POLITICA

COLPO NELLA NOTTE: MELONI CACCIA POZZOLO NON ACCETTA CHE FRATELLI D’ITALIA “ESPLODA”

By 19/01/2024Gennaio 23rd, 2024No Comments

Molte le incomprensioni politiche che innervosiscono la premier – Il 2024 si annuncia anno difficile per la maggioranza – Gravi responsabilità consentire ai ragazzi che abbiano compiuto 16 anni di possedere un fucile da caccia – La “legittima difesa” tanto amata da Salvini – Il bavaglio al giornalismo d’inchiesta – “Dare maggior forza alla premier – Sindaco d’Italia” – Saluti fascisti “à gogo”

“Un colpo nella notte”. Potrebbe sembrare il titolo di un film noir con Jean Gabin, ma in realtà è solo il triste epilogo di una notte altrettanto triste. Conosciamo ormai nel dettaglio gli eventi della sciagurata notte dell’onorevole Pozzolo il quale, in una foga esibitoria, estrae un’arma e la mostra ai suoi compagni di ventura. In realtà la vicenda finisce quasi in tragedia, con un colpo che ferisce uno dei presenti. I protagonisti della storia sono eminenti esponenti politici dell’attuale classe dirigente del Belpaese, circostanza che rende i contorni della storia ancora più avvincenti. Il fattaccio avviene a casa di Francesca Delmastro, sorella del più famoso Andrea, la sindaca del comune di Rosazza, nel Biellese.
Rientra quindi in scena il sottosegretario coinvolto nel caso Cospito, rinviato a giudizio dal Gup di Roma con l’accusa di avere diffuso registrazioni di conversazioni tra Cospito e boss mafiosi detenuti nel carcere di Sassari. Il ferito, genero del caposcorta del deputato, ha pubblicamente dichiarato di aver avuto paura, essendo una persona qualunque, mentre Pozzolo, appunto, è un esponente politico del partito di maggioranza relativa.
Ciò che colpisce, in tutta la storia, è la banalità degli eventi (anche se con conseguenze terribili e tragiche), ascrivibili più a una combriccola di spavaldi sconsiderati che ad un consesso di esponenti politici, agenti di sicurezza, familiari riuniti per festeggiare insieme. Ovvia conseguenza l’imbarazzo della premier Meloni, che ha annunciato subito la sospensione di Pozzolo dal partito. Imbarazzo che, di fatto, dura da un bel po’, considerando i diversi incidenti che recentemente si sono verificati tra le forze di maggioranza.
Sull’uso delle armi, in particolare, il 18 dicembre è stato presentato da Enrico Aimi, di Fratelli d’Italia, un disegno di legge al Senato per consentire a chi ha da 16 anni in su di andare a caccia, e quindi di portare legittimamente un’arma a questo scopo. Ma ci sono altre modifiche allo studio: si vorrebbe estendere l’orario di caccia a un’ora dopo la scomparsa della luce.
Il tema delle armi e del loro uso per legittima difesa è inoltre assurto agli onori della cronaca in occasione della condanna del gioielliere Mario Roggero a 17 anni e a un cospicuo risarcimento per aver reagito uccidendo due dei suoi aggressori. Il ministro Salvini ha espresso vicinanza umana a Mario Roggero e alla sua famiglia” e nel corso di una telefonata, gli ha promesso “di restare in contatto e di non dimenticare il suo caso, aggiungendo la propria determinazione affinché venga approvata la riforma della giustizia”.
Lo stesso Salvini aveva affermato che “la difesa è sempre e comunque legittima», nel video in cui prende le parti di Massimo Adriatici, assessore alla sicurezza – anche lui leghista – di Voghera, che aveva ucciso con un colpo di pistola – «partito accidentalmente», – un uomo di 39 anni di origini marocchine.
Anche in questo caso l’equivoco di fondo si basa su una serie di contraddizioni che affermano modifiche delle norme, semplificazioni e chiarezza, svolte decisioniste e garantiste che, alla fine, si infrangono contro l’applicazione delle stesse da parte della magistratura.
E a tale proposito come non ricordare l’ambizioso programma del ministro Nordio?
“Il Ministero ha presentato 5 riforme epocali – ha affermato Nordio al forum annuale “Europa rapita: dove ritrovarla” di Stresa – tra le quali l’abolizione dell’abuso di ufficio, sulla custodia cautelare, sulle intercettazioni, sulla quale faremo un intervento più globale e quella sulla informazione di garanzia. Da ultimo, la separazione delle carriere richiede una riforma costituzionale, che non si improvvisa in pochi giorni. Sono molto soddisfatto di come stiamo procedendo con il cronoprogramma. Qualche risultato già si è visto, con la riduzione degli arretrati con tutta una serie di provvedimenti che riguardano l’efficienza della giustizia. Per quanto riguarda la giustizia penale, i risultati si vedranno quando il Parlamento avrà approvato”.
E ancora sulla separazione delle carriere, “l’obiettivo è quello di realizzare compiutamente il processo accusatorio attraverso la separazione delle carriere, pur salvaguardando un principio assolutamente non negoziabile, che è quello dell’assoluta indipendenza del pubblico ministero che non deve essere minimamente sottoposto al potere esecutivo”.
Su questi aspetti è utile registrare come lo slittamento dei tempi sia frutto, anche, di una certa cautela che il governo ha adottato dopo la levata di scudi della magistratura e delle forze di opposizione, anche se nella conferenza di fine/inizio anno la premier ha ribadito come priorità assoluta le riforme su semplificazioni e giustizia.
L’iniziale attacco frontale del ministero della giustizia alla magistratura, però, aveva indotto la Meloni a consigliare toni più morbidi e tempi più adeguati.
Nel frattempo è arrivata la riforma costituzionale sul cosiddetto premierato, che, se non altro, avrebbe il merito di immaginare governi più stabili e duraturi e, quindi, maggiore affidabilità del Paese anche rispetto a competitors internazionali.
Ma al di là dei meriti e dei demeriti della proposta di riforma rimane l’inquietudine di fondo, di un contorno a tinte fosche che spesso accompagna la vita politica dell’Italia: ad aprile 2023, a Milano, “saluti romani e onore ai camerati”, la celebrazione del sabato fascista, mille persone in piazza col braccio alzato; il 7 gennaio di quest’anno croci celtiche, simboli fascisti, e l’ormai consueto rituale del “presente” intonato mentre si fa il saluto romano per Acca Larentia, al raduno in ricordo della strage in cui il 7 gennaio del 1978 persero la vita Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni, di fonte a quella che allora era la sede del Movimento italiano sociale; o ancora il 25 marzo, presso il Campo della Memoria di Nettuno, una iniziativa per commemorare l’anniversario del 23 marzo 1919, data in cui vennero fondati da Benito Mussolini i Fasci di Combattimento.
E infine le parole di La Russa, presidente del Senato, secondo il quale “nella Costituzione non c’è alcun riferimento all’antifascismo”, la statuetta di Mussolini a casa sua, la collezione di memorabilia e busti di Mussolini nell’abitazione milanese, fino al grido di “Viva l’Italia antifascista” alla Scala di Milano, presente appunto la Russa sul Palco Reale.
Il dubbio, cioè, è che rafforzare la leaderdeship del “sindaco d’Italia” confligga con l’idea di un potere pubblico arrogante, dai modi spicci, nostalgico di poteri forti del passato e, perciò, anacronistico e inadeguato. Lo sforzo politico che la premier Meloni sta compiendo, condivisibile o meno, richiederebbe sicuramente una maggiore attenzione da parte delle forze politiche che lo sostengono, evitando scivolate o cadute di stile che rischiano di indebolite lo stesso programma di governo. Si pensi ancora alla deriva dell’ultradestra antieuropeista, che ha spinto Meloni a prendere le distanze da opinioni espresse da Salvini contro l’Europa, recentemente, a Firenze; o ancora la modifica delle norme sulla pubblicazione degli atti di indagine, che ha spinto la premier a puntualizzare che “questa norma è frutto di un emendamento parlamentare, che arriva da esponente dell’opposizione, non è una iniziativa del governo, anche se il governo l’ha approvata. Fare una manifestazione sotto Palazzo Chigi come fatta dall’Fnsi? Penso sarebbe stato giusto farla di fronte al Parlamento. Non credo che venga tolto il diritto di informare i cittadini, è giusto dire che qualcuno è stato arrestato, ma io non ci vedo un bavaglio. Insomma, i tentativi di riforma, se accompagnati da manifestazioni di dubbia costituzionalità, da iniziative estemporanee, da sconsiderati atteggiamenti al limite della tollerabilità, rischiano di impaludarsi in una sterile azione propositiva, senza però concretizzarsi.
Sempre in tema di imbarazzi, la stessa presenza di Giambruno alla manifestazione di Atreju è stata motivo di perplessità di preoccupazione per tutti: un’accoglienza gelida, con gli organizzatori che lo hanno immediatamente allontanato dalla stampa, per evitare gaffe e scongiurare che l’attenzione si appuntasse su di lui. I sondaggi confermano il permanere del gradimento degli italiani per il partito della Meloni e per la coalizione di governo, probabilmente per meriti dello stesso, ancora più probabilmente per un’opposizione frammentata, debole, incapace di proporre, almeno per ora, un’alternativa credibile e immediata.
Tra qualche mese le elezioni europee saranno il termometro esatto della situazione, con un voto politico che non potrà non riguardare anche il Parlamento: è chiaro che in questo spazio di tempo dovremo abituarci più a una politica “di consenso” che di sostanza, come ad un’opposizione più distruttiva che alternativa. E’ la logica elettorale che impone di catturare i voti dei cittadini, utilizzando qualsiasi mezzo (democratico) per conquistarne il consenso.
Di conseguenza sarà più difficile leggere gli eventi, interpretarne il significato e trarne delle conclusioni, in quanto ogni iniziativa sarà strumentalmente rivolta al fine elettorale. Resta, sullo sfondo, la necessità di ridimensionare il “nervosismo” sommerso che agita le forze di governo, perché impegni importanti attendono il nostro Paese nel compimento di azioni di riforma e di crescita sociale.

Giuseppe Formichella