POLITICA

ANTHONY BLINKEN IL FUTURO ALLA CASA BIANCA

By 24/05/2024No Comments

Il segretario di Stato, 62 anni, ebreo, padre ungherese e nonno russo, un destino che sembra segnato – Le valide ragioni per le quali potrebbe succedere al Presidente Biden –  Una grande famiglia diplomatica emigrata negli Stati Uniti – Il patrigno, a nove anni, sopravvissuto ai campi di Auschwitz e Dachau, salvato in Francia da un soldato americano: “Lo accolse in un carro armato, dentro la Libertà, dentro l’America” – Il nonno Maurice Henry Blinken, nato a Kiev, nel 1901, quando l’Ucraina era territorio russo, è stato uno dei primi sostenitori e finanziatori dello Stato di Israele e contribuì a fondare l’American Palestine Institute, oltre a commissionare uno studio di fattibilità economica su creazione e sostenibilità dello Stato Ebraico Indipendente – La moglie di Antony Blinken, Eva Ryan, Vice segretaria di Stato e First Lady?

L’abbiamo visto alzarsi in volo, atterrare, ripartire, riatterrare con il “suo” Air Force One in ogni angolo del pianeta, messaggero di Pace (di Joe Biden), sempre in forma, elegante, sorridente, fieramente presente. E lui. Antony Blinken, l’uomo-sorpresa degli scenari politici mondiali. Sarà il 47° presidente degli Stati Uniti? Americano di Yonkers (New York), ma di sane origini ebraicoungheresi, figlio di Judith (Frehm) e Donald Maurice Blinken (ambasciatore degli Stati Uniti in Ungheria), ma soprattutto, degno nipote di un nonno paterno illustre: Maurice Henry Blinken, nato in Russia nel 1901, uno dei primi sostenitori e finanziatori dello Stato di Israele che contribuì a fondare (anche) l’American Palestine Institute, oltre a commissionare uno studio di fattibilità economica su creazione e sostenibilità dello Stato Ebraico Indipendente. Politici e pensatori d’altri tempi. Una grande famiglia diplomatica, personaggi che scrutavano il futuro con grande sensibilità, credendo nell’indipendenza dei popoli, nella libertà, non raggiunta con proclami di una retorica insopportabile, ma con la forza e la costanza dell’onestà intellettuale. Antony Blinken ne rappresenta la continuità. Mira in alto e che con lui la parte migliore democratica americana.
Si diceva: sarà il prossimo presidente degli States. La sua sorte politica, alla Casa Bianca, paradossalmente, può essere favorita o preclusa, soltanto a ridosso delle elezioni, da Joe Biden, il cui destino resta appeso al suo stato di salute. Se peggiorerà, sicuramente, Biden sarà costretto dai suoi stessi elettori, a dimettersi, e allora il destino politico di Antony Blinken sarà favorevolmente segnato.
E’ un’evenienza, questa, che a Washington tutti, prendono sommessamente in considerazione, nell’interesse generale della democrazia. A tutt’oggi è ben difficile che anche la stessa vicepresidente Kamala Harris possa godere di questo “lascito” onnipotente di Biden. Se così non fosse, sarebbe la prima donna al supremo comando degli Stati Uniti. Ma quest’ultima un’evenienza è assai poco realistica, nonostante gli auspici del mondo femminista non soltanto statunitense.
Gli ostacoli all’ingresso di Blinken alla Casa Bianca ci sono, eccome, ma sono superabili. Soltanto in pochi oggi scommetterebbero sul nome di Blinken, ma è pur vero che il segretario di Stato americano di origini ungheresi e ucraine, è l’unico che goda dei favori e della simpatia del mondo: l’unico vero, autentico diplomatico, che oggi sia in grado di salvaguardare le sorti della pacificazione, infaticabile viaggiatore di pace.
Una visione politica attivata dalla cultura di Joe Biden (“aiuti a chi si difende dalle aggressioni pur di raggiungere il cessate il fuoco in Medio Oriente e in Ucraina”), ma tessendo in modo costante e costruttivo la ragnatela diplomatica ereditata dalla Famiglia Blinken. Una famiglia che potrebbe avvalersi di una First Lady in pectore: la moglie di Antony, Evan Ryan, Vice Segretario di Stato per gli Affari Educativi e Culturali.
Una famiglia che credeva nei valori più autentici dell’esistenza e a cui il Segretario di Stato guarda, alla ricerca di un “futuro da costruire”, ipotizzabile nonostante la sventura mondiale di questi tre ultimi anni, la carneficina e la recessione economica.
Chi avrebbe mai immaginato che nel cuore dell’Europa Putin scatenasse l’aggressione all’Ucraina, che il terrorismo di Hamas, il 7 ottobre scorso, attaccasse la Striscia di Gaza e che il premier israeliano Netanyahu, reagisse con tanta incredibile violenza contro migliaia di palestinesi? Nessuno avrà immaginato tanto sfacelo di vite umane. Ma la storia, vissuta dai “giusti”, ha radici di secolari domini che riaffiorano dalla Seconda guerra mondiale; assiste alle aggressioni su tutti i fronti mediorientali; all’aggressione della Russia, ma ha pronta la sua risposta: “riaffermare i valori ideali della libertà contro ogni tirannia”.
La democrazia si conquista lottando giorno dopo giorno. Quindi, anche a favore della indipendenza dell’Ucraina e di due popoli, quello palestinese e quello israeliano.
Noi tutti abbiamo il dovere morale di credere che alla fine, la Pace sia raggiunta, per scongiurare la terza guerra mondiale. Basta riportare alla luce queste radici, per capire qual è in questo doloroso periodo storico, la politica degli Stati Uniti e, in questo contesto, chi è Antony Blinken e perché, dopo Biden, sarà al novanta per cento il presidente degli Stati Uniti. E’ l’esponente di una famiglia di alto rango della diplomazia europea emigrata in America, come tantissime altre, essendo scampata alle sofferenze indicibili del totalitarismo. Ecco perché atterrando a Tel Aviv, Blinken ha sempre parlato come segretario di Stato,ma soprattutto come ebreo.
I nonni paterni russo ucraini di Blinken, trovarono rifugio negli Stati Uniti abbandonando la loro nazione a causa della violenza progrom; il patrigno, Samuel Pisar, si trasferì a Parigi assieme alla moglie, madre di Blinken. A nove anni era sopravvissuto ai campi di Auschwitz e Dachau. Nel 2021, duramente la prima audizione al Senato, Blinken raccontò: “durante la fuga disperata vide un carro armato americano e disse le uniche parole inglesi che sapeva – God bless America – Un soldato lo sollevò e lo portò dentro il tank, dentro la libertà, dentro l’America». Ecco cos’erano e cosa sono gli Stati Uniti per Blinken.
Ecco perché, contrariamente a quanto si dice, ci vien da pensare che, inevitabilmente, Blinken, ancora giovane (ha 62 anni), potrebbe arrivare alla presidenza degli Stati Uniti a novembre di quest’anno, esattamente a 61 anni dalla tragica morte di John Kennedy, avvenuta il 22 novembre 1963.
Antony Blinken, fortemente voluto da Joe Biden come Segretario di Stato, è la “voce del presidente nel mondo”, la dimostrazione chiara di quanto lungimirante e fortunato sia stato Jose Biden, ad onta degli acciacchi e della delirante situazione geopolitica.
“Se i neuroni funzionano, il corpo regge”, dicono i neurologi. I neuroni di Biden sono ancora all’erta; lo sono meno quelli di Putin e Netanyhau, nonostante la diversa età. Sembrano in ottime condizioni, invece, quelli dell’impassibile Xijinping, il quale, almeno per ora, tiene le distanze e si è concesso soltanto a Blinken, cosa non del tutto certa fino a poche settimane fa.
Il “piano di guerra” in Medio Oriente ha distolto l’opinione politica mondiale. Almeno così sembra, perché il dubbio permane dal momento che il Senato di Washington ha approvato il pacchetto di aiuti militari ed economici (95 miliardi di dollari) a favore di Ucraina, Israele e Taiwan.
Il che ancora una volta dimostra quanto sia priva di scrupoli morali il mercato che regola la produzione delle armi, in Usa, Cina, Medio Oriente (leggi Iran e Israele, Libano, Yemen) in totale dissenso con coloro, liberi pensatori e idealisti, i quali sostengono che la diplomazia è l’unica chance per conquistare la pace, pur nel caos.
Tra pacchetti miliardari, elezioni europee che lasciano indifferenti gli elettori italiani, non i politici che “scendono in campo per rinnovare l’Europa”, ravvivare confusi dibattiti televisivi e riempire le pagine dei quotidiani e social di tutto il mondo, Mr. Antony Blinken è atterrato per la settima volta a Tel Aviv, ha ricevuto i “no” di Netanyhau ad ogni accordo, ma ha perseverato, anche perché aveva in serbo la carta Xijinping, con cui si è incontrato, sorprendendo tutti, ma …non il presidente Biden che dalla Casa Bianca, guida l’operazione Medioriente. E a proposito, va ricordato che Biden, ha deciso di annullare parte degli aiuti militari promessi a Israele.
In questo quadro operativo si inquadrano due importanti avvenimenti politici che riguardano sia la guerra in Ucraina, che la “questione israelo palestinese”: il viaggio di tre giorni del Presidente Mattarella a Washington, e il suo discorso all’Assemblea delle Nazioni Unite, nonché l’incontro a Parigi tra Macron e il presidente cinese Xijinping, incontri sui quale vale la pena di riflettere.
Vale dunque la pena di ricordare quanto affermava lo scrittore di Gerusalemme, David Grossman: “Israeliani e palestinesi non hanno bisogno di erigere un muro che li separi, hanno bisogno di abbattere il muro che li divide”. E, ancora: “La Pace è l’unica strada”.
Affermazioni di grande spessore morale, che valgono, naturalmente, per tutte le guerre.

Armando Caruso