POLITICA

BASTA CON IL MARTIRIO DI VITE UMANE I GIOVANI: “NETANYAHU DEVE ANDARSENE”

By 23/02/2024Marzo 20th, 2024No Comments

Sondaggio tra gli studenti universitari di Torino – L’Opinione Pubblica è spaccata – I giovani a favore dei palestinesi, non di Hamas, condannano la disastrosa riposta del governo israeliano all’attacco terroristico del 7 ottobre scorso – Le proteste sotto la sede Rai

Dopo l’attacco del 7 ottobre scorso l’opinione pubblica italiana si è spaccata tra chi sostiene la legittimità della difesa dello Stato israeliano e chi, invece, ritiene che Israele abbia avuto una reazione difensiva esagerata in proporzione agli attacchi subiti. Per questo motivo abbiamo voluto chiedere il parere ad alcuni studenti universitari torinesi su un conflitto che va avanti ormai da molti decenni.
La scorsa settimana alcuni vostri colleghi sono stati presi a manganellate davanti alla sede Rai di via Verdi a Torino, come ci si sente a non poter esprimere il proprio dissenso contro quella che da molti è ritenuta una censura immotivata?
“Quello che è accaduto la scorsa settimana è stato un vero e proprio episodio di censura contro il dissenso, situazione che sta molto a cuore a questo Governo di destra. È da ormai un anno e mezzo che la repressione delle proteste è diventata all’ordine del giorno, la cosa preoccupante è che questo la normalizza, quando invece dovrebbe creare scalpore e scandalo una situazione del genere”.
Nello specifico gli studenti si chiedono. È possibile che un ente pubblico come la Rai, TV di Stato, permettesse agli artisti e agli ospiti sulle sue reti di esprimersi liberamente contro la risposta inconsulta, che molti considerano “il genocidio del popolo palestinese”, attuato dalla politica di Benjamin Netanyahu e non li censurasse con un comunicato RAI letto in diretta dai suoi dipendenti?
Anche su questo terribile termine c’è stata una spaccatura. E’ davvero un genocidio quello che sta avvenendo nella Striscia di Gaza e in Palestina?
Certamente – è la replica – ed è importante che la Rai non contribuisca a celare una parte della verità come sta facendo la propaganda di Netanyahu, che viene contestato ogni settimana anche dal suo stesso popolo, il quale chiede nuove elezioni in quanto non si sente più rappresentato dal premier. Sono sotto gli occhi di tutti gli orrori di questa guerra, che non rispetta neanche i bambini o i malati. Qui siamo arrivati oltre ogni limite umano. L’importanza delle parole alle volte è determinante anche per gli equilibri di un conflitto e chiamare le cose con il loro nome è l’unica via per rispettare il diritto all’informazione libera di tutti.
Tuttavia, esiste anche una grande fetta della popolazione italiana che tiene le parti del nostro Governo sul conflitto, ossia che una difesa sia sempre legittima. In effetti Israele è stato colpito duramente lo scorso 7 ottobre e l’opinione che si stia solo difendendo è molto radicata, anche se il numero degli ostaggi è assai elevato.
Non prendiamoci in giro, sono decenni che va avanti questo conflitto, di certo non solo dallo scorso ottobre. E sono decenni che Israele esprime una politica antipalestinese fortemente violenta nell’area, oltre a tutte le politiche di occupazione abusiva dei terreni palestinesi attuati dei suoi coloni, che sono più violenti e incontrollati negli ultimi mesi. È evidente come per gli Stati Uniti sia stato importante avere un alleato forte nella zona, ma è arrivato il momento di ammettere di aver puntato su un cavallo sbagliato, o che quantomeno il suo alleato di sempre sia diventato incontrollabile negli ultimi anni.
Anche Biden se ne sta accorgendo. Capiamo la volontà di volersi difendere dagli attacchi, ma si deve sempre mantenere un certo livello di umanità, persino in una cosa inumana come una guerra. Altrimenti non esisterebbero i Trattati internazionali che regolano i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità. In passato si sono volutamente poste delle basi oltre alle quali non
andare.
Che cosa possiamo quindi definire se non inumano questo conflitto?
In primis il trattamento che stanno ricevendo i civili, l’alto numero di vittime civili non è che l’esempio. I bambini morti durante questi ultimi mesi di conflitto non devono essere vittime sacrificali, ma della loro memoria un giorno ne risponderemo noi tutti e ci chiederemo perché non abbiamo fatto niente quando potevamo. L’Europa ha già un grande debito morale sulla schiena, che è l’Olocausto. Questa volta impediamo che il carnefice abbia la meglio e passiamo subito dalla parte delle vittime.
I corridoi umanitari, sia pur con grandi difficoltà, sono stati avviati per aiutare i palestinesi di Gaza, ma la situazione è comunque tragica.
La verità – sostengono alcuni studenti – è che c’è un piano per riunire assieme tutti gli sfollati nella città rifugio di Rafah, al confine con l’Egitto, dove adesso corrono altri gravissimi rischi.
Sono già morte circa 30 mila persone, quante ne dovranno morire ancora prima che si parli di genocidio anche in Europa e negli Stati Uniti?
Effettivamente i numeri di questo conflitto sono impressionanti. È devastante vedere come le vite di queste persone, tra cui più di 10 mila bambini, non contino nulla per noi occidentali. Sono diventati dei freddi numeri agli occhi di una certa parte politica e anche agli occhi del suo elettorato. È arrivato il momento di dire basta e smettere di voltarsi dall’altra parte.
Cosa rispondiamo a chi sostiene che invece Israele sia l’unico Stato legittimo nella zona, in quanto difensore della democrazia contro un’organizzazione terroristica come Hamas?
Non credo – interviene un altro studente – che questo sia il modo corretto di difendere la democrazia tanto amata da noi occidentali. Per di più sono settimane che sono in atto proteste anche in Israele contro Netanyahu stesso, che molti israeliani non vogliono più. Se volesse davvero difendere la democrazia non dovrebbe permettere al suo popolo di esprimersi nuovamente alle urne?
Ma è pur sempre vero che l’alternativa, Hamas, rimane un’organizzazione terroristica e che sia giusto combatterla. La cosa più sorprendente è come nessuno si renda conto che la Palestina non è Hamas. Sarebbe come dire che l’Italia è tutta mafiosa e che l’unico modo per sconfiggerla sarebbe che gli altri Stati Europei cominciassero a bombardare indiscriminatamente tutte le nostre città. È chiaramente una provocazione questa, ma rende bene l’idea fino a che punto siamo arrivati in Palestina. E poi temo che in questo comportamento di Israele spinga maggiormente i Palestinesi tra le braccia di Hamas, in quanto ormai lo vedono come unico sostenitore della loro difesa in questo conflitto. Ma quest’ultimo punto Netanyahu lo sa bene e forse sta cercando proprio questo per poter poi dire di aver cancellato un’organizzazione terroristica e non più un popolo intero.

Giulio Borghi