editorialePOLITICA

CORRUZIONE, DANNI ALLA SOCIETA’ MA C’E’ MAGGIOR FIDUCIA NELLO STATO

By 24/11/2023No Comments

Transparency International Italia: il nostro Paese al 17° posto su 27 membri dell’Unione Europea – Guadagnati 12 punti rispetto al 2012 anno d’inizio dell’indagine – Con la legge 190 è migliorata l’attenzione alla legalità e all’etica del sistema pubblico – Le funzione pratiche del Piano Nazionale Anticorruzione

L’impegno del nostro Paese nella lotta al cattivo funzionamento della Pubblica Amministrazione inizia a dare buoni frutti. Transparency International Italia – associazione contro la corruzione – colloca il nostro Paese in posizioni migliori nella classifica europea, rispetto al 2012, anno di partenza dell’indagine. Transparency redige, periodicamente, un indice della percezione della corruzione nei diversi paesi del mondo, misurando, in sostanza, come i cittadini percepiscono lo Stato dal punto di vista del suo funzionamento complessivo e, per converso, del senso di corruttela e maladministration – e quindi corruzione – che avvertono nella loro vita quotidiana.
Complessivamente l’Italia guadagna dodici punti, passando dai 42 del 2012 ai 56 del 2022. Questo significa che è migliorata la percezione sul funzionamento dello Stato, con una crescita che colloca l’Italia al 17° posto su 27 Paesi membri dell’Unione Europea. E’ pur vero che il punteggio medio europeo è di 66/100, per cui il nostro Paese è al di sotto di 10 punti, ma la crescita costante in 10 anni è sicuramente un indice di cui essere soddisfatti.
Ma cerchiamo di capire cosa sia successo, nel frattempo, che abbia consentito questa risalita. Tutta la normativa in tema di anticorruzione, introdotta a partire dal 2012, con la legge n. 190, ha innescato una nuova tendenza nell’approccio al fenomeno della maladministration, con un’attenzione particolare all’etica e alla legalità nel sistema pubblico dello Stato. Generalmente si parla di lotta alla corruzione, ma il significato del termine “corruzione”, nel nostro caso, ha un valore più ampio, non solo limitato ai reati specifici previsti dal codice penale (i cosiddetti reati contro la pubblica amministrazione), quanto piuttosto tutte le situazioni in cui – a prescindere dalla rilevanza penale – venga in evidenza un malfunzionamento dell’Amministrazione a causa dell’uso a fini privati delle funzioni attribuite. La “corruttela”, infatti, costituisce una delle principali cause di inefficienza dei servizi destinati alla collettività, del dissesto della finanza pubblica, nonché della disaffezione dei cittadini verso le istituzioni.
Corruzione è quindi inefficienza, ritardi, spreco di danaro pubblico, sperpero, malfunzionamento, insomma l’insieme di quelle situazioni che rendono opaca l’immagine dello Stato e delle Istituzioni che lo rappresentano. Con la legge 190 del 2012, però, viene introdotto per la prima volta in Italia il Piano nazionale Anticorruzione, con la costituzione dell’Anac (l’Autorità Nazionale Anticorruzione): a seguire ogni pubblica amministrazione, centrale o territoriale, adotta un proprio piano, nomina un responsabile anticorruzione, si dota di propri codici di comportamento, approva e adotta nuove disposizioni e misure organizzative per prevenire il fenomeno corruttivo.
Questo massiccio “corpus” di interventi normativi e amministrativi definisce, oggi, lo strumento principale alla lotta della maladministration nella pubblica amministrazione, con un’attenzione particolare alla capacità di autoorganizzazione degli enti orientata alla introduzione di una nuova etica del lavoro pubblico. E’ evidente come problemi endemici quali le disfunzioni dell’apparato pubblico non possano certo essere risolti in tempi ristretti e con misure approssimative: il percorso iniziato nel 2012, però, ha avviato una seria riflessione sui fenomeni corruttivi, sviluppando nel contempo una maggiore consapevolezza del fenomeno e una migliore attenzione alle cause e possibili soluzioni. La costruzione dei piani anticorruzione nei singoli enti ha portato, se non altro, a individuare misure organizzative più efficienti, capaci di dare risposte sintomatiche al cattivo funzionamento. Così nasce la rotazione periodica dei dirigenti e dei funzionari, destinati ad un ricambio fisiologico nei propri ruoli apicali: la permanenza “storica” di una persona nella funzione porta spesso ad una assuefazione, ad una riduzione dell’interesse e della capacità, anche ad un affievolimento delle proprie difese immunitarie verso i possibili casi di corruttela. In buona sostanza la periodica rotazione delle persone nei ruoli di comando spinge ad un rinnovo dei compiti, della visione, dell’impegno stesso, ma soprattutto sottrae nicchie di potere a soggetti che, nel tempo, consolidano posizioni di possibile privilegio. Ma anche l’introduzione di una maggiore attenzione al conflitto di interessi dei funzionari pubblici ha prodotto ottimi risultati. Oggi ogni dipendente pubblico, nell’esercizio delle sue funzioni, deve espressamente dichiarare che i propri interessi personali non siano in contrasto con gli interessi pubblici che deve perseguire; in buona sostanza deve dire, esplicitamente, che la sua azione pubblica non crea vantaggi, diretti o indiretti, alla sua situazione personale, o di parenti e amici.
Sembrerebbe scontato, ma l’obbligo di dichiaralo, oggi, spinge molto di più a fare attenzione, crea maggiore consapevolezza nel funzionario pubblico, favorendo l’emersione di “conflitti” tra pubblico e privato che spingono il dipendente ad astenersi dalla decisione e ad essere sostituito. Gli strumenti organizzativi che la normativa anticorruzione mette a disposizione della pubblica amministrazione sono numerosi, ognuno di essi consente, se applicato correttamente, di prevenire la maladministration e generare attività più performanti ed eticamente legali.
Questo significa che la prevenzione della corruzione non rappresenta uno strumento repressivo o sanzionatorio, quanto una misura “preventiva” finalizzata a scongiurare le situazioni dubbie, opache, incerte, che potrebbero generare la corruttela. Del resto la credibilità di un “Sistema Paese” nasce anche dall’affidabilità complessiva dello stesso: l’instabilità politica, il sistema normativo “alluvionale”, i ritardi della giustizia, le inefficienze della pubblica amministrazione, il senso diffuso di corruttela e maladministration allontanano l’attenzione degli investitori, creano sfiducia, generando un costo elevatissimo in termini di marketing territoriale e di competitività. Purtroppo le nostre cronache sono infarcite di notizie negative sugli appalti, sui condizionamenti della malavita organizzata, sull’economia sommersa, l’evasione fiscale e quant’altro: la somma di questi valori negativi genera sfiducia e instabilità, compromettendo l’immagine dell’Italia. Anche l’arrivo delle ingenti risorse legate al PNRR ha creato allarme dal punto di vista della maladministration, al punto da dover introdurre un meccanismo di monitoraggio e controllo rafforzato, con un’attenzione particolare ai processi che generano flussi di denaro.

Così le pubbliche amministrazioni titolari degli interventi hanno introdotto specifiche misure anticorruttive, rafforzando i propri sistemi di controllo interno; la Corte dei Conti è stata chiamata ad una vigilanza attenta e stringente; persino le forze di polizia hanno stipulato protocolli con le pubbliche amministrazioni per creare canali privilegiati di informazione e di indagine (si pensi ai numerosi accordi siglati da amministrazioni locali e Guardia di Finanza).
E’ evidente, comunque, che chi intende delinquere potrà continuare a farlo, assumendosi ovviamente la responsabilità di ogni azione delittuosa: ma la prevenzione della corruzione può essere utile anche in questo caso, perché essa opera infatti su due livelli. Il primo, nel rendere più difficile delinquere, nel momento che l’introduzione di maggiori controlli, il rafforzamento delle procedure, la blindatura dei processi amministrativi, rendono meno agevole aggirare le norme e trovare scorciatoie illegali. Il secondo, ben più significativo e importante, nel creare una consapevolezza nuova del valore pubblico dell’attività amministrativa, attraverso la valorizzazione dell’etica e della legalità, la formazione costante dei dipendenti pubblici, l’individuazione di misure organizzative appropriate e idonee, la crescita del benessere organizzativo che crea senso di appartenenza e condivisione degli obiettivi. E’ evidente che il cammino da compiere è ancora lungo e che i segnali incoraggianti che percepiamo non sono risolutivi: è altrettanto evidente, però, che la direzione parrebbe quella giusta, che parlare di etica, di integrità, di legalità, spinga comunque ad una maggiore attenzione, ad interrogarsi sui ruoli, sulle funzioni, in modo da recuperare il senso a volte smarrito di un impegno civico maturo, attento, da cittadini adulti e responsabili.

Giuseppe Formichella