IL BRICS
PIANIFICA
UN NUOVO
ORDINE
MONDIALE

Le nazioni aderenti Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa pianificano la destabilizzazione del dollaro e quindi la decadenza dell’egemonia occidentale – Il mondo è alla deriva: violenza e povertà dilaniano i popoli – Occidente e Europa propongano subito un “Trattato di Pace mondiale” di lunga durata - Anarchia internazionale equivale a confusione mondiale – Benjamin Netanyhau distante dagli USA, condanna a morte migliaia di giovani soldati e si avvicina ai crimini di Putin – Biden: dialogo segreto con la Palestina? – Dopo gli attentati di Mosca e l’“incidente di Baltimora”, l’ISIS minaccia i Paesi che ospitano la Champions League – E l’Italia? E’ tormentata anche dalla crescita del debito pubblico e dalle incresciose situazioni elettorali

di Armando Caruso

Dalla Terra allo Spazio e dallo Spazio nella polvere? Così sembrerebbe, pur ammettendo una certa dose di pessimismo, alla luce di ciò che accade e che fa presagire il futuro della compressa e sottomessa umanità. Chissà se un giorno non lontano, gli scienziati che oggi scrutano la vita dell’Universo, saranno in grado di chiarire agli osservatori della geopolitica terrestre, se forze a noi sconosciute stanno mandando allo sfascio questa povera Terra o se l’irreparabile distruzione è frutto del nostro spietato egoismo.

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“BATTAGLIE AEREE” TRA ISRAELE E IRAN
REAZIONI-COMPROMESSO CON GLI USA?

L’improvviso attacco all’ambasciata iraniana del 1° aprile a Damasco e la reazione iraniana: paura in tutto il mondo – Le iniziali notizie contraddittorie – Fuoco sui “droni lenti” nello spazio tra i due Stati hanno consentito a Stati Uniti, Tel Aviv, Inghilterra e Francia di neutralizzare gli ordigni – Teheran: “Per noi la partita è chiusa”, ma il debole contrattacco è arrivato lo stesso – Biden, tra fermezza e diplomazia, ma intanto la Camera di Washington ha stanziato 61 miliardi a sostengo dell’azione difensiva di Zelensky – Il G7 e la tempestiva convocazione di Giorgia Meloni – Elly Schlein pronta a collaborare con la Premier per la Pace – Il ritorno in campo di Mario Draghi – Spira forte il vento delle elezioni europee

di Gianni Maria Stornello

La politica mondiale nella notte tra il 13 e 14 aprile ha vissuto ore di sgomento, di assoluta incertezza, di paura: lo spazio aereo tra la Repubblica Islamica dell’Iran e Israele, è stato solcato da più di 300 droni e sei missili balistici, lanciati non soltanto dall’Iran, ma anche da Siria, Iraq e Yemen. Un lancio gigantesco di droni dal nome evocativo: “Gaza”, molto più grandi dei soliti, di larghezza alare di oltre 2 metri e mezzo, capaci di sganciare 13 bombe, ma non molto veloci (“è un dato importante”), bloccato per il 90 per cento dalla controffensiva israeliana sostenuta dalle Air Force Usa e britannica e francese, dalla ammiraglia americana “Dwight D. Eisenhower” e dalla “Uss Bataan Gerald Ford”. Un ombrello protettivo, predisposto con la regia degli Stati Uniti, che in Medio Oriente, da anni, posseggono basi militari.
E’ la prima volta che l’Iran attacca Israele, Stato con il quale i rapporti sono stati sempre roventi e l’odio espresso senza mezzi termini. E’ stata, si è detto, la risposta inequivocabile al raid missilistico israeliano sull’Ambasciata iraniana di Damasco del 1° aprile che provocò 16 vittime, tra le quali il generale Mohamed Reza Zahedi, comandante delle Guardie rivoluzionarie iraniane, uomo-chiave dell’influenza in Medio Oriente.
“L’attacco a una sede diplomatica viola i principi internazionali”, questo è notorio a tutto il mondo politico, anche se lo stesso segretario generale dell’Onu Antonio Guterres è stato costretto a riaffermare che “il principio dell’inviolabilità delle sedi e del personale diplomatico e consolare deve essere rispettato in ogni caso in conformità con il diritto internazionale”. Ineccepibile. E’ sempre stato così, ma l’ambasciata è stata comunque colpita con i morti di cui si è scritto.
La Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei aveva promesso: “Il malevolo regime di Israele sarà punito per mano dei nostri coraggiosi uomini”. In questo lasso di tempo tra l’attacco all’ambasciata iraniana a Damasco e il bombardamento, il mondo politico ha cercato vie d’uscita alla doppia aggressione con febbrili dialoghi e coinvolgimenti. Sembra che l’Iran si sia anche consultata con la Cina nell’intento di “non provocare un’escalation del conflitto con Tel Aviv” e perfino Putin – si sarebbe detto contrario ad una escalation. Si, Putin, proprio lui.

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editorialePOLITICA
23/04/2024

“BATTAGLIE AEREE” TRA ISRAELE E IRAN REAZIONI-COMPROMESSO CON GLI USA?

L’improvviso attacco all’ambasciata iraniana del 1° aprile a Damasco e la reazione iraniana: paura in tutto il mondo – Le iniziali notizie contraddittorie – Fuoco sui “droni lenti” nello spazio tra i due Stati hanno consentito a Stati Uniti, Tel Aviv, Inghilterra e Francia di neutralizzare gli ordigni – Teheran: “Per noi la partita è chiusa”, ma il debole contrattacco…

PUTIN E ZELENSKY: FALSE ACCUSE SULLE STRAGI
NEGLI STATES 47 MILA PONTI SONO…“IN PERICOLO”

Le incredibili dichiarazioni del Cremlino sull’attentato di Mosca: “E’ colpa dell’Ucraina” – Subito respinte le prime rivendicazioni dei terroristi dell’Isis – Sui 130 spettatori uccisi nel teatro russo pesa la teoria dei social: “Il massacro è colpa dello Zar Vladimir” – L’inchiesta del New York Times: “A Baltimora è stato un incidente”. Critiche al Governo Usa: “Negli Stati Uniti la rete di ponti e tunnel sono in costante deterioramento e non certo per colpa dei terroristi, ma di una approssimativa manutenzione”

di Giuseppe Formichella

“Non ci sarà perdono per questo, non ci può essere immunità”. Parole molto forti, quelle pronunciate dal numero due del Consiglio di sicurezza nazionale in Russia, l’ex presidente Dmitry Medvedev. Il 22 marzo un attacco terroristico ad opera di un commando dell’Isis composto da tagiki, alla Crocus City Hall di Mosca ha provocato, come noto, oltre 130 morti e circa 200 feriti.
L’attacco era stato immediatamente rivendicato da Isis-Khorasan, il ramo dell’organizzazione terroristica attivo principalmente in Afghanistane nel Caucaso, pubblicando prima le foto degli attentatori e poi un video dell’assalto ripreso dalla prospettiva dei terroristi. E in effetti quattro persone di nazionalità tagika erano state poco dopo arrestate dai servizi di sicurezza (Fsb) ed erano apparse in tribunale, tumefatte, piene di lividi e con evidenti segni di tagli, una addirittura su una sedia a rotelle, con l’imputazione per terrorismo e detenute in custodia cautelare.
Al di là dei fatti, tristemente noti, resta purtroppo in piedi una girandola di accuse, illazioni, complottismi, che stanno creando momenti di assoluta tensione sullo scacchiere delle diplomazie internazionali. Vladimir Putin ha immediatamente puntato il dito contro l’Ucraina: del resto Zelenzsky, qualche giorno prima, era riuscito a far volare un paio di droni sul Cremlino, e questo è bastato per considerare l’attentato come una naturale evoluzione.

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“PROMULGARE NON SIGNIFICA CONDIVIDERE”
COSI’ PARLÒ MATTARELLA ALLA MAGGIORANZA

La necessità di riflettere sul ruolo del Capo dello Stato a fronte di indecisioni del Parlamento e a situazioni di ingovernabilità - La riforma della seconda parte della Costituzione – La delicata fase di elaborazione della figura del premierato - I recenti interventi moderati ma fermi del Presidente della Repubblica – La storia repubblicana: mai pensato ad un ruolo notarile, semmai di argine agli abusi dell’esecutivo

di Ciro Santoriello

In questi ultimi mesi si parla molto della figura del Presidente della Repubblica e del suo ruolo nel sistema politico ed istituzionale del nostro Paese. Le ragioni del dibattito sono molte e diverse. In realtà, la figura del Capo dello Stato è da sempre oggetto di studi e riflessioni nell’ambito del diritto costituzionale. In tempi meno recenti, essendo la stessa figura confinata ai margini della nostra vita politica, se ne sottolineava il ruolo di “custode della Carta fondamentale” o di “notaio della Costituzione”, anche se non era molto chiaro quale fosse l’effettivo significato di queste espressioni. In tempi più recenti, durante la quale la crisi dei partiti politici ha determinato o imposto, se non favorito, la scelta della formula da utilizzare, è espressione di un determinato orientamento del ruolo che il Capo dello Stato deve rivestire nel nostro ordinamento di poteri: un nuovo protagonismo del Presidente della Repubblica. La necessità di riflettere sulla natura di questo incarico si è resa necessaria per definire i confini dei suoi poteri e i suoi obblighi di intervento a fronte di stasi decisionali da parte del Parlamento o di situazione di oggettiva ingovernabilità.
Tuttavia, in tempi recenti, la natura e le ragioni del dibattito sul ruolo del Capo dello Stato sono diverse ed ulteriori rispetto a quelle che si sono potute riscontrare in passato. In primo luogo, come è noto, è in fase di elaborazione una significativa riforma della seconda parte della Costituzione con l’introduzione della figura del premierato e si discute quali effetti avrà tale scrittura della nostra Carta fondamentale sul ruolo e l’importanza del Capo dello Stato e come influenzerebbe il suo ruolo futuro sugli equilibri istituzionali.

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LE NOTIZIE SULLA CUSTODIA CAUTELARE
IMPEDIRLE VUOL DIRE “LEGGE-BAVAGLIO”?

Il dibattito è aperto a nuovi confronti, ma bisogna fare chiarezza, soprattutto sotto il profilo giuridico – La disposizione promulgata il 24 febbraio scorso è una legge delega al Governo, non ancora in vigore, perché dovrà essere trasformata in decreto e sottoposta alla firma del Capo dello Stato – La necessità di recepire le direttive dell’UE sulla “presunzione di innocenza” e sulla divulgazione giornalistica - La questione “pubblicazione integrale o per estratto” e come formare “l’opinione pubblica”

di Luca Geninatti Satè

E’ in corso un intenso dibattito su di una norma relativa al divieto di pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare, da alcuni letta come inammissibile lesione alla libertà di espressione (da cui l’odioso epiteto “legge-bavaglio”, metafora che evoca l’impedire, con costrizione fisica, di proferire alcunché), da altri considerata strumento necessario per garantire la presunzione di non colpevolezza.
Siccome il tema è complesso, anche per alcuni profili tecnico-giuridici che lo circondano, è bene procedere con ordine e fare chiarezza. In primo luogo, la disposizione che è stata da alcune settimane promulgata (l’art. 4 della l. 24 febbraio 2024, n. 15) è una legge delega, ossia una norma con la quale si delega il Governo ad esercitare la funzione legislativa e quindi, nel caso specifico, ad approvare un decreto legislativo che contenga, a sua volta, altre norme.
Quindi, nel momento in cui scriviamo, la norma in discussione non è in vigore: lo sarà (se, e) quando il Governo avrà approvato il decreto legislativo delegato, il Presidente della Repubblica lo avrà emanato e sarà stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
La ragione della delega conferita dal Parlamento al Governo sta nella necessità di recepire alcune direttive dell’Unione Europea (le quali, senza questo recepimento, non producono effetti nel nostro ordinamento)

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BONHOEFFER E SOPHIE SCHOLL “LEGGERE È LIBERTÀ”
LOTTA E RESISTENZA TEDESCA PER UCCIDERE HITLER

Nella Festa della Liberazione si rende omaggio al libro dei sacrifici del più importante teologo tedesco del XX secolo – Anima da Pastore, uomo dei servizi segreti e spia, fiero avversario dello sterminatore degli ebrei – “In questa posizione non facile, devo pensare a Dio, alla carità” -
Lei, la figura più famosa della scrittrice-oppositrice del partito nazionalsocialista, terrorizzata dagli orrori del Führer – Il profondo legame col fratello Hans – Le lettere al dittatore: “Ridia la libertà ai tedeschi”

di Alessandro Battaglino

Dopo Hans Scholl, spirito forte e cuore tenero, Beppe Grande ha tradotto e pubblicato, in un unico volume, dal titolo Dietrich Bonhoeffer Sophie Scholl Leggere è libertà, due testi sempre curati dalla storica tedesca Barbara Fischer Ellermaier: Viva la libertà di Bonhoeffer e Leggere è libertà di Sophie Scholl.
Un libro che comprende lettere, voci di diario, appunti di conversazione, poesie di questi due martiri della storia moderna, che ebbero la forza e il coraggio di opporsi al nazismo e seppero far sentire la loro voce e il loro anelito di libertà in un momento in cui dominava, apparentemente indiscusso, il male assoluto.
Dalle lettere e dalle note di Bonhoffer emerge, in modo limpido, il percorso seguito dal teologo tedesco dalla salita al potere dei nazionalsocialisti fino alla sua esecuzione, per ordine diretto di Hitler, il 9 aprile 1945.
Un cammino non solo morale ma anche e soprattutto spirituale – molto ben descritto dal libro della Fischer, in cui giorno dopo giorno, come si evince dai suoi scritti, si sostanzia la consapevolezza e la necessità di doversi sacrificare contro la follia nazista e per la rinascita, la resurrezione, del popolo tedesco.

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“SAVE THE CHILDREN” E “SCUDO” INSIEME
PER PREVENIRE GLI ODIOSI ABUSI SUI BIMBI

Report delle Forze di Polizia per una efficace collaborazione tesa a sconfiggere l’omertà nell’ambito della famiglia. E’ infatti in ambito domestico che avvengono i peggiori reati di genere e sui minori – Uno strumento necessario per la crescita culturale della società

di Stefano Delfini

“Violenza domestica e di genere nel 2023”. E’ il titolo del Report di analisi predisposto, con il fine di tracciare un profilo inedito della violenza domestica contro le donne e della violenza assistita, attraverso un’elaborazione dei dati inseriti nell’applicazione “SCUDO” e relativi alle richieste di aiuto e intervento ricevute dalle Forze di polizia.
Il progetto è stato sviluppato nell’ambito di una collaborazione sperimentale tra l’Organizzazione Save The Children e il Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale Polizia Criminale, Ufficio a composizione interforze del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, che da tempo intrattiene, con diversi organi della Società civile, rapporti di collaborazione su diverse aree tematiche ritenute di comune interesse.
Ma procediamo con ordine. Il citato Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno coordina l’operato di tutte le Forze di polizia, che da molti anni pongono costante attenzione alla violenza di genere e sui minori (questi ultimi intesi sia come vittime dirette, sia come vittime di “violenza assistita”, ovvero testimoni della violenza subita dalla madre o da altre donne) ed il cui impegno, accanto al ruolo dell’Autorità giudiziaria, è quello di assicurare il massimo contributo non solo in termini di indagini e di prevenzione, ma anche di conoscenza e d’informazione.

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JANNIK SINNER, CAMPIONE DI MODESTIA
NELLA VITA SI SENTE UN ITALIANO VERO

E‘ l’archetipo di un ragazzo perbene - Sorridente e affabile: l’icona del tennis moderno e, fatalmente, dello sport business - Una carriera fulminante – Dalla entusiasmante Coppa Davis agli Australian Open – Djokovic: „E‘ il più forte anche mentalmente, il futuro è suo“ – Speriamo che lo showbusiness non lo rovini

di Piero Bianco

E’ il figlio perfetto che tutte le mamme vorrebbero. Garbato e sempre sorridente, tenace e vincente, l’archetipo del ragazzo perbene. Jannik Sinner è tutto questo e molto di più: icona del tennis moderno (e fatalmente dello sport-business), ambìto dagli sponsor e idolo delle folle, fattura ormai come una multinazionale e ha scalato tutte le classifiche Atp, quelle che certificano il successo.
Grazie a lui, il tennis italiano ha registrato un boom di tesseramenti e ogni sua apparizione in tv fa il pieno di share, sebbene lui non vada a caccia di telecamere e di eventi mondani: “grazie ma devo allenarmi” rispose declinando l’invito al Festival di Sanremo.
Sinner, con il suo ciuffo rossastro, un fisico scultoreo e una tecnica sopraffina, è salito fino al secondo posto del ranking, dove nessun italiano si era mai arrampicato, con la prospettiva di diventare già a giugno il numero uno del mondo. L’assalto al trono assoluto del mitico Novak Djokovic è già programmato.
Sinner è ormai un fenomeno globale, non solo l’emblema di un’Italia vincente. E ci sono pochissimi precedenti di una così intensa passione popolare per un campione: la vissero prima Alberto Tomba e poi Valentino Rossi,

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AFFITTARE UNA CASA? PREZZI ALLE STELLE
INFLAZIONE MONDIALE, L’EDILIZIA IN CRISI

Gravi disagi in Europa, Stati Uniti, Cina, Germania, Francia, Inghilterra
- Acuisti condizionati dall’alto tasso di interesse – Emergenza abitativa a Milano e Roma – Torino in controtendenza, calo dl 10 per cento rispetto al 2022

di Antonella Formisano

Riuscire a comprare o affittare una casa è diventato negli ultimi tempi un problema che non coinvolge solo le famiglie italiane, ma che, al contrario, è un fattore di difficoltà in Europa e nel mondo. Molti Paesi, infatti, dal 2023 sono alle prese con una situazione di crisi senza precedenti; situazione dovuta a vari fattori, tra cui l’aumento dei tassi dei mutui che ha generato l’impossibilità da parte dei giovani e delle famiglie a comprare casa. Ciò ha comportato una sempre maggiore richiesta di alloggi in affitto che l’offerta non riesce a soddisfare.
L’inflazione in aumento comporta un minore potere di acquisto e un maggior costo delle materie prime, con conseguente blocco del settore edile ed immobiliare, e domanda sempre più pressante di immobili da affittare. A livello mondiale gli Stati che maggiormente risentono di tale problema sono Canada, Cina, Argentina, Stati Uniti, Portogallo, Germania, Francia e Regno Unito, dove i prezzi degli affitti sono cresciuti in maniera esponenziale. In Argentina, il Presidente Milei ha adottato la “deregolamentazione”, che ha comportato una liberalizzazione degli affitti con conseguente aumento eccessivo dei prezzi e una gestione più libera tra inquilini e proprietari, che preferiscono però affittare agli stranieri che pagano in dollari.
Anche la Francia sta vivendo un periodo buio per il mercato immobiliare: per tutto il 2023 l’aumento dei tassi d’interesse ha comportato una frenata negli acquisti di case con successivo aumento di richiesta di immobili da affittare.

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IL “MERITO” SECONDO VALDITARA
A SCUOLA CLASSI DIFFERENZIALI

La legge etnica cancellata da Andreotti nel 1977, torna di moda e crea forti reazioni per l’assurda discriminazione nei confronti degli studenti islamici – Altro che l’orribile espressione “integrazione” – Il convinto sostegno di Salvini suona così: “Come calpestare il diritto di tutti allo studio”

di Giulio Borghi

Le classi differenziali erano già state abolite nel 1977 durante il terzo governo Andreotti, adesso rispunta l’idea del nostro Ministro dell’Istruzione, il leghista Giuseppe Valditara. L’illuminazione, questa volta, riguarda la composizione etnica delle classi negli Istituti scolastici italiani.
Torna d’attualità parlare di “classi differenziali”, ossia quelle classi che erano state costituite all’inizio del ‘900 per separare gli studenti con deficit fisici e intellettivi dagli altri studenti, col risultato che avevano creato delle segregazioni vere e proprie nei confronti dei primi. Poi, fortunatamente, nel 1977 ci si rese conto della dannosità di questo provvedimento e vennero definitivamente cancellate per legge.
Adesso l’idea è ritornata a farsi viva con la decisione del Ministro dell’Istruzione Valditara, per rispondere alle polemiche che erano scaturite dopo la decisione di una scuola di Pioltello (MI) che avrebbe voluto chiudere il 10 aprile, in occasione della fine del mese del Ramadan.
Il Preside dell’Istituto, Antonio Fanfoni, aveva tenuto a sottolineare come la scelta non fosse di tipo politico, bensì per ragioni didattiche: infatti circa il 43% dei bambini iscritti nella sua scuola sarebbe straniero, in larga maggioranza di fede islamica, e quindi si aveva il legittimo interesse a non tenere aperta la scuola in un giorno in cui si sarebbero verificate numerose assenze.

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COMMISSIONE REGIONALE PARI OPPORTUNITA’
“IL MONDO-DONNA” CENTRO DEI VALORI CIVILI

Gli “Stati Generali” nel Grattacielo della Regione Piemonte hanno messo a fuoco le nuove proposte paritarie nel mondo pubblico e privato: Istruzione, Sport, Volontariato, Economia - “Uguaglianza come principio dello Stato “ – L’iniziativa ideata e presieduta da Maria Rosa Porta - Sedici delegazioni italiane che vi hanno aderito – Il saluto del presidente Alberto Cirio – L’intervento video della Ministra Roccella – Il focus sulla medicina di genere – Il ruolo della Scuola

di Sonia Martino

Mettere a fuoco proposte operative finalizzate a dare sempre più voce alla cultura dell’inclusione in seno alle riunioni decisionali del governo e delle Regioni, partendo dall’Art.3 della Costituzione Italiana “Uguaglianza come principio dello Stato”.
L’iniziativa è stata ideata e promossa dalla Commissione Regionale Pari Opportunità del Piemonte, presieduta da Maria Rosa Porta e ha raccolto l’adesione della rete nazionale delle CRPO ed è stata coordinata da Dusy Marcolin. Sedici le delegazioni presenti: Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Umbria, Marche, Abruzzo, Campania, Molise, Basilicata, Puglia, Calabria e Sardegna.
Molti gli argomenti trattati al 41° piano del Grattacielo della Regione, hanno portato all’attenzione degli organismi di parità, le buone pratiche nel settore pubblico e privato, il mondo dell’istruzione e della formazione, come lo sport, il volontariato e l’economia.
L’obiettivo della manifestazione è stato chiaro fin dall’inizio: mettere a fuoco proposte operative finalizzate a dare sempre più voce alla cultura dell’inclusione in seno alle riunioni decisionali del Governo e delle Regioni partendo dall’uguaglianza come principio dello Stato.
Il CRPO è stato istituito per la prima volta dall’ex Presidente della Regione, Mercedes Bresso nel 2005, che è intervenuta come europarlamentare e vicepresidente della commissione sui temi legislativi della Parità di Genere.

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LA POLITICA AGRICOLA DELL’UNIONE EUROPEA
NON OFFRE GARANZIE AL MERCATO GLOBALE

Vibrate proteste di 17 milioni di agricoltori: “Diminuiscono i 36 miliardi garantiti dalla Pac, troppi vincoli, chiediamo un ampliamento del bilancio” - Contrazioni reddituali in Danimarca, Polonia, Francia, Germania e Romania - In controtendenza i mercati Italia, Spagna e Portogallo

di Flavio Servato

L’agricoltura è il pilastro sul quale poggia qualsiasi sistema economico e sociale al mondo: indipendentemente dal fatto che possa essere orientata all’ottenimento di beni di primaria necessità oppure a prodotti di alta qualità (come nel caso delle eccellenze alimentari italiane), il settore primario risulta comunque indispensabile.
I recenti conflitti bellici hanno acuito il bisogno di un’agricoltura sempre più attenta e in grado di fornire al contempo sicurezza sotto il profilo alimentare, dove naturalmente i prodotti di qualità e il comparto biologico saranno sempre più richiesti.
Dai dati del rapporto “Italia e Ue: il clima penalizza i risultati economici dell’agricoltura” pubblicati a inizio anno dall’Istat emerge che nel nostro Paese si sono ridotti nel 2023 i volumi di produzione (-1,4%) e il valore aggiunto (-2%), con un calo anche in termini lavorativi (-4,9%). Risultati abbastanza simili sono stati registrati anche nell’Unione Europea, con una produzione in calo dell’1%, un valore aggiunto che si riduce dell’1,7% e l’occupazione che si contrae dell’1,5%, con effetti particolarmente negativi in Grecia, Spagna, Danimarca e Paesi Bassi, mentre in controtendenza si registra una crescita per Francia, Portogallo e Polonia.
Il valore aggiunto realizzato dal comparto agricolo nell’Unione europea nel 2023 è circa 222,6 miliardi di euro, di cui 39,2 miliardi realizzati dalla Francia, seguita dall’Italia (38,2 miliardi), dalla Spagna (32,9 miliardi) e dalla Germania (31 miliardi).

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