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COP 28, DOPO IL “NEGAZIONISMO CLIMATICO” ACCORDO (STORICO)? CON GLI EMIRATI ARABI

By 19/12/2023No Comments

A Dubai confronti e scontri inevitabili con i maggiori produttori di petrolio – Il segretario ONU Guterrez, impone una soluzione: inserita la clausola dell’eliminazione graduale, entro il 2050 dei combustibili fossili

Dal 30 novembre al 12 dicembre, Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, ha ospitato la COP 28 (la 28a conferenza delle Nazioni Uniti sui cambiamenti climatici), che ogni anno vede riunire i delegati ed i ministri di 197 Paesi per determinare l’ambizione e le responsabilità in materia di azione per il clima, nonché per individuare e valutare le misure per il clima.
Obiettivo principale della COP 28 è quello di attuare in concreto gli accordi raggiunti a Parigi in materia di clima e, in particolar modo, di mantenere l’aumento della temperatura mondiale entro i +1,5 gradi, soglia oltre la quale il cambiamento climatico sarà definitivo.
L’UE ha svolto un ruolo di primo piano e si è posta obiettivi ambiziosi sia dal punto di vista di azioni concrete ed efficaci per contrastare il cambiamento climatico, sia da punto di vista dei finanziamenti. In questi anni, come ha ricordato durante il suo intervento il Presidente Charles Michel, l’Unione Europea ha ridotto le emissioni di gas ad effetto serra del 30% rispetto ai livelli del 1990; e gli obiettivi che si è prefissata di raggiungere sono altrettanto ambiziosi. Innanzi tutto, c’è la necessità di triplicare l’efficienza energetica, ma soprattutto bisogna cessare la dipendenza dell’Ue dai combustibili fossili e raggiungere entro il 2030 un sistema energetico mondiale completamente o prevalentemente decarbonizzato.
Non si può non sottolineare che l’Unione Europea è, a livello mondiale, il maggior finanziatore di fondi pubblici per il clima. Solo nel 2023 l’Ue ha investito 23 miliardi di euro ed è stato approvato da tutti gli Stati membri un contributo di 220 milioni di euro al fondo per le perdite e i danni allo scopo di soccorrere i Paesi più poveri e più esposti alle conseguenze del cambiamento climatico.
L’Ue, inoltre, ha adottato una delle normative più severe a livello globale in materia di clima, proprio per contrastare gli effetti del gas serra, le cui emissioni nell’Unione Europea sono state ridotte del 32,5% rispetto al 1990, pur essendo responsabile solo del 7% circa delle emissioni globali di gas serra.
Lo stesso Papa Francesco è intervenuto con un videomessaggio durante la COP 28, spronando i Governi ad attuare politiche concrete secondo gli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi. Sottolineando ancora una volta come sia l’uomo l’unico responsabile del cambiamento climatico, il Papa ha ribadito che: “L’ambizione di produrre e possedere si è trasformata in ossessione ed è sfociata in un’avidità senza limiti, che ha fatto dell’ambiente l’oggetto di uno sfruttamento sfrenato. Il clima impazzito suona come un avvertimento a fermare tale delirio di onnipotenza. Torniamo a riconoscere con umiltà e coraggio il nostro limite quale unica via per vivere in pienezza”. Francesco ha, inoltre, difeso i Paesi più poveri, evidenziando come non possa essere attribuito a questi ultimi la colpa del cambiamento climatico, in quanto sono responsabili di appena il 10% delle emissioni inquinanti, mentre si sta assistendo ad un divario sempre più grande tra i “pochi agiati e i molti disagiati”.
“Questi sono in realtà le vittime di quanto accade: pensiamo alle popolazioni indigene, alla deforestazione, al dramma della fame, dell’insicurezza idrica ed alimentare, ai flussi migratori indotti”. Il Pontefice ha concluso il suo messaggio con un augurio ed una speranza “con il denaro che si impiega nelle armi e in altre spese militari costituiamo un Fondo mondiale per eliminare la fame e realizzare attività che promuovano lo sviluppo sostenibile dei Paesi più poveri, contrastando il cambiamento climatico”.
La stessa Giorgia Meloni, nel suo intervento ha ribadito che anche l’Italia “sta facendo la sua parte nel processo di decarbonizzazione in modo pragmatico”, sottolineando come sia necessaria una sostenibilità ambientale che non comprometta la sfera economica e sociale, e che bisogna puntare verso una graduale sostituzione dei combustibili fossili con fonti rinnovabili. Il Presidente del Consiglio ha evidenziato, infine, come l’Italia stia indirizzandosi a diventare “hub strategico per l’energia pulita, sviluppando le infrastrutture e la capacità di generazione necessarie “nel Mediterraneo.
Durante la conferenza di Dubai è stato presentato anche l’ultimo bollettino del Servizio Copernicus Climate Change (C3S), finanziato dall’Ue, che ha rimarcato come il 2023 sia stato l’anno più caldo da quando si misura la temperatura della Terra; e si è ribadito come la situazione non potrà migliorare finché le concentrazioni di gas serra continueranno ad aumentare, e si proseguirà ad avere temperature sempre più alte con ondate di caldo e siccità. E per il Global Carbon project (gruppo che riunisce oltre 90 università ed istituti di ricerca nel mondo) la situazione si presenta ancora più drammatica: è inevitabile che la soglia di 1,5° C di riscaldamento globale venga superata costantemente per diversi anni; e sussiste ben il 50% di possibilità che ciò possa avvenire in soli sette anni.
E resta proprio il carbone l’inquinatore principale rappresentando il 41% delle emissioni globali, il cui utilizzo è notevolmente aumentato specialmente in India ed in Cina; così come sono in aumento le emissioni del petrolio (32% del totale). È per questo motivo che ha fatto discutere la presenza massiccia alla Cop 28 dei rappresentanti dei BIG del petrolio, gas e carbone. Le stesse parole di Sultan Ahmed Al Jaber (ministro dell’industria degli Emirati Arabi Uniti, nonché presidente di turno della Conferenza) hanno suscitato scalpore e polemiche. Durante un evento on-line ha sostenuto che “non esiste alcuna scienza che affermi che l’eliminazione graduale dei combustibili fossili porti a questo risultato”. Lo stesso segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, si è detto preoccupato e ha parlato di “negazionismo climatico”.
A conclusione di un’intera giornata di dibattito acceso che si è protratto fino a notte inoltrata, in cui la maggioranza dei rappresentanti mondiali ha chiesto che nel testo conclusivo della Cop 28 fosse inserito esplicitamente la necessità dell’eliminazione graduale dei combustibili fossili, mentre i rappresentanti dell’OPEC bloccavano tale possibilità, si è giunti ad un accordo che da più parti è stato definito storico. Per la prima volta in assoluto, infatti, nella storia della Cop i 197 delegati hanno approvato il “Global Stocktake”, nel cui testo è stata inserita esplicitamente la dicitura “combustibili fossili”, e la loro graduale eliminazione entro il 2050.
L’auspicio è che tali parole vengano messe effettivamente in pratica e si trasformino in azioni concrete e non rimangano solo scritte su carta.
Antonella Formisano