IL DIVORZIO POLITICO
G. MELONI
E MR. TRUMP:
I PRESIDENTI
CAMBIANO
LE NAZIONI
(E LA NATO?)
RESTANO.
IL PONTEFICE
LEONE XIV
PERDONERÀ
LE OFFESE

Le frasi volgari alla Premier italiana, di cui il Presidente degli Stati Uniti non si rende conto, sono la dimostrazione di quando si stiano degradando le relazioni internazionali dell’amministrazione americana – Il vertice Nato ad Ankara e l’ulteriore svilimento diplomatico - Le accuse rivolte all’Italia e all’Unione Europea: “Gli Stati Uniti per voi hanno speso miliardi. Non ci avete aiutato quando vi abbiamo chiesto assistenza per liberare lo Stretto di Hormuz” – Il Presidente Usa torna alle minacce: “Ci prenderemo la Groenlandia che fa parte dell’Europa. Nel mare del Nord navigano russi e cinesi. Voi non ci siete, allora devono intervenire gli Stati Uniti” Il dopo Ankara di Mr. Trump: guerra aperta e bombardamenti sull’Iran “per liberare Hormuz” - Le richieste per l’acquisto delle armi Usa e i costi al 5% uno dei punti nodali del disaccordo - Gli Affari di famiglia e il gravissimo rischio di togliere alla Federal Reserve Bank il dominio del dollaro per favorire le speculazioni finanziarie con i bitcoin – Compromessa la sua permanenza alla Casa Bianca – Chi sarà il suo successore? Il genero Kushner e le imprese edilizie in Albania – La Premier Meloni si “distrae” pensando al Quirinale “Perché non può essere una personalità della destra?” - Lo scisma in Svizzera dei cattolici seguaci di Monsignor Lefevre - Papa Leone XIV con una donna africana incinta e una bimba alla “Porta d’Europa” di Lampedusa
di Armando Caruso
Il volto nuovo, disteso, disponibile, sorridente di Giorgia Meloni è una visione rasserenante per gli italiani? Il recente distacco dalla pericolosa politica di Donald Trump, Presidente sempre meno credibile di una nazione come gli Stati Uniti d’America, l’“indelicata” affermazione “Mi ha implorato di fare una foto con me, mi ha fatto pena” e l’assertiva replica “né io né l’Italia abbiamo mai implorato” deve aver esaltato quell’amor patrio autentico, privo della consueta retorica.
L’INTERVISTA DI GIANNI MARIA STORNELLO AL SINDACO:
I VALORI DELLA SCIENZA, UMANITÀ E AZIONE AMMINISTRATIVA
LO RUSSO: “TORINO CITTÀ DELL’INVENZIONE
FAVORISCE CONCRETEZZA E QUALITÀ DI VITA”

I principi che ispirano la sua vita personale: attenzione, capacità di ascolto, costruire soluzioni condivise – “Torino sta vivendo da alcuni anni una fase di evoluzione importante, che riguarda la sua identità industriale, il ruolo del sistema universitario, della ricerca e la capacità di attrarre nuove opportunità di sviluppo”. I prossimi impegni elettorali: “I progetti non si esauriscono in una sola stagione” - Torino in ambito internazionale: “Il rapporto tra imprese e istituzioni è oggi uno degli elementi centrali di questa nuova fase”. Attualità e prospettive per la rigenerazione urbana
di Gianni Maria Stornello
Sindaco Lo Russo, la sua biografia intreccia formazione scientifica, impegno civico e responsabilità istituzionale. Dalla Torino salesiana alla laurea in Geologia, fino al dottorato in Geoingegneria ambientale al Politecnico, il suo percorso sembra unire mondi diversi sotto un unico filo conduttore. Chi è oggi Stefano Lo Russo e quali sono i principi che orientano il suo impegno?
«Il mio percorso nasce da una storia personale che si è costruita nel tempo, attraversando esperienze diverse ma profondamente coerenti tra loro. C’è certamente una radice legata alla formazione e ai valori maturati negli anni della giovinezza, a cui si affianca una componente legata alla cultura scientifica e al metodo con cui ho sempre cercato di affrontare i problemi. Torino è una città che insegna molto a chi la vive: insegna il valore della concretezza, della responsabilità e del lavoro collettivo. Nel mio caso, questo si è tradotto in un approccio che prova sempre a tenere insieme analisi e decisione, conoscenza e azione amministrativa. Da Sindaco, credo che sia fondamentale la consapevolezza che le sfide delle città contemporanee richiedono attenzione, capacità di ascolto e soprattutto la volontà di costruire soluzioni condivise, dentro una visione di lungo periodo.»
Il 2027 si profila come un anno segnato da appuntamenti elettorali importanti, sia a livello nazionale che locale. In una fase storica attraversata da trasformazioni profonde, quale deve essere il ruolo di Torino e quanto è importante garantire continuità ai progetti di sviluppo della città?
«Viviamo una fase storica straordinaria, segnata da cambiamenti strutturali che riguardano l’economia, la società ed equilibri globali che eravamo abituati a considerare immutabili. In questo contesto, gli appuntamenti elettorali – che rappresentano momenti fondamentali della vita democratica – sono inserite dentro un processo più ampio di trasformazione delle città. Torino sta vivendo da alcuni anni una fase di evoluzione importante, che riguarda la sua identità industriale, il ruolo del sistema universitario e della ricerca, e la capacità di attrarre nuove opportunità di sviluppo. Si tratta di un percorso che non nasce oggi e che non si esaurisce in una singola stagione amministrativa. Le città, sempre più, sono chiamate a competere su scala europea e globale. Questo significa costruire condizioni di stabilità e continuità nelle politiche pubbliche, per non interrompere processi che richiedono tempo per produrre effetti concreti. In questo senso, la sfida che la politica si trova ad affrontare è quella di continuare a mettere in campo prospettive per una traiettoria coerente di sviluppo per la città dentro un contesto in continua evoluzione.»
Lo scenario internazionale appare sempre più complesso e attraversato da tensioni geopolitiche, economiche e sociali. In questo quadro, quale ruolo possono svolgere le città per garantire stabilità e protezione alle comunità locali?
«Le città oggi sono sempre più esposte agli effetti delle dinamiche globali: crisi energetiche, instabilità geopolitiche e trasformazioni economiche che hanno ricadute dirette sulla vita quotidiana delle persone. Torino in questo quadro è un esempio significativo, perché è una città che ha attraversato una profonda trasformazione negli ultimi decenni e che oggi sta costruendo una nuova identità dopo la grande stagione industriale. Oggi il suo percorso si sta orientando sempre più verso l’innovazione, la ricerca e la conoscenza. In questo contesto, le città sono chiamate non solo a gestire gli effetti delle crisi, ma a trasformarli in occasioni di resilienza e sviluppo. Per Torino questo significa rafforzare il sistema dei servizi, la qualità del welfare urbano e la capacità di accompagnare le transizioni sociali ed economiche in corso. Un punto centrale è il legame tra città, università e sistema produttivo, che a Torino rappresenta una leva fondamentale di sviluppo, soprattutto nei settori dell’aerospazio, della mobilità sostenibile e delle nuove tecnologie. In questo senso Torino può svolgere un ruolo importante proprio partendo dalla sua storia e dalla sua capacità di adattarsi e reinventarsi, mantenendo sempre al centro la coesione sociale e la qualità della vita.»
LA STRATEGIA DEL PRESIDENTE USA, CONDIVISA NEGLI STATES, UNISCE ASPETTI ECONOMICI E GEOPOLITICA SULLA ROTTA POLARE
TRUMP-PENSIERO: "DIFENDIAMO UNITI L'ARTICO DA CINA E RUSSIA"
MA GROENLANDIA E UE SONO AL CENTRO DELL’UNITA’ ATLANTICA?


Le dissonanze politiche e comportamentali del Summit di Ankara, ribadiscono la volontà del Presidente Usa di consolidare la sua politica - La richiesta di maggiori finanziamenti europei, non soltanto per ragioni economiche, ma per tenere sotto pressione l’eventuale avanzamento al Polo Nord del Dragone e di Putin – Questa visione trova consenso tra i grandi giornali e osservatori americani – Una questione fondamentale: il progresso scientifico e tecnologico della Cina, concorrente temuto dagli Stati Uniti - Pechino, secondo Mr. Donald, il principale rivale del XXI secolo – Le difficoltà dell’Unione Europea e i rapporti con i Paesi aderenti. I costi dei singoli riarmi – Avanzano le navi rompighiaccio russe – Per tutti resta un problema: come costruire realmente il futuro
di Giuseppe Formichella
Il vertice NATO di Ankara avrebbe dovuto mostrare compattezza e unità del fronte occidentale, in una fase segnata dalla guerra in Ucraina e dalle tensioni tra grandi potenze, tra cui anche la crescente rivalità tra Stati Uniti e Cina. Al contrario, il summit ha evidenziato una trasformazione più profonda: il rapporto tra Europa e Stati Uniti non si basa più sulla certezza di una protezione automatica, ma su un equilibrio che richiede continue negoziazioni e una costante ridefinizione degli interessi (comuni) in gioco. Il tema della spesa militare al 5% del PIL rappresenta solo il sintomo evidente di un cambiamento più ampio; la questione centrale riguarda il futuro ruolo americano in Europa e la possibilità che Washington, pur mantenendo formalmente il proprio impegno nella NATO, concentri sempre più risorse sulla competizione strategica con la Cina. Come ha evidenziato l’agenzia Reuters, Donald Trump ha continuato a collegare la solidità dell’alleanza con l’Europa alla disponibilità degli europei ad aumentare il proprio contributo alla sicurezza comune, alternando pressioni minacciose e rassicurazioni velate. Tuttavia, sarebbe riduttivo attribuire questa dinamica esclusivamente alla natura incostante della sua personale leadership: il progressivo riorientamento americano è un processo proseguire nel tempo.
ALLA DISOBBEDIENZA LEFEBVRIANA IN SVIZZERA SI È OPPOSTA LA COMMOVENTE PRESENZA DEL PONTEFICE ALLA DOLOROSA FRONTIERA D’EUROPA
LEONE XIV: LAMPEDUSA E LO SCISMA DI ÉCÔNE


L’analisi di Maurizio Riverditi, professore di diritto penale all’Università di Torino: “Sarebbe riduttivo pensare che si tratti di una guerra sulla messa in Latino della liturgia Tridentina. La frattura riguarda Il Concilio Vaticano II, la libertà religiosa, l’ecumenismo, il dialogo tra le altre fedi, il rapporto della Chiesa con la modernità”- La suggestione politica: se a Écône siano arrivati gli “zampilli del trumpismo e dell’evangelicalismo americano”, se si considera che anche il protestantesimo fondamentalista statunitense, continua a guardare con diffidenza alla Chiesa di Roma – Per il Papa è una ferita, che non può essere considerata una sconfitta – La preghiera di Prevost, primo rappresentante americano di Pietro, sulla tomba senza nome sono una chiara testimonianza del valore dell’Uomo che si rivolge agli ultimi. E’ il messaggio più profondo del suo pontificatora
di Maurizio Riverditi
Lo scisma si è consumato il primo luglio, nel silenzio severo delle montagne svizzere, quando a Écône, nel seminario della Fraternità sacerdotale San Pio X, quattro nuovi vescovi sono stati consacrati senza il mandato del Papa, compiendo non un semplice gesto di disobbedienza, né soltanto un atto di resistenza liturgica destinato a interessare gli specialisti, ma una scelta capace di spezzare visibilmente l’unità della Chiesa, perché pretende di trasmettere l’autorità apostolica sottraendola all’autorità di Pietro.
La conseguenza è stata inevitabile: i vescovi consacranti e i quattro consacrati sono incorsi nella scomunica latae sententiae, una sanzione che non nasce da una decisione discrezionale di Leone XIV, ma discende dalla gravità dell’atto compiuto e i cui effetti sono stati successivamente dichiarati dalla Santa Sede. Una scomunica che, è bene precisarlo, colpisce le persone che hanno commesso l’illecito canonico e non può essere indiscriminatamente estesa a tutti i sacerdoti e a tutti i fedeli legati alla Fraternità.
I PARTITI ITALIANI DI “NON GOVERNO” TRA RETORICA E FALSITÀ A WASHINGTON, ANKARA, STRASBURGO E ROMA
SOSTEGNO ALL’UCRAINA: IL GIOCO DELLE PARTI CONFERMA
L’IPOCRISIA DI GOVERNO E LA PIETOSA REALTÀ ECONOMICA


Quando la politica nazionale e internazionale non è in grado di comprendere le leggi di mercato delle armi e tanto meno le fantasiose e volgari richieste del Presidente degli Stati Uniti - Il balletto delle votazioni di sostegno partitico e contrarie nella sostanza delle richieste si aggrava “nell’era Salvini contro Vannacci” – Il ministro Giancarlo Giorgetti, uomo di maggioranza che non può fidarsi dei suoi colleghi più fidati – Le certezze del Ministro Crosetto e le incertezze del campo Largo – Gli equilibrismi di favorevoli e contrari, ma alla fine, chi rispetta gli impegni …di cassa? -
di Paolo Angelo Bonometti
Il 7 e 8 luglio, mentre ad Ankara si chiudeva il vertice NATO, a Strasburgo il Parlamento europeo votava la relazione sull’adesione dell’Ucraina all’Unione. Due sedi diverse, due platee diverse, ma un solo laboratorio per osservare come si comporta il potere quando deve davvero rispondere dei propri numeri, e come si comporta invece chi può permettersi di non risponderne mai. Ad Ankara, Giorgia Meloni si è presentata con il 2,8% del Pil investito in difesa e sicurezza, lontanissima dal 5% chiesto da Washington entro il 2035. Non lo ha giustificato con un argomento ideologico, ma con uno tecnico: conta non solo quanto si investe, ma in cosa, per non finanziare la propria dipendenza dalle filiere estere. A Strasburgo, nello stesso arco di ore, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Partito Democratico votavano a favore della relazione Ucraina.
ALLEGGERITA LA PENA CHE LE CONSENTIRÀ DI RICANDIDARSI, MA L’ULTIMA PAROLA SPETTA AI GIUDICI SUPREMI
MARINE LE PEN E LA CORSA ALLE PRESIDENZIALI DI PARIGI
“CORTE D’APPELLO E CASSAZIONE NON MI FERMERANNO”


Gravi le accuse rivolte alla leader della destra francese che, per nulla intimorita dalla sentenza, ha subito indicato nel suo delfino trentenne Jordan Bardella, il prossimo Presidente del Consiglio francese - La reazione del socialista Olivier Faure – Il dispositivo accusatorio: ha utilizzato fondi dell’UE per retribuire assistenti che in realtà non lavoravano per il partito in Francia – La nuova condanna da 4 a 3 anni, di cui due sospesi – Il criterio di ineleggibilità previsto dal codice transalpino giustificato come “principio di democrazia”
di Sonia Martino
Il 7 luglio 2026 resterà una data spartiacque nella vita politica francese. Quel martedì, la Corte d’appello di Parigi, presieduta dalla giudice Michèle Agi, ha confermato la colpevolezza di Marine Le Pen per appropriazione indebita di fondi del Parlamento europeo: secondo i giudici, tra il 2004 e il 2016 l’allora Front National aveva utilizzato i fondi destinati agli assistenti parlamentari di Bruxelles e Strasburgo per retribuire collaboratori che in realtà lavoravano per il partito in Francia. «I fatti sono gravi», ha ripetuto più volte la presidente del collegio nel leggere la sentenza. Eppure, poche ore dopo, la leader del Rassemblement National annunciava in diretta al telegiornale delle 20 di TF1: «Da stasera sono candidata alle elezioni presidenziali».
TRISTEZZA E SCONCERTO PER I MOLTI DUBBI SULLA VICENDA DELL’ATTENTATO AL PROTAGONISTA DI REPORT
CASO RANUCCI-LAVITOLA, “UN’AMICIZIA PERICOLOSA”
SE SI CONSIDERA L’INCHIESTA RAI SERVIZIO PUBBLICO


Le perplessità maggiori riguardano le dichiarazioni del famoso giornalista sul loro profondo legame – L’imprenditore-amico non è un pregiudicato qualsiasi : ha riportato diverse condanne – Tra gli altri reati anche un’estorsione ai danni di Berlusconi nel 2011, su una “questione di donne” – La latitanza e le detenzioni nel 2012 - Truffa per i finanziamenti pubblici - Sotto inchiesta anche la “libertà di stampa” – La Rai e il ritiro (inutile) delle repliche del programma, che ha molti meriti
di Ciro Santoriello
Si prova un vago senso di tristezza e sconcerto a ripensare alla vicenda Ranucci ed all’attentato che il giornalista Rai ha subito. La tristezza è dettata dal fatto che non si pensava che anche nell’Italia di oggi fare inchieste giornalistiche fosse così pericoloso. Difficile sì. Secondo il World Press Freedom Index di Reporters Sans Frontieres (RSF) la situazione italiana attuale sulla libertà di stampa (a cui è attribuito un punteggio di 65,16) è classificata come “problematica” e l’Italia è scesa al 56° posto, perdendo sei posizioni in un solo anno, ma pericolosa, nel senso di possibile attentato all’incolumità della vita dei giornalisti come si è verificato per Sigfrido Ranucci. Ecco quello no…. Ed invece, almeno secondo le prime impressioni (oggi, come vedremo, messa in discussione), solo per una serie di fortunate circostanze il giornalista o i suoi familiari non hanno riportato danni nell’accaduto.
IMMIGRAZIONE-REMIGRAZIONE, MA IL CALCIO HA MESSO IN SCENA IL TRIONFO GLOBALE DELLE SECONDE GENERAZIONI
AEROPORTI AMERICANI, CONTROLLI PER “CHI” ARRIVA
SUI CAMPI DEI MONDIALI RIVIVE L’AMICIZIA TRA I POPOLI


Attenta analisi della Direttrice Generale Vicaria del Politecnico di Torino, sui fenomeni migratori e sulle speculazioni politiche sia negli Stati Uniti che in Europa e Italia - Il recente campionato del mondo ha dimostrato con estrema chiarezza quanto la realtà sia più complessa: che uomini e donne di diverse etnie possano riconoscersi nelle stesse regole, negli stessi diritti e doveri – Giocatori figli dell’immigrazione, di continenti differenti, devono vivere le stesse emozioni, godere della gioia comune, senza sentirsi diversi – Il calcio indica la strada maestra: una squadra, una comunità non nasce da comuni origini, ma dall’appartenenza. Sono il volto di un Paese che rappresenta una storia, una cultura, un’identità collettiva – La vittoria della Spagna in mondovisione è la chiara dimostrazione che nel calcio, come nelle società più avanzate, il successo si costruisce valorizzando talenti cresciuti in un contesto multiculturale
di Concetta Di Napoli
Il dibattito politico torna a confrontarsi con immigrazione e remigrazione ma i Mondiali di calcio mostrano una realtà più complessa. Una comunità non si costruisce soltanto decidendo chi entra o chi esce, ma creando le condizioni perché persone diverse possano riconoscersi nelle stesse regole, negli stessi diritti e negli stessi doveri. Mentre negli aeroporti americani si intensificano i controlli e le politiche migratorie dell’amministrazione Trump alimentano il dibattito internazionale, negli stadi degli Stati Uniti va in scena il più grande spettacolo della globalizzazione: “Il Mondiale” in cui molte delle squadre più forti sono composte da giocatori figli dell’immigrazione, seconde generazioni e atleti con radici che attraversano continenti diversi.È un paradosso solo apparente. Perché il calcio racconta da tempo che una comunità non nasce dall’omogeneità delle origini ma dalla capacità di costruire appartenenza.
LE TENSIONI PARLAMENTARI SULLA NUOVA LEGGE ELETTORALE PER LE ELEZIONI DEL 2027: CI SONO LIMITI NEL SISTEMA LEGISLATIVO?
È ORA CHE LA POLITICA ITALIANA NE PRENDA ATTO
NON SI GOVERNA SENZA LA FIDUCIA DEI CITTADINI


La norma giuridica, considerata dal punto di vista della “tecnologia istituzionale”, tesa a ridefinire gli equilibri del sistema parlamentare - Una democrazia in tal senso, non fa eccezione – L’impianto proposto modifica negli intenti l’attuale Rosatellum: eliminati i collegi uninominali, il sistema torna prevalentemente proporzionale, con collegi plurinominali e liste bloccate – Il Premio di governabilità portato al 42% dei voti, considerato irricevibile dalle opposizioni – Le ragioni della Maggioranza – L’equilibrio comportamentale dei politici incide sulla qualità della democrazia – Un nodo importante: che la validità del voto incida veramente sulle decisioni della maggioranza di governo
di Davide Barberis
Ogni volta che si mette mano alla legge elettorale il dibattito pubblico si concentra quasi esclusivamente sulla stessa domanda: chi ne trarrà vantaggio? È una reazione comprensibile. Le regole del voto influenzano inevitabilmente la competizione tra i partiti e ogni forza politica tende a leggerle in funzione dei propri interessi. Questa prospettiva, tuttavia, rischia di fermarsi alla cronaca e di trascurare il significato più profondo di una riforma elettorale. Chi si occupa di teoria delle organizzazioni osserva le istituzioni con uno sguardo diverso. Una legge elettorale non è soltanto una norma giuridica né uno strumento di competizione politica. È una tecnologia istituzionale, cioè un insieme di regole progettate per trasformare milioni di decisioni individuali in un Parlamento, in un Governo e, in definitiva, in decisioni collettive.
BRUXELLES RICORDA A TIRANA CHE PER ESSERE AMMESSI IN EUROPA VANNO RISPETTATE LE NORME AMBIENTALI
RESORT DI LUSSO NELL’ISOLA DI SAZAN IN ALBANIA
KUSHNER DISTRUGGERÀ L’EDEN DELLA BIODIVERSITÀ


L’etologa Federica Pirrone, docente all’Università di Milano, analizza gli effetti devastanti che, inevitabilmente, provocherà l’ambizione del genero di Donald Trump – Due i progetti: il primo nella Baia di Valona, il secondo sulla costa di Zvërnec, tra il mare Adriatico e la laguna di Narta – Valore complessivo oltre 6 miliardi – Una ricchezza biologica da tutti celebrata, “purché non intralcino gli interessi economici” - Per i ricercatori che hanno a cuore la natura nella sua complessa difformità, si tratta della perdita di un immenso ecosistema - Il Parco nazionale marino Karaburun-Sazan: oltre dodicimila ettari di mare con praterie di posidonia, fondali rocciosi e costiere, dove vivono tartarughe marine, delfini e altri cetacei. Le stupende grotte in cui ripara la foca monaca mediterranea – Le proteste dei libanesi
di Federica Pirrone
C’è un modo molto umano di guardare un luogo ancora poco costruito: non vedere ciò che c’è, ma ciò che vi si potrebbe far stare. Un albergo, una marina, ville, piscine. Poi ci si mette un tocco di rendering e, con la bacchetta magica della grafica immobiliare, si fa sparire tutto ciò che disturba: il fango, le dune, gli uccelli, i pescatori, tutto quello che, anche se pare poco, è già lì. È più o meno ciò che sta accadendo sulla costa albanese, dove Ivanka Trump e il marito Jared Kushner promuovono un vasto progetto turistico che fa capo principalmente ad “Affinity Partners”, il fondo di investimento fondato da Kushner nel 2021 dopo la fine del suo incarico come consigliere alla Casa Bianca.
ANACRONISMO ITALICO: CULLE VUOTE, MA SI NEGA LA CITTADINANZA A UN MILIONE DI BIMBI STRANIERI NATI NEL NOSTRO PAESE
“IUS SOLI”, LO SCHIAFFO DELLA CORTE SUPREMA A TRUMP
È UNA LEZIONE DI CIVILTÀ GIURIDICA ANCHE PER L’ITALIA


L’analisi critica della professoressa Fantauzzi su ciò che avviene da noi: “Un filo sottile ma robusto, che unisce la sentenza di Washington anche ai banchi di scuola del Piemonte. Il diritto di appartenenza al luogo in cui si apre per la prima volta l’orizzonte della propria vita” – Per l’amministrazione americana una sconfitta che intacca la residua credibilità del Presidente USA – Oggi il Governo Meloni nega l’evidenza della storia – Forte la presenza di bimbi e ragazzi stranieri nelle scuole di Torino – Alessandria – Cuneo – Novara - La proposta degli ultimi anni si basa sulle limitazioni dello “Ius Scholae”
di Annamaria Fantauzzi
C’è un filo invisibile ma robustissimo che unisce l’aula solenne della Corte Suprema di Washington ai banchi di scuola delle periferie di Torino, di Asti o di Novara. È il filo della cittadinanza, del diritto fondamentale ad appartenere al luogo in cui si apre per la prima volta l’orizzonte della propria vita. Mentre gli Stati Uniti, pur attraversati da profonde lacerazioni politiche e sociali, riaffermano la solidità delle proprie radici costituzionali blindando lo “Ius Soli, l’Italia e il Piemonte scelgono di restare a guardare. Bloccati in un limbo legislativo che appare ogni giorno più distante dalla realtà demografica, economica e scolastica dei territori. Lo schiaffo dei giudici a Donald Trump: “Il Quattordicesimo Emendamento non si tocca”
IL FAMOSO MONOLOGO DI BERGONZONI AFFONDA LE RADICI NELLA CULTURA ITALIANA E RICORDA BATTIATO E PAPA FRANCESCO
“BANDIERA BIANCA”, IL CORAGGIO DI NON ARRENDERSI
ALLE GUERRE E ALLA STUPIDITÀ CHE LACERA IL MONDO


Le parole pronunciate nello storico intervento del 2024, sul palco del giornalista Michele Santoro, sono “l’espressione idiomatica uguale e contraria, un neologismo che sembra un errore e invece è un affondo che suscita sorrisi e incute paurose vertigini” - Quella canzone cantata da Franco Battiato nel 1981 non aveva affatto il significato di una resa - “Pace Terra Dignità” sintesi perfetta della lista che però non venne accettata alle elezioni europee – Resta un prezioso documento sul profondo significato delle parole da non svilire sui social in voti o con semplici like
di Giorgio Fiocchi
Il 2 giugno 2024, a Roma, sul palco allestito da Michele Santoro per l’iniziativa “Basta Armi”– tappa della campagna che avrebbe portato alla lista “Pace Terra Dignità” per le elezioni europee di lì a pochi giorni – Alessandro Bergonzoni ha pronunciato un monologo intitolato “Bandiera bianca”. Il titolo, da solo, vale una dichiarazione di poetica e di posizione: richiama insieme la canzone di Franco Battiato del 1981 e le parole di papa Francesco che aveva usato, pochi mesi prima, la stessa immagine per invocare la trattativa sulla guerra in Ucraina, scatenando una polemica durissima. Bergonzoni entra così in un campo semantico già minato, e lo fa da attore, non da politico: la sua è un’arma diversa da quella del comizio, e proprio per questo merita di essere osservata. Per capire cosa significhi, in quel momento e in quel luogo, salire su un palco e pronunciare la parola “resa” occorre ricostruire brevemente una cornice.
IL DRAMMATICO FERMO DEL MAROCCHINO FAKIR, SOFFERENTE PER UNA PATOLOGIA, IN VIA SVEVO A BOLOGNA
SE UN UOMO, MANI E PIEDI LEGATI, COLPITO DA UN AGENTE
CHIEDE AIUTO E MUORE, COSA RESTA DELLA DEMOCRAZIA?


L’Italia sta scivolando inesorabilmente nel giustizialismo “fai da te” – Molti ormai, quasi quotidianamente gli omicidi i ferimenti nelle nostre città – Chi era Fakir, un imprenditore di 42 anni che viveva in Italia da quando ne aveva 7 – Fermato, mentre era a terra sdraiato con le mani sulla testa e si lamentava – E’ stato bloccato da due poliziotti, che l’hanno legato, gli hanno spruzzato uno spray al peperoncino e colpito con pugni su una spalla – “Aiuto, muoio” ha gridato il malcapitato, spinto con il petto sull’asfalto - Perché non è stato posto in posizione supina o di fianco come previsto da regolamento ? Perché gli infermieri presenti non sono intervenuti mentre l’uomo gridava la sua sofferenza? – La bagarre alla Camera e in Senato – Le accuse della Premier Meloni al sindaco di Bologna, Lepore – Le Affermazioni di Galeazzo Bignami – Da Bologna a Grinzane Cavour – L’ufficio Sorveglianza del Tribunale di Torino conferma la condanna del gioielliere cuneese Mario Oggero, che uccise due rapinatori inseguendoli per strada – La richiesta di Grazia e l’Intervento di Sergio Mattarella
Red. TNW
L’Italia sta scivolando inesorabilmente nel giustizialismo “fai da te” ad opera di pericolose e imprevedibili gang di minorenni che aggrediscono chiunque capiti a tiro, per rapina o più semplicemente per il desiderio di osare; di uomini insospettabili del fu “ceto medio”e, purtroppo, anche di singoli agenti della Polizia, sacrosanta espressione della sicurezza dello Stato e dell’intera comunità. Non era mai avvenuto, in modo così capillare e socialmente devastante, nella nostra storia. Oggi, ogni forma di violenza viene giustificata da una parte dell’opinione pubblica fortunatamente minoritaria nel Paese, dai partiti di centro destra che reggono le sorti del Governo e fortemente osteggiata dai partiti progressisti, liberali nel senso più nobile dell’espressione, in netta maggioranza in gran parte delle regioni italiane.
