio Mattarella, a proposito del vaccino, nel recente incontro di Roma, ha detto a chiare lettere: “Il tempo dell’Africa è adesso. Si deve creare una industria farmaceutica africana. L’attuale 2% del vaccino mondiale per l’Africa è ben poca cosa”:
Tutto ciò mentre dodici Paesi dell’Unione Europea, vogliono alzare muri contro coloro che hanno una gran voglia di ricominciare a vivere e la Corte costituzionale polacca ha sentenziato: “Le leggi europee in materia non proteggono gli interessi della Polonia”.
Questo dicono i Paesi sovranisti. E mi verrebbe da dire con una battuta infelice: sovrani di che ?!

a.c.

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