POLITICA

AGHEM: “RILFESSIONI DI GIUGNO A 360° SUL MONDO” AL COLLASSO, ETICA, DIRITTO, ECONOMIA GEOPOLITICA

By 25/06/2024Giugno 27th, 2024No Comments

La sofferenza del pianeta osservata al microscopio in tutti i minimi particolari – La sintesi sulla “guerra fredda” fino ai recenti crimini di guerra in Europa e in Medio Oriente, riflette una acuta e appassionata analisi degli eventi – Il tema della pace e come giungervi – Il massacro di centinaia di migliaia di esseri umani pur di conquistare l’espansione del potere – Un futuro pieno di insidie – La filosofia della Cina – L’aberrazione di Putin – L’Italia in bilico

«Ho adottato l’amnesia come stato di temporanea serenità» (Alda Merini) Siccome la “vita è un punto di vista”, tenetene conto: sono assolutamente fallibile, prendetemi sul serio, ma con molto spirito critico perché lo sforzo per scrivere queste note non è stato banale.
Parto da qui per cercare di descrivere l’idea che mi sono fatto del mondo, in questa fase di epocale cambiamento geopolitico.

Il mondo economico. 1) Nel 1992 si è chiuso il capitolo della Guerra Fredda, caratterizzato dal mondo bipolare; 2) Dal 1992 al 2022 abbiamo vissuto in un’epoca di globalizzazione, dominata dagli Stati Uniti; 3) Dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia siamo entrati in una fase di deglobalizzazione e di multipolarità, ancora in fase di definizione, che segnerà i prossimi decenni. L’evoluzione della scienza e della tecnologia ed i suoi effetti Il XX secolo è stato caratterizzato, quantomeno nel mondo occidentale, da un avanzamento scientifico e tecnologico molto intenso e repentino in moltissimi campi: questo ha contribuito sicuramente ad allungare la durata della vita ed a migliorarne la qualità, con livelli di benessere materiale mai raggiunti in precedenza.
Tuttavia questo avanzamento forse è stata così repentino e poco armonizzato che ha “messo in crisi” molti principi etici e molti “fondamentali” del vivere civile e sociale che avevano guidato l’umanità per moltissimo tempo: i mondi della scuola, del lavoro, della famiglia, del tempo libero ed i concetti di “tolleranza” e “tempo libero” paiono sempre più privi di indirizzi e di percorsi certi per i loro protagonisti.
Entriamo un po’ nel merito:  Nel mondo, esistono da secoli cinque Imperi: 1) Cinese, 2) Ottomano (oggi Turchia), 3) Persiano (oggi Iran), 4) Russo, 5) Statunitense. Le “altre” nazioni sono: “satelliti” di questi cinque imperi;

oppure “in bilico” e destinate ad essere oggetto di contesa o di abbandono dagli stessi cinque imperi.
In questo contesto: quattro ex-potenze dominanti (Germania, Gran Bretagna, Francia e Giappone, ex-impero con duemila anni di storia) sono state inglobate sotto il pieno controllo degli USA e sono oggi irrilevanti in geopolitica, malgrado il loro peso economico; l’Italia rischia di diventare uno stato in bilico. L’impressione è che “Noi Occidentali” I. stiamo rimuovendo la realtà; II. non siamo mai stati così poco coinvolti per la gestione dell’ordine mondiale; III. non ci siamo ancora accorti che forse la tanto attesa “globalizzazione”, così come l’abbiamo conosciuta per trent’anni, è già finita; IV. siamo comunque “dentro fino al collo” in una guerra di transizione egemonica che vede prim’attori la Russia (via Ucraina) e l’Iran (via Israele), mentre il ruolo del “scelto pubblico per la prima” sia stato assunto quasi inconsapevolmente dalla Cina (il principale avversario degli USA) e così attende gli eventi prima di decidere le sue mosse, Taiwan in primis.
Volendo sintetizzare le situazioni createsi nei tre periodi in premessa individuati è possibile notare che:1) la Guerra Fredda aveva condotto ad un confronto contrapposto tra un sistema economico a totale gestione e controllo statale (Russia) ed uno basato sulla libera iniziativa privata con un minor controllo pubblico (USA); l’equilibrio fra i due sistemi era garantito dalle armi nucleari, come elemento “oggettivo” di dissuasione ad una guerra tra le parti; 2) le riforme adottate da Gorbaciov hanno dato il colpo di grazia al sistema sovietico e gli USA sono rimasti l’unico attore globale, per “collasso” dell’avversario. 3) l’approccio mentale dell’Occidente verso l’era della Globalizzazione è stato perfettamente interpretato da Francis Fukuyama nel libro “La Fine della Storia”. Dopo il crollo del comunismo sovietico e la fine della Guerra Fredda, la democrazia liberale ed il capitalismo sarebbero stati destinati a prevalere per la gestione di tutto il mondo. Ed ecco perché avevo detto che “Noi Occidentali”  tiamo rimuovendo la realtà: probabilmente abbiamo ancora ricordi ancestrali egli effetti delle guerre mondiali che ci avevano ridotti in pezzi, ed ora – non rendendoci conto della velocità evolutiva dei sistemi mondiali in cui siamo comunque coinvolti, tendiamo a rimuovere questi eventi traumatici pensando che non ci toccheranno mai nel concreto.
«Il potere logora chi non ce l’ha». Questa famosissima citazione di Giulio Andreotti serve per comprendere come gli imperi non si nutrano di come siamo sovente portati a pensare: si nutrono di volontà di potenza e di dominio nelle aree considerate di loro influenza. Badate bene, non di dominio globale, ma di dominio di specifiche aree di influenza. Quello (il dominio globale) è sempre stato un errore strategico degli USA perché mai nessuno ha dominato il mondo, mentre gli Imperi hanno sempre dominato le proprie sfere di influenza.Ecco perché mi permetto di sostenere che la storia del mondo non è “economica”, ma è fatta di guerre e – per esercitare la volontà di potenza – è necessario disporre di un’ampia porzione di popolazione giovane e violenta, da convincere ad operare per il credo “imperiale” e da utilizzare per il dominio armato sugli altri.

Negli ultimi secoli i protagonisti sono stati i cinque imperi citati, più i quattro retrocessi a gregari: è brutto, ma è così, e temo che lo sarà anche in futuro ! Quindi, pur se è SACROSANTO impegnarsi per la pace, occorre sempre avere la cinica consapevolezza che questo è e sarà sempre un proposito “di nicchia”. Proseguiamo con l’analisi prospettica su tale presupposto ? 
Tra i cinque imperi su citati: Iran e Turchia hanno la demografia dalla loro parte che invece non hanno gli Stati Uniti: essi dovrebbero quindi favorire un’immigrazione giovane da “incorporare” (ispanici in primis), ma con tutte le problematiche conseguenti. Ecco perché (e in ogni caso), l’uso smodato delle armi serve per mantenere violenta la nazione, pronta a sparare ogni volta che incrocia un “cattivo”. Russia e Cina invecchiano. La Russia fa uso sistematico di mercenari e la Cina ha comunque 1,4 miliardi di persone: quindi per il prossimo decennio saranno comunque entrambe “a posto”.
Per inciso ricordo che in Russia il cambio di paradigma geopolitico ha portato ad inglobare nello Stato la Wagner, compagnia di mercenari, dopo il tentativo di rivolta di Prigozhin, poi esploso in volo dopo qualche mese. Ogni guerra ha successo se vinta, ma alle seguenti condizioni: 1) deve avere uno scopo chiaro, conseguito il quale si vince, altrimenti si perde; 2) l’obiettivo deve avere un arco temporale, altrimenti è guerra fine a sé stessa. Volete degli esempi?
Negli ultimi decenni l’unico conflitto con queste caratteristiche combattuto dagli USA, è stata la Guerra del Golfo. Iniziata dopo l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq il 2 agosto 1990 e terminata il 28 febbraio 1991 con il ritiro delle truppe di Saddam Hussein: Bush senior (Presidente USA, ex capo CIA) chiarì che non sarebbe mai andato a Baghdad in cambio del ritiro delle truppe Irachene: chiara vittoria e fine del conflitto.
La guerra al terrorismo (che è una tecnica di combattimento) o per la democrazia (quale?) sono attività che richiedono una continua narrazione, in assenza di chiari obiettivi e risultati: tali soluzioni hanno portato come conseguenza inevitabile i clamorosi fallimenti in Iraq ed in Afghanistan. Credo che questi fallimenti, almeno a livello politico, siano dipesi da una sorta di demenza geopolitica di Bush junior, ignorante ex alcoolista, privo della stima del padre e nelle mani di una ghenga di teo-conservatori che pensavano di vivere nel paese delle favole, immaginando che sarebbe bastato uccidere il leader di un paese sotto tirannia, per essere poi accolti come in una Svizzera qualunque liberata dal “cattivo”.
Cosa non dobbiamo dimenticare oggi?
L’Occidente è minoranza nel mondo. Sette miliardi di persone vivono in un contesto millenario dove l’individuo non esiste: esiste solo il collettivo, sia esso tribù, etnia, nazione o impero e chi agisce per fini personali viene eliminato.
I casi degli auto-goal degli USA.

Saddam governava con pugno di ferro un paese dove la maggior parte della popolazione è sciita, di origine iranica; lui era sunnita, come i nemici Arabi; l’influente ministro degli Esteri, Tareq Aziz, era un cattolico caldeo; soppresso il leader, gli sciiti, increduli, hanno preso il potere allineandosi all’Iran, nemico storico degli USA. L’Afghanistan non esiste: è solo una riga sulla carta geografica tracciata dopo la fine dell’impero britannico. Come il Pakistan: lì governano le tribù, leader delle quali è quella Pashtun che domina da secoli. Inventarsi un governo democratico a Kabul palesa quantomeno ignoranza della storia: quelle terre sono state la tomba degli imperi britannico, russo ed americano, anche se avevano armi migliori: loro hanno le armi, mai Pashtun hanno il tempo. Una semplice osservazione del territorio rende offesa all’intelligenza e privo di senso ogni desiderio di conquista di quelle terre e montagne. Le due principali guerre in corso (Ucraina e Israele-Hamas) non hanno le caratteristiche precedentemente enunciate perché non hanno un obiettivo chiaro e definito. Denazificare o eliminare Hamas sono annunci buoni per la propaganda interna, ma nulli per definire cosa definisce la vittoria (o la sconfitta).
Oltre a ciò, manca completamente un piano per il dopo guerra (ammesso che finisca prima o poi): quali saranno i confini? chi controllerà i territori? come verranno gestiti i profughi? dove?: senza una risposta a queste domande la guerra è destinata ad essere infinita, con rischi di implosione dei contendenti o di perdita di controllo del livello dello scontro. I trent’anni dell’impero globale USA sono stati una mera illusione adesso quasi implosa su se stessa.
Solo per spiegarmi: il “giovane” ha spesso cicli emotivi spinti dalla megalomania senza limiti e si illude che il mondo “buono” sia stato fatto a sua immagine e somiglianza, salvo poi magari precipitare nella depressione dopo aver preso atto di aver ricevuto botte anziché fiori; gli USA in Iraq ed in Afghanistan, dopo la morte dei leader, hanno ricevuto fucilate: forse che sono stati increduli oppure immaturi oppure ignoranti ? Mah! Oppure hanno creduto al pensiero di Fukuyama, pensando di essere diventati “l’imperatore globale”, il popolo scelto da Dio per esportare il bene nel mondo e che tutto il pianeta avrebbe voluto essere come loro, solo se qualcuno l’avesse liberato dal cattivo che lo soggiogava; hanno pensato per trent’anni che bastasse la semplice minaccia militare al mondo per governare in pace e fare affari economici che, se globalizzati, avrebbero perpetuato la pace nel mondo per sempre e moltiplicato la ricchezza dell’occidente. Un po’ di indicatori economici e le prime previsioni sui comportamenti degli imperi. Sta di fatto che ora gli USA sono entrati letteralmente in depressione: al 29% della popolazione (oltre 100 milioni di persone, un numero impressionante !) è stata diagnosticata clinicamente almeno una volta la depressione. Occorre prendere anche atto che il tasso dei suicidi è triplo rispetto all’Italia, il numero di morti per armi da fuoco è oltre dieci volte la media europea; metà della popolazione vuole che tutti si ritirino in patria, come se fosse possibile dimettersi dal ruolo di imperatore; si resta imperatore se si domina con la violenza e le armi, altrimenti sei sconfitto e rientri in patria da gregario di qualcuno. Il prossimo passo “sensato” degli USA potrebbe/dovrebbe essere quello di metabolizzare la sconfitta e determinare quali potrebbero essere le sfere d’influenza su cui intende mantenere il proprio dominio (in luogo del mondo intero) negoziando con gli altri imperi le linee rosse: in concreto pare essere ciò che la Russia intende fare con gli USA per l’Ucraina, dove sono state superate le linee inviolabili. Però, vista la pochezza strategica degli USA e la sovraesposizione militare che non gli consente più di controllare il mondo intero, gli altri imperi hanno lanciato la sfida, attivando molteplici fronti di guerra che gli USA non riescono più a coprire. E’ anche facile pensare come, all’interno di questa contesa (purtroppo ancora in evoluzione) gli altri imperi potrebbero provare ad ampliare la loro sfera d’influenza globale: Cina e Russia, con l’appoggio della Corea del Nord, da un lato e l’Iran in Medio Oriente.
In tale situazione è apparso evidente che la Turchia stia diventando il campione di opportunismo: gioca per sé, contro chiunque, ma anche all’interno della NATO per definire la sua sfera d’influenza: Erdogan, che non ammiro, con i mezzi a disposizione, negli ultimi 15 anni ha comunque fatto miracoli. Ha passato anni a combattere un grave terrorismo interno, culminato nei tentativi di colpo di stato appoggiati dagli USA, che con le solite banche compiacenti ha poi provocato il primo tracollo della Lira Turca. Trump gli inviò uno sprezzante messaggio scritto, che Erdogan cestinò davanti ai suoi collaboratori, affermando “loro hanno il dollaro, noi abbiamo Allah”. Sino ad ora la Turchia – in Siria, Libia, Grecia, Cipro, ecc. – sembra aver sbagliato neppure un colpo, conquistando il rispetto con le armi ed i droni Bayraktar TB2 (un gioiello tecnico di morte, esportato in tutto il mondo e prodotto da suo genero, possibile successore).
Erdogan è l’unico leader che può essere ricevuto da chiunque: USA, Russia, Cina, Ucraina, Israele, e proporsi come mediatore. Se avessimo imposto all’Ucraina le condizioni della mediazione di Erdogan del 2022 (generose per la posizione Russa dell’epoca), oggi eviteremmo la sconfitta dell’Ucraina e dell’Occidente, segnata dalla mancanza di uomini e munizioni, oppure il rischio di escalation in caso di intervento diretto o indiretto della NATO, possibilità oggi in crescita per arrivare non da sconfitti al negoziato e con il rischio che la reazione russa alzi il livello dello scontro oltre la soglia di sicurezza.
Le strategie future e le attese delle elezioni negli USA.
Quali sono le scelte strategiche economiche e finanziarie degli USA che hanno consentito di esercitare la supremazia globale in questi ultimi decenni (comunque un battito di ali, nella storia del mondo)?
Sono essenzialmente due: I. produrre un deficit commerciale enorme e strutturale: le industrie manifatturiere USA sono state man mano ridotte ai mini termini per: a) tenere bassi i prezzi (con importazioni a bassocosto), b) massimizzare i profitti delocalizzandole in Paesi con minori costi di mano d’opera e c) indebitarsi con il resto del mondo, ma rendendolo “schiavo” dei consumi USA che rappresentano il 70% del suo PIL; II. stampare dollari liberamente e senza limiti: in modo che tutto possa continuare a funzionare grazie al dollaro, moneta di scambio e di riserva globale, slegata da ogni bene reale e producendo ulteriore debito finanziato dall’estero che mai verrà restituito, se non con carta moneta stampata: ricordo che il “gold standard” (cioè la parità aurea e la garanzia di conversione “1 a 1 fra dollaro e oro”) era già stato abrogato da Nixon il 15 agosto 1971 post guerra nel Vietnam  vanificando gli accordi di Bretton Wood post seconda guerra mondiale.
Si tenga presente che tra le promesse elettorali di Trump del 2016 era compreso:
1) il rimpatrio delle attività produttive: risultato totalmente NULLO ed ulteriore aumento del deficit commerciale; 2) il blocco dell’immigrazione (necessario per contenere l’inflazione e mantenere giovane e violenta la nazione): risultato totalmente NULLO anche perché sarebbe comunque un suicidio per gli USA; 3) il rientro delle truppe dall’estero: anche qui risultato totalmente NULLO, anzi, aumentarono i militari nel mondo.
Quanto sopra dovrebbe convincere circa l’attuale irrilevanza dei leader politici per la gestione dell’affermazione imperiale sul/nel mondo: oggi, se proprio andasse tutto bene, i leader rappresentano il “sentire” dell’animo della nazione e nulla di più. Di questi tempi e nella sostanza, nessuna differenza sostanziale si può cogliere tra Obama e Trump, a parte una sgradevole educazione ed ignoranza del secondo rispetto al primo. A mio avviso per gli USA l’implosione interna è più pericolosa delle decisioni della Russia e della Cina: volete degli esempi? Oggi siamo nuovamente preoccupati e ci chiediamo come andrà a finire la sfida tra Biden (troppo logoro) e Trump (troppo inadeguato al ruolo). Dont worry… trattasi di due banali figuranti con poco potere in un sistema governato dagli apparati, divisi al loro interno, come lo è tutta la nazione.
Oltre a ciò le decisioni politiche devono tener conto della oggettiva divisione tra il Presidente e le due Camere, quasi sempre di diverso schieramento politico: ciò conduce ad eterni compromessi in cui, per assurda antitesi, i parlamentari contano più del presidente. Oggi il primo nemico degli USA non sono gli altri imperi, ma il male divisivo interno che rischia di incendiare lo scontro nel paese tra parti che non si riconoscono e non si rispettano.
Vi ricordate l’assalto al Campidoglio (Capitol Hill) del 6 gennaio 2021 ? In un Paese mediamente ignorante (nel senso di ignorare l’altro da sé), violento, diviso ed armato non è e non sarà semplice tenere a bada queste pulsioni.

La condanna in primo grado di pochi giorni or sono di Trump (primo ex presidente degli Stati Uniti a essere condannato penalmente) dalla Corte Suprema di New York, giudicato colpevole di 34 reati di falsificazione di documenti aziendali amplifica questo rischio perché, anche se muoverà pochi voti, l’elezione come sempre si giocherà per poche preferenze nel Midwest germanico. E’ quasi incredibile ipotizzare seriamente che lo scenario più temibile per la stabilità interna negli USA sia la sconfitta di Trump alle elezioni e la successiva assoluzione in appello.
Come “stanno” in tema di leader, Russia e Turchia ? Putin è il risultato del sentimento imperiale della Russia e non viceversa, come Erdogan lo è della Turchia: ci piaccia o no, hanno il consenso della nazione perché la interpretano. La Russia non può perdere la guerra, pena la fine dell’impero: il rischio è che di fronte a questa prospettiva, scelga l’opzione nucleare.
Anche negli USA, di fronte alla prospettiva (percepita) della dissoluzione dell’impero mondiale ed alla guerra civile, la mente del capo potrebbe fare cilecca, seguendo la linea distruttiva globale; si devono rendere conto che hanno ancora in mano tutti gli strumenti per dominare ampie porzioni del mondo. In primis un controllo marittimo di quasi tutti gli scambi mondiali, non insidiabile in un orizzonte prevedibile. Il ruolo egemone del dollaro è in (lento) declino, ma se governato non crollerà. L’enorme debito non verrà mai  rimborsato, ma il processo di distacco del resto del mondo non potrà essere traumatico, pena il crollo finanziario del mondo. Tutti lo sanno.
Molto difficile sarà l’ordinata transizione geopolitica degli USA da imperatore globale a imperatore sulla propria sfera di dominio, negoziando con le altre controparti. Per fare questo occorre avere consapevolezza di sé, dei propri obiettivi, chiarezza del pensiero altrui, unità al proprio interno. Insomma, per queste ragioni si spera che finalmente tutti si adoperino per una soluzione multipolare, senza prove di forza eccessive. Ardita impresa per l’imperatore globale, oggi.
E la nostra cara e vecchia Europa ?
Noi viviamo in Europa, il miglior posto al mondo: democrazia, diritti e benessere diffuso. Quale sarà il ruolo europeo in questo mondo in cambiamento? Sono convinto che l’Europa dovrà pagare un conto molto salato e per tanto tempo dovendo anche tenere in vita quel che resta dell’Ucraina e con seri problemi di consenso al suo interno: in ogni modo, se l’Europa vorrà migliorare la propria autonomia sul tema “difesa” dovrà sicuramente sostenere maggiori spese. Certamente e soprattutto dovrà restare un satellite a disposizione degli USA, ma con molte divisioni al suo interno e priva di un sistema di governo comune in grado di incidere sui cambiamenti (senza malizia, temo che così sia stato disegnato, apposta, dagli USA).
Il rischio che più percepisco è che gli USA, vista la nostra fragilità ed avendo spostato il loro baricentro di influenza verso l’est, probabilmente scaricheranno su di noi alcuni costi dell’impero, che dovranno ridurre. La Francia, con gravi problemi interni e di bilancio, è l’unica nazione che ha una difesa nucleare propria. Gli altri, Italia inclusa, hanno solo basi NATO o USA. La Germania ha i conti in ordine ed è un modello economico da ridefinire, ma resterà un attore passivo sulla difesa, sempre per “imposizione” degli USA. Ad esempio, essa aveva stanziato due anni or sono cento miliardi di euro per la difesa e non ne ha ancora spesi nessuno: resta un mero fornitore conto terzi. L’Africa resta un continente anch’esso in gran parte in bilico; la Francafrique è da tempo un ricordo, espulsa quasi ovunque, spesso in compagnia degli USA (che non hanno mai capito nulla del continente). I vuoti sono così stati ampiamente riempiti da Russia (molto) e Turchia sul piano militare e dalla Cina su quello economico. L’impero del celeste (Cina) è molto attivo anche in Sud America, a svantaggio degli USA.
L’Italia …?

Purtroppo ci sembra “Non pervenuta” e dobbiamo prendere atto che oggi forse essa conta meno della Polonia. Sinora ci hanno tenuti in vita gli USA (sul piano geopolitico) e la Germania (con la garanzia sui debiti). Il Covid per noi è stato una manna: per evitare il default ci hanno riempiti di soldi, ma l’effetto sta svanendo. Restiamo un Paese condannato dalla demografia. Tra 25 anni, i DUE TERZI della popolazione sarà over 65 anni. Lo scorso anno sono nati 300 mila bambini, la metà della Francia e di quanti ne nascevano durante le due guerre mondiali. Quando sono nato io nascevano un milione di figli all’anno. Tra i pochi giovani, la maggioranza dei migliori lascia il paese per non farci più torno.
La conseguenza è che nel 2050 il peso delle pensioni e della sanità sarà insostenibile per i pochi rimasti al lavoro, con un calo strutturale del PIL.
La tabella qui sotto riportata (fonti ISTAT e INPS) illustra nel dettaglio la traiettoria demografica “devastante” dell’Italia. La demografia è una scienza piuttosto esatta, purtroppo per noi. Siamo quindi già ai tempi supplementari per concentrarci su due priorità esistenziali: 1) aumento immediato della popolazione in età lavorativa, mediante un piano strategico di lungo termine di immigrazione regolare ed integrazione. Cifre da mezzo milione l’anno, per cambiare la traiettoria. Piani in atto, al momento: zero virgola zero. Chi pronuncia la parola immigrato perde le elezioni, nessuno guarda oltre il naso.
2) Geopolitica: tutte le forze politiche insieme, occorrerebbe decidere la nostra collocazione strategica post globalizzazione: certamente con gli USA e la NATO, ma con quale ruolo attivo e su quale territorio? Anche usando le armi, dove necessario, per difendere i nostri interessi (Libia), occorre ritagliarsi un ruolo da leader nel presidiare militarmente il Mediterraneo, tanto per iniziare.
Cose quantomeno … da evitare, erano:

1) aver fatto accampare Gheddafi a Roma e poi bombardare la “nostra” Libia per farla precipitare nel caos, a vantaggio di Russia e Turchia; 2) inviare truppe a morire nel nulla strategico di Iraq e Afghanistan per lusingare gli USA;

3) firmare accordi denominati “vie della Seta” con la Cina, avversario numero uno degli USA regalando la maglia di Maradona a Xi Jinping; 4) fare accordi sottobanco con la Russia e pubblicare le foto sui social: 5) in breve, parlare molto meno e restare sui fatti, evitando di progettare la rinascita di un nuovo Teatro Alcione (Torino) della geopolitica;
Con le polemiche interne sulle farine di grillo, sugli omosessuali e sulla cannabis confermiamo a tutto il mondo di essere border line e di avere tutti i requisiti per diventare un paese in bilico. Abbiamo, PER ORA, il vantaggio che costiamo troppi soldi per non farci fallire anche se oggi siamo anche inutili sul piano strategico e geopolitico.
Evitare di nascondere la realtà credendo ad un eden inesistente
In questa fase, la priorità di tutte le nazioni è quella di definire il quadro strategico complessivo e la propria collocazione in esso. Il solo pensare di poter annullare la situazione odierna per tendere ad un eden insostenibile potrebbe essere un esercizio esiziale. Dobbiamo anche essere convinti che i politici che abbiamo sono il prodotto della nostra società, noi inclusi.
Pure fantasie … Nella dissociazione dalla realtà forse noi siamo i campioni del mondo, perché alla fine “siamo sempre amici di tutti e nemici di nessuno”. Oggi non si può più fare. Tutto l’occidente si è perso da trent’anni nella narrazione di Fukuyama. Infatti, oggi continuiamo a discutere ed a pensare come possibili delle soluzioni impossibili, tipo: l’Ucraina vince con la Russia e riprende il controllo di tutti i territori e la Russia si ritira, in pace; un accordo tra Israele ed Hamas per la pacificazione e la creazione di due stati; la Russia vota per un governo democratico, senza spargimento di sangue; la Cina non farà mai nulla per prendere il controllo di Taiwan; la protesta dei giovani provocherà il rovesciamento del regime iraniano; e via di questo passo. La narrazione dei nostri telegiornali è zeppa di questi dibattiti ideologici, privi di supporto sui fatti e totalmente inutili per decidere un piano di azione con obiettivi realistici. Chi si immerge nei (tele)giornali e nei social media rischia di operare in un continuo esercizio di irrealtà, nel tentativo di vincere una guerra senza combatterla, solo raccontandola.
La guerra è la «prosecuzione della politica con altri mezzi», come ci ha insegnato il generale e stratega prussiano Carl von Clausewitz (1780-1831): chi l’ha studiato probabilmente o non l’ha condiviso o l’ha rimosso, ma forse occorrerebbe riprendere alcune sue riflessioni per evitare di soccombere.
Le ultime scelte della Russia … Il cambio di riferimento globale è confermato dalla scelta della Russia di nominare il nuovo Ministro della Difesa, parcheggiando il generale Shojgu (esperto alcoolista, oggetto di diverse critiche interne) in un comitato di sicurezza. Il nuovo ministro è l’economista Andrej Belousov, solido keynesiano, che fu tra i pochi a prevedere la crisi subprime USA del 2008, mentre il Presidente FED Ben Bernanke diceva che andava tutto benissimo, poco prima del crack del secolo: SEMBRA INCREDIBILE, ma proprio a Bernanke hanno conferito il premio Nobel per l’economia nel 2022 per il “suo contributo per la comprensione delle crisi finanziarie”… forse è stato uno “scherzo a parte” e nessuno se ne è mai accorto. Comunque, perché la Russia ha nominato un economista al ministero della difesa? Credo che il motivo derivi dal fatto che dovrà gestire una economia di guerra di lungo termine: linee produttive, flussi finanziari, logistica; ai generali resterà soltanto l’operatività sul campo e poi viene a costituire una solida coppia con Elvira Nabiullina, Governatrice della Banca Centrale russa che, pur di diverso orientamento (più liberista) ma in questi ultimi due anni ha gestito molto bene la critica situazione delle finanze russe post confisca dei 300 miliardi di dollari detenuti all’estero e delle sanzioni. Il tempo giudicherà le scelte, ma è un fatto che altri imperi (Russia, Cina, Turchia) stiano imprimendo importanti cambiamenti alle proprie strutture in ragione del mutato scenario, in un quadro di conflitti globali di lungo termine. L’Iran dovrà resettare: la morte  nell’incidente aereo del Presidente Ebrahim Raisi (era il probabile candidato alla successione ad Ali Khamenei, Guida suprema dell’Iran).
Il 28 giugno prossimo si terranno le elezioni e si vedranno gli equilibri.
La possibilità della successione come guida suprema del figlio di Khamenei, Mojtaba, suscita frizioni perché fuori dalla tradizione e troppo vicina a soluzioni dinastiche dei nemici Arabi. Raisi era un falco; ci si auspicano soluzioni più politiche, vicine al suo predecessore Hassan Rouhani, attore di accordi con gli USA con Obama, poi rigettati da Trump.
ONU e Tribunali Internazionali… Sul piano del diritto internazionale segnalo tre fatti: a) dopo l’invasione russa dell’Ucraina è stato chiesto all’ONU un voto di condanna: esito negativo, perché si sono astenuti o hanno votato contro i rappresentanti di cinque miliardi di persone. Questa è una posizione più antioccidentale che pro-Russia, dobbiamo tenerne conto; b) sempre all’ONU lo scorso 10 maggio è passata una risoluzione che riconosce lo stato della Palestina con 143 voti a favore, 9 contrari, tra cui Usa ed Israele, e 25 astensioni, tra le quali quelle di Italia e Ucraina. E’ stata una palese sconfitta degli USA, che comunque porranno il veto in quanto membro permanente del Consiglio di Sicurezza.
In questi giorni Spagna, Irlanda e Norvegia hanno riconosciuto lo stato della Palestina, aggiungendosi ai 143 stati che già lo fanno, su 193 paesi membri dell’ONU; c) Lo scorso 20 maggio il Procuratore della Corte penale internazionale Karim Khan ha richiesto l’arresto nei confronti del Primo ministro israeliano Netanyahu e del Ministro della difesa Gallant. Stesse accuse e stessa richiesta anche per il capo di Hamas Sinwar, del comandante militare Deif e di un altro esponente dell’ala politica. Israele non ha ratificato lo Statuto della Corte penale internazionale, ma la competenza della Corte è fondata sull’adesione della Palestina, avvenuta nel 2015. In sostanza se Netanyahu e Gallant si recassero in uno dei 120 paesi che riconoscono questa Corte (Europa inclusa) verrebbero arrestati. Partita a scacchi geopolitica sul diritto internazionale.
Dopo le riflessioni “cosmiche”, esaminiamo il mondo della finanza. Anche in finanza, a mio avviso, si è perso il contatto con la realtà. Tutti stanno sostenendo “fondamentali” quantomeno dubbi solo grazie ad una narrazione che ha necessità di essere continuamente alimentata con nuove storie e visioni fantastiche. Perché si è voluto dare vantaggi enormi alle Big Tech dell’IT ? Vale la pena sottolineare che la fortuna delle “big tech dell’informazione” (Facebook, Amazon, Apple e Google) si appoggia da sempre sulle scelte strategiche degli USA, che, nella sostanza, hanno regalato loro il web (infatti chi fa TV deve pagare concessioni per l’uso dell’etere), non ha mai fatto intervenire l’antitrust per le posizioni monopolistiche dominanti (come, al contrario, è accaduto per i settori del petrolio, della telefonia, dell’editoria, ecc.) regalando anche parte di tecnologia sviluppata con soldi pubblici. Ma perché ? Perché il controllo e l’indirizzo della popolazione, interna ed esterna, è diventato una potente arma geopolitica: prova ne sia che gli USA stanno cercando di bloccare con ogni mezzo la cinese Tik Tok, troppo di uso in USA e nel mondo occidentale.
Un piccolo esempio di passaggio dalla favola alla realtà. Tra i visionari spicca Elon Musk, imprenditore molte volte osannato e preso ad esempio. Senza porre facile polemica, occorre prendere atto che trattasi di un depresso conclamato, tossicomane (fa uso regolare di ketamina), con undici figli avuti da diverse madri (a due di essi sono stati dati nomi di formule matematiche).
 Se dessimo ragione a chi sostiene che l’invidia (relazione triadica di diseguaglianza..) è una brutta emozione negativa, proviamo a commentare soltanto l’oggetto di Musk e non la sua persona. Come è noto, “Tesla” è stata la sua creatura di maggior successo e la narrazione su un futuro di mobilità elettrica ha spinto alle stelle le sue quotazioni. Ma qualcuno è mai riuscito a scrivere chiaramente che negli ultimi due anni è emersa oggettivamente la realtà ? E cioè che il mercato di massa (se ci sarà) sarà della Cina, unico vero fornitore mondiale dei veicoli e/o delle batterie e… per svuotare i magazzini, Tesla ha dovuto tagliare più volte i prezzi ed abbassare i costi, licenziando massicciamente … cosicché la quotazione del titolo è passata da 400 a 179 dollari (-55%)! Analisi più ampia sull’andamento delle Borse.
Nei decenni di globalizzazione la quota del PIL degli USA rispetto al PIL mondiale è scesa dal 40 al 25% (il 40% oggi è dell’area asiatica), ma il valore globale della Borsa USA è rimasto pari al 60% di tutti i mercati. In base all’indice SPEDACTL di Bloomberg, gli “utili per azione” della Borsa USA dal 2021 al 2023 sono rimasti stabili intorno ai 55 dollari per azione. Quindi borsa piatta ? Ma neanche per sogno !!! La Borsa è in tiro Nello stesso periodo i tassi Fed Funds a due anni sono passati dall’1% al 5.50% di oggi. Quindi borsa in calo ? Ma neanche per sogno! La Borsa è in tiro… Nel 2023 il mercato aveva iniziato a scontare a breve un taglio dei tassi.A gennaio 2024 si davano per scontati sette tagli nell’anno. Ad oggi prendiamo atto di “zero tagli” ed il mercato ne prevede uno a fine 2024. Quindi borsa giù ? Ma neanche per sogno !!! La Borsa è in tiro.Ma come può accadere tutto ciò ? Pure fantasie pidemiche da autoconvincimento. La salita della borsa è sostenuta da una continua narrazione ed una espansione dei multipli (azioni più care). Queste favole tendono a far mantenere la convinzione che l’Occidente (USA in primis) sia sempre in fuga solitaria nel primato finanziario del mondo: siamo in testa, certo, ma in numerosa compagnia, asiatica in primis. E molti attori indispensabili al funzionamento della macchina (materie prime, batterie, pannelli solari, ecc.) sono presentate soltanto come forze a noi avverse. Il mercato oggi non prezza i cambiamenti geopolitici descritti, con tutti i rischi conseguenti (destabilizzazione, inflazione, sentiment, ecc.).
Il dollaro resterà la prima valuta di riserva mondiale a lungo, ma la sua quota è in lenta riduzione già da anni. La Cina era il secondo acquirente di Titoli di Stato USA, ora è diventato il loro venditore netto.Oggi, miliardi di dollari di acquisti di materie prime vengono regolati in prima istanza con lo Yuan(solo con la Russia nel 2024 parliamo di un valore di 240 mld di USD).Oggi ci voglio 7,4 Yuan per 1 dollaro USA.
Molti operatori discutono della possibilità che la Cina svaluti verso 9, in ragione delle problematiche sue economiche (ma nel frattempo continua a crescere il doppio degli USA ed il quadruplo dell’Europa). Louis-Vincent Gave (provate a cercarlo sui motori di ricerca e vedete quanti risultati in italiano troverete…) ipotizza invece che lo Yuan possa andare a 5, sulla base del fatto che la Cina sta acquistando oro a piene mani, anche perché teme la confisca dei suoi miliardi di dollari detenuti all’estero (come avvenuto per la Russia). Il rischio potrebbe essere che, se ciò accadesse, la Cina potrebbe diventare l’unica nazione a garantire al mondo una valuta globale ancorata all’oro, come fosse una nuova Germania; poi le potrebbe venire in mente di buttare sul mercato i titoli di stato americani che ha in portafoglio per far salire i tassi di America (ed Europa), provocandone la crisi. Lo so, è un’ipotesi complicata, ma almeno POSSIBILE e non favolistica: sicuramente trattasi di una strategia molto meno rischiosa per la Cina di una sua invasione militare a Taiwan.
Gli USA crescono solo grazie al debito. In ogni caso, in un contesto di mondo multipolare non più a sola trazione americana, la strategia di continuare a farsi finanziarie dall’estero gli enormi disavanzi (commerciale, debito pubblico e deficit di bilancio) è una scommessa molto più rischiosa rispetto a quanto già fatto negli ultimi trent’anni. Quindici anni di tassi a zero sono stati sostituiti da enormi deficit di bilancio dello Stato. Attenzione che il mercato non prezza e quindi non evidenzia questo tipo di rischio, sia nei tassi di interesse che nel cambio del dollaro verso le altre valute così come non prezza neppure il rischio geopolitico.
La conseguenza di questa situazione “fantasma” in corso, è che, non apparendo e non parlandone, moltissimi credono che questi rischi non ci siano proprio. Perché vengono sempre rimandati gli attesi tagli dei tassi ? Perché il ritorno dell’inflazione verso il 2% si dimostra un percorso ben più lungo e difficile del previsto. Oggi ci sono moltissimi fattori generatori di inflazione: la deglobalizzazione, la guerra, il passaggio al green sono tutte situazioni che richiedono enormi investimenti e costi più alti per i consumatori, compresi l’introduzione di dazi. In questo scenario, l’unica forza che potrebbe ridurre l’inflazione sarebbe una recessione, ma che ovviamente nessuno politico vuole affrontare.
LE BORSE MONDIALI, oggi.

Oggi 4 o 5 azioni reggono il valore delle borse del mondo. C’è bisogno di narrazione favolistica per sostenere questa situazione ??? La borsa degli Usa, prima economia mondiale, vale 44,4 trilioni di dollari (44,4 miliardi di miliardi). La borsa della Cina, seconda economia mondiale, vale 6,6 TR (trilioni di dollari), pari cioè al valore di NVIDIA e di Microsoft, due sole delle imprese del gruppo delle Big Tech. Il Giappone, terza economia mondiale, vale 4,7 TR, cioè leggermente meno di Apple e di Google. La Germania, quarta economia mondiale, vale 2,3 TR, cioè un po’ più di Amazon e meno di NVIDIA ! La borsa italiana è tornata verso i massimi dopo 25 anni e vale 0,8 TR, cioè il 60% del valore di Meta ed UN TERZO di GOOGLE. I magnifici 7 della borsa USA (Meta, Tesla, Alphabet, Amazon, Apple, Microsoft e Nvidia), valgono insieme 14,7 TR, più del doppio di tutta la Cina, il triplo del Giappone.
La grossa illusione dell’importanza del livello del fatturato rispetto a quello degli utili. NVIDIA, titolo del momento legato all’intelligenza artificiale, fattura (base annuale, su dati trimestrali al 28.4.2024) 104 miliardi di dollari, con ben 80 miliardi di utile (enormi margini). Quindi vale 27 volte il fatturato e 66 volte gli utili. TSCM (semiconduttori Taiwan) fa la metà degli utili, ma vale 1/3 di NVIDIA. Come già sopra trattato, una delle narrazioni di successo del passato (auto elettriche) è Tesla che oggi vale 563 bl (miliardi USD), fattura 84 bl all’anno, con utili per 14,4 bl. Toyota (leader mondiale auto, leader ibrido, primo titolo borsa giapponese) vale in borsa la metà di Tesla, ma fa il triplo degli utili. Alibaba fa la metà degli utili di Amazon (20 bl), ma vale in borsa un decimo! Tra le prime otto società per valore al mondo, sette sono USA (i cosiddetti magnifici). Al sesto posto c’è Saudi Aramco (petrolio Arabia) che però è la prima per utili ed è il doppio della seconda, Apple, ma vale solo il 65% di questa. L’indice VIX (Volatility Index) meglio noto come “indice della paura” misura la volatilità della borsa USA e quindi quando sale nasce il timore di crolli. INCREDIBILMENTE OGGI è ai MINIMI STORICI, come se fuori dalla porta non succedesse nulla di rilevante.
Cosa ne pensate di questi dati? Io faccio fatica a non provare ansia e confusione. Probabilmente invecchio e mi perdo qualche cosa. Soprattutto perché più ci penso e più mi convinco che la valanga scomposta delle informazioni che ci assale tutti i giorni e la facilità di accesso a qualsiasi fonte da cui provengano con un semplice “click” o addirittura con domande all’Intelligenza Artificiale ci potrebbe condurre a comprimere sempre più il nostro naturale livello di curiosità e quindi di apprendimento delle informazioni che ci servono per la correlata naturale ricerca di benessere e di rapporti con i nostri simili dai quali si genera gran parte del benessere stesso. Quindi la sensazione è che questi dubbi e queste paure non derivino soltanto dalle valutazioni tecniche sulle politiche economiche adottate dai vari governi del mondo, ma da noi stessi, “felici e confusi” dalle convinzioni che ci facciamo con la consultazione delle citate fonti di informazione, credendo che siano “la verità”.

Guido Aghem