POLITICA

AUGURIAMOCI CHE LA TV DI STATO NON AFFONDI NEL TIRRENO

By 20/03/2024No Comments

Sarebbe un gran peccato per l’Italia, proprio mentre la nostra Marina Militare difende nel Mar Rosso anche la navigazione dei nostri alleati – La libera informazione costretta a difendersi dalla disinformazione di Stato – Programmazione e talkshow lasciano molto a desiderare – Preserviamo la professionalità di fior di giornalisti del TG1-TG2-T-G3 e salviamo la lingua napoletana, ma quella di Eduardo

“3 gennaio 1954”, una domenica rimasta nel cuore degli italiani, di tutti coloro che amano il progresso, la cultura. “Dopo cinque anni di sperimentazione da Torino e due da Milano, la Televisione italiana, organizzata dalla RAI, annuncia le prime trasmissioni con sette trasmettitori fino a Roma. Sul piccolo schermo, “old Anni ‘50”, stile Radio Phonola, ovviamente in bianco e nero, due antenne che avrebbero anticipato la rivoluzione delle immagini. L’annuncio storico toccò a Fulvia Colombo, con la sua capigliatura d’epoca, il garbo e un timido sorriso che, per anni, ci insegnò che quella sarebbe stata la strada della gentilezza delle “signorine buonasera”. Non è più così, si è cancellata un’epoca.
La storia iniziale della Tv è breve. Si svolse in vent’anni si diffuse in pochi Stati e in zone limitate: nel 1937, Tv elettromeccanica e nel 1939, elettronica. In Italia fu soltanto sperimentata e, nel 1944, finalmente l’Eiar, Rai-Radio audizioni Italia e, subito dopo, RAI-Radiotelevisione italiana. Il 3 gennaio 1954 la RAI iniziò il monopolio televisivo, durato a lungo, fino all’irruzione televisiva berlusconiana.
L’ammiraglia Raiuno con il suo Tg dominante e dominato dalla Dc, Raidue dominio dei socialisti, Raitre, patrocinato dal Pci.
Era il tempo della ricostruzione e della speranza, dell’emigrazione da Sud verso il Nord, Milano, Torino, dei treni stracolmi di uomini, donne che portavano con sé le valigie di cartone e bimbi come fagotti in cerca di un futuro migliore. Un’epoca vissuta da milioni di italiani, che avevano smesso di migrare in America per sfamarsi alla Fiat e nelle fabbriche del Nord Italia e d’Europa.
La televisione, nel frattempo, aveva ingigantito le sue immagini,
le trasmissioni satellitari comunicavano dallo Spazio. Nelle città i negozietti di frutta e verdura erano spariti, ma da qualche anno si rifanno vivi cercando di sopravvivere ai supermarket aperti anche di notte; l’economia nazionale ha lasciato il passo all’economia globalizzata, ma è finita anche quella: anziché produrre equa distribuzione, ha prodotto aggressività che oggi colpisce anche l’Europa, rimasta, ottantenne, felicemente in Pace.
Il mondo gira, ma al contrario
, anziché cercare la pacifica convivenza, si inventano nuovi ordigni di morte, Occidente e Oriente si fronteggiano, discutono di pace pronti a sfoderare la pistola con la pallottola in canna. La Russia di Putin si sente minacciata dalla Nato di “Biden & Co” e attacca l’Ucraina che sembrava essere padrona della sua indipendenza; il presidente ucraino Zelensky si difende, chiede aiuti economici e armi a tutti gli Stati pacifisti, che nel benessere, hanno dimenticato gli orrori delle guerre. Missili e cannonate violano i cieli dell’est europeo, centinaia di migliaia di uomini ucraini e russi muoiono, bruciano nei carri armati, mentre lo zar del terzo millennio detta legge dai saloni dorati, passeggia sui preziosi tappeti d’Oriente che fanno il paio con le divise impeccabili dei governatori di morte.
E mentre nell’Alto e Medio Oriente, altri popoli, un tempo figli di grandi nazioni, si dilaniano: Israele soggiogata dal vile governo di
di Benjamin Netanyahu, reagisce con inaudita violenza all’inaudita violenza dei palestinesi, vittime di altri efferati terroristi: le brigate di Hamas. E sulla Striscia di Gaza si scatena l’inferno.
I riflessi sulle nazioni che compongono l’Unione europea (lontane, ma non troppo da missili e bombardamenti), sono talmente condizionati che non si ragiona più. Il caos è in continuo e stravolgente. La vecchia Europa “gira al contrario”. In Italia, culla della cultura occidentale, l’eccessiva (in)voluzione ha fatto rinascere la confusione, i “cervelli” sono impazziti, il dialogo è finito sotto i tappeti delle Nazioni Unite.
Tralasciando di ricordare il tragico passato, non si può non constatare che le contrapposizioni hanno raggiunto forme esasperanti, e l’informazione “madre di ogni libertà”, alimenta e subisce al tempo stesso, un vero e proprio tracollo. Lettori e telespettatori devono fare salti mortali per non cadere nelle mille trappole dei talk show di tutte le televisioni vicine ma lontane mille miglia dai nostri pensieri quotidiani. Le inchieste che si dovrebbero fare ai danni di coloro che commettono questi attentati alla democrazia, si fermano sulle pagine dei quotidiani, sui teleschermi e sui social.  Vengono manipolate, destrutturate, falsificate e, nella maggior parte dei casi, svaniscono ne nulla.
Con i giornali, purtroppo, non ci si avvolge più neppure la verdura, ormai infiocchettata da fogli di plastica; la televisione nata per diffondere e migliorare la nostra lingua, la peggiora con sgrammaticature impensabili fino a qualche decennio fa.
La volgarità alimenta l’inconsapevolezza della maggior parte dei giovani. Fortunatamente ci sono ancora giovani di talento che partono verso altre patrie più accoglienti, perché la nostra non è in grado di sostenerli agli studi, nella loro vita.
La televisione, e in primis la Tv di Stato, la Rai, ha delle colpe che nessuno vuole addossarsi, ma che sono evidenti, indifendibili. Fin dal mattino i programmi di intrattenimento “fai da te” sono di una banalità sconcertante. Tutto nasce all’insegna di un’economia poverissima di idee che non ha precedenti neppure nella televisione inventata da Silvio Berlusconi.
E’ il segno d’una decadenza da basso impero, che minaccia un ulteriore peggioramento, senza che il Governo, attento soltanto a commettere una gaffe dietro l’altra, se ne interessi minimamente.
Il Tg1, l’ammiraglia della Rai, inizia le trasmissioni con notizie di cronaca nera che neppure le varie “sentinelle” dell’informazione regionale oggi tengono in grande considerazione: ed è un gran peccato perché in Rai ci sono (ancora) fior di giornalisti di centro destra, moderati e forse di sinistra (ma quale?) che sarebbero la vera ricchezza della Tv di Stato. I programmi pomeridiani sono appannaggio di conduttori che intervistano altri conduttori ed il dialogo evapora perché privo di competenze specifiche; i programmi serali, in lingua napoletana (non certamente quella familiarissima di Eduardo) sono di una povertà intellettuale che rasenta l’indecenza e non onorano neppure l’avanspettacolo do una volta.
In compenso, la fantastica tecnologia algoritmica avamposto dell’intelligenza artificiale, domina la scena e esalta l’immaginazione di coloro che la propongono: un po’ meno degli scenografi che, forse, amerebbero creare gli spettacoli con la loro intelligenza E non parliamo volutamente della evanescente telenovela Sanremo, perché si rischierebbe di perdere la pazienza. Soltanto pochi programmi di carattere scientifico, naturalistico e storico, su Raidue e Raitre attraggono i telespettatori; le notizie sull’Ucraina, Rusia, sulla Striscia di Gaza, sugli Stati Uniti e su Israele vengono valutate senza alcun tentativo d’essere obiettivi: tutti si scagliano contro gli altri. Perché lo scellerato protagonismo di coloro che governano il mondo, non ha più limiti.
In un servizio sulla drammatica situazione della navigazione nel Mar Rosso, l’intervista al Capitano di Vascello della “Caio Duilio”, ammiraglio Andrea Quondamatteo, che ha abbattuto i droni dei terroristi Houthi è stata enfatizzata in modo quantomeno maldestro. L’ammiraglio ha fatto benissimo ad abbattere i droni. Un atto doveroso oltre che estremamente responsabile. Ma c’è modo e modo di riconoscere il valore della nostra Marina Militare che vanta una storia di grandi atti di eroismo. Non si può far credere in Tv che a prendere la mira sia stato il comandante. Lui – ed ha fatto benissimo, lo ripetiamo – avrà premuto il famigerato “bottone rosso”, che per altro non esiste più perché sostituito da un complesso apparato elettronico, che centra qualsivoglia bersaglio.
E’ ora di correre ai ripari e il Governo ha il dovere di dialogare con tutti: con la Tv di Stato con tutte le altre di centrodestra, centrosinistra, con le liberal, con le emittenti regionali, così come con tutti i quotidiani, ma deve farlo intervenendo per dar maggior libertà al giornalismo d’inchiesta ed evitare che altre “voci invisibili” (in questi giorni se ne parla tanto anche nelle procure) trasvolino verso “nemici visibili”. Perché prima o poi questo forma di protezionismo unilaterale dell’informazione diventa un boomerang e crea danni a tutta la nazione.
Oggi si è creata, ed è stata quasi una “necessità politica”, una contrapposizione tra l’informazione governativa e l’informazione costantemente alla ricerca di ciò che si pensa sia la verità. Il pensiero và a La 7, appunto, che oggi svolge l’unica opposizione al governo di centrodestra, anche se, a volte, la parzialità è evidente e, forse, in qualche modo dannosa.
Spiace per il vertice (i vertici?) della Rai, ma non vorremmo che, andando avanti con questa logica, l’ammiraglia Tv di Stato, finisca con l’affondare nel Mar Tirreno, mentre la nostra Marina Militare difende la navigazione non soltanto delle navi italiane nel Mar Rosso.
Sarebbe una fine ingloriosa.

Armando Caruso