CULTURA

Come l’errore di Saddam Hussein nel ’90 l’Iraq diede ordine di invadere il Kuwait

By 23/03/2022Marzo 28th, 2022No Comments

Abbiamo chiesto al prof. Younis Taufik, scrittore, opinionista, presidente del Centro Culturale Dar Al Hikma, quali ricordi lo tormentassero: “Un errore imperdonabile – La vera maledizione è “l’oro nero” – Non si può uccidere in nome di Dio o di Allah – Quale pace vogliamo?” – Le giuste preoccupazioni della Nato

Quale pace vogliamo? La pace dei coraggiosi? O la pace dei più forti? Questo è il vero problema che stiamo vivendo e che qualcuno cerca di imporre. I poveri, i deboli, difficilmente riescono ad avere la pace senza grossi sacrifici. Essa viene dettata dai vincitori che, in realtà, decidono la sorte del resto del mondo e può essere possibile solo se una delle due parti cede o, meglio, ambedue le parti.
Noi, appartenenti al mondo arabo, da anni viviamo il problema del conflitto arabo-israeliano, della irrisolta questione palestinese. L’occupazione dell’Iraq e le conseguenze del dopo, in un paese che non ha mai visto la pace, come dicono gli stessi poeti iracheni, in una terra nella quale non è mai passato un anno senza che in Iraq ci fosse la guerra o la fame o la malattia. Sembra, quasi che noi si provenga da una terra maledetta e, purtroppo, la nostra vera maledizione, almeno negli ultimi tempi, è il petrolio. Tutti ci invidiano per avere nel sottosuolo questo liquido, ma, in realtà, se sono pochissimi coloro che godono del suo beneficio, sono tantissimi quelli che invece pagano l’alto prezzo di avere questo beneficio avendo in cambio solo miseria.
Essendo una regione strategicamente importante ed essendo una zona che contiene la riserva più grande del mondo di oro nero, tale situazione ha fatto sì che l’Iraq sia diventato essenzialmente un territorio di contesa e di guerre. Ci siamo scontrati nel corso dei secoli gli uni contro gli altri: e chi non lo ha mai fatto? Le ostilità sono insite nell’essere umano, fanno parte della sua natura. Invece è peggio quando questo viene fatto nel nome di una religione, qualunque essa sia, quando le guerre vengono portate avanti nel nome di Cristo, nel nome di Allah e quando vengono compiuti massacri veri e propri nel nome di una identità che fondamentalmente non c’entra.
Ma la religione dall’altra parte può darci pace? la religione è la pace? Ne dubito. Perché se la pace non viene da dentro di noi, se non riusciamo a riconciliare i cuori, non si può arrivare a rappacificare il mondo.
Noi non possiamo assolutamente attaccare i nostri abiti sull’attaccapanni della fede e della religione. Prima di tutto ogni cambiamento deve partire dalla nostra volontà di riconciliazione, perché siamo noi che riusciamo a sottometterci a quella volontà divina di voler applicare o no i suoi principi o i suoi insegnamenti.
La guerra, purtroppo, noi l’abbiamo conosciuta. Abbiamo vissuto il terrore delle bombe che cadevano dal cielo, le pallottole che ronzavano nell’aria, le urla dei bambini e la disperazione delle mamme.
Non è accettabile che un paese libero e indipendente venga attaccato e invaso da un altro più forte con futili scuse. Putin ha commesso lo stesso errore che fece Saddam Hussein quando nel 1990 diede ordini al suo esercito di invadere il Kuwait. Fu un errore fatale, per lui e per il Paese. Lasciarlo fare vuol dire creare un precedente grave e un segnale agli avventori di fare lo stesso con altre nazioni confinanti.
Il 2 agosto 1990, alle ore 02:00, l’Iraq lanciò l’invasione del Kuwait con le sue quattro unità d’élite della Guardia Repubblicana.
Il Kuwait non aveva allertato le proprie Forze Armate che, in tal modo, furono colte di sorpresa. La prima indicazione dell’avanzata delle forze irachene fu segnalata da un aerostato radar che identificò una colonna di corazzati iracheni in movimento verso sud. I militari del Kuwait si opposero come poterono, ma si trovavano in pesante inferiorità numerica. L’invasione e l’occupazione del Kuwait vennero condannate all’unanimità dalle maggior potenze mondiali. Anche Paesi tradizionalmente vicini all’Iraq, come Francia e India, chiesero l’immediato ritiro delle truppe irachene dal Kuwait. Diversi paesi, inclusa l’Unione Sovietica e la Cina, posero un embargo armato sull’Iraq. I membri della NATO furono particolarmente critici verso gli iracheni e, alla fine del 1990, gli Stati Uniti inviarono un ultimatum all’Iraq chiedendo di ritirare le truppe e minacciando la guerra.
Il 3 agosto 1990 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU approvò la Risoluzione 660 che condannava l’invasione irachena del Kuwait, chiedendo il ritiro incondizionato di tutte le forze dell’Iraq dispiegate in Kuwait. Dopo una serie di negoziati falliti, a metà gennaio 1991, la Coalizione dell’ONU, guidata dagli Stati Uniti, lanciò un massiccio assalto militare in Iraq contro le forze irachene nel Kuwait. Entro il 16 gennaio, gli aerei della coalizione colpirono diverse basi militari distruggendo le forze aeree irachene. Le ostilità continuarono fino a fine febbraio e il 25 di quel mese il Kuwait fu ufficialmente liberato dall’Iraq. Il 15 marzo 1991 l’emiro del Kuwait ritornò in patria dopo otto mesi di esilio. Durante l’occupazione irachena, circa 1.000 civili kuwaitiani furono uccisi e più di 400.000 residenti lasciarono il paese.
La situazione di allora è del tutto diversa da questa attuale della invasione russa dell’Ucraina, ma l’azione è identica. Invadere un paese sovrano con scuse futili ma per un obiettivo di egemonia imperialistica.
La Nato si trova, unita nella condanna, ma paralizzata da possibili disastrose conseguenze in caso di risposta all’aggressione. Intervenire vuol dire scatenare un conflitto mondiale che potrebbe risultare disastroso per l’intera umanità. Non resta che affidarsi alla diplomazia e al senso di responsabilità verso il mondo intero.

Younis Tawfic

Leave a Reply