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A TORINO IL CENTRO NAZIONALE “AI” L’HUB CHE FA SPERARE NEL FUTURO

By 22/01/2024Gennaio 23rd, 2024No Comments

L’analisi del presidente di Confindustria Piemonte sulle enormi potenzialità che la Città ha di attirare l’attenzione della grande e media produzione, sfruttando la ricerca sull’intelligenza artificiale – Un grande laboratorio di talenti – I dati parlano da soli

Il Digitale è un settore sempre più importante per il tessuto produttivo piemontese. Infatti, il mercato digitale ha raggiunto 5,9 miliardi nel 2022. I dati – aggiornati al 2022 – ci mostrano, inoltre, che le imprese piemontesi con un livello base di digitalizzazione sono cresciute notevolmente, passando dal 61,8% del 2021 al 74,8% del 2022.
In questo contesto l’AI (Artificial Intelligence) rappresenta una crescente opportunità. Sebbene i tassi di crescita del suo mercato sfiorino il 30% costantemente da anni, il volume resta basso. Si stima che il mercato dell’intelligenza artificiale del Piemonte si sia attestato su 56,5 milioni di euro nel 2023 e che raggiungerà quota 72,9 milioni nel 2024, mentre il mercato nazionale nello stesso periodo passerà da 570 a 740 milioni (+29,8%). In generale, il tasso di adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane (e piemontesi) resta sotto la media europea. Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Istat solo il 5% delle imprese con almeno 10 addetti utilizza sistemi di IA (8% nell’UE).
Questo dato trae origine dalla struttura economica del nostro Paese, le moltissime PMI fanno molta più fatica delle grandi imprese a adottare nuove tecnologie, vale a dire non solo a investire in innovazione digitale ma anche a dotarsi di competenze adeguate e re-inventare i processi.
Oggi gli imprenditori devono guardare all’AI come a un fattore di competitività al quale non si può rinunciare. Dall’Intelligenza artificiale, infatti, passa l’innovazione nelle più importanti filiere del nostro territorio, penso alla mobilità, ma anche in tanti settori che conservano una vocazione sartoriale nonostante la dimensione industriale: dall’arredo alla moda.
Parliamo di una tecnologia applicabile trasversalmente ovunque ci siano dati: dalla manutenzione predittiva di un impianto, alla gestione dei magazzini e dalla progettazione e design fino alla gestione dei rapporti con i clienti. Sebbene le potenzialità dell’AI siano ancora in parte inesplorate, sappiamo per certo due cose: che l’impatto di questa tecnologia sulla produttività non è trascurabile e che l’ostacolo principale che le imprese hanno per adottarla è la carenza di competenze.
Per accrescere la nostra capacità di competere a livello internazionale, dobbiamo puntare sul rafforzare il ruolo della conoscenza nel sistema produttivo. Il Centro Nazionale sull’AI di Torino deve operare per valorizzare le tantissime competenze presenti nell’ecosistema dell’innovazione piemontese e raccogliere il miglior expertise a livello nazionale diventando un hub per la ricerca e sviluppo che favorisca l’incontro tra industria e sviluppo tecnologico. Abbiamo aspettato a lungo per vederlo partire e ora l’auspicio e che la sua operatività sia celere.
A ottobre abbiamo accolto con entusiasmo l’annuncio del Ministro Urso che vuol fare di Torino la sede del Centro Nazionale dell’Intelligenza artificiale. Torino è una città che ha potenzialità enormi in ambito digitale: è sede di due importanti Università, di incubatori di start-up, di aziende leader dell’innovazione digitale ma anche di moltissime imprese manifatturiere in numerose filiere che hanno così l’opportunità di migliorare processi e prodotti con l’AI.
In questo quadro, un centro che aggreghi competenze di alto livello per disseminare il valore dell’innovazione sul territorio rappresenta un tassello fondamentale nel futuro industriale del Piemonte e del Paese. Questo a patto che il Centro lavori tutti i giorni “gomito a gomito” con le imprese, quale partner per la trasformazione delle filiere.
Abbiamo l’opportunità di invertire la tendenza che vede diminuire il capitale umano qualificato attivo nel nostro Paese. La fuga dei cervelli e la scarsa attrazione di talenti è doppiamente grave se pensiamo che l’intero sistema della formazione – scolastica, tecnica, e universitaria – riesce a coprire annualmente solo 44.000 degli oltre 220.000 annunci di lavoro per reclutare professionisti ICT (come riportato nell’edizione 2023 dell’Osservatorio Competenze Digitali di Anitec-Assinform, Assintel e Aica). Mai come ora puntare sulla formazione e sul talento rappresenta il vero “game changer” per il nostro sistema industriale.

Marco Gay