POLITICA

ELEZIONI USA: BIDEN LA RISPOSTA MIGLIORE (CHIUNQUE SIA), MA NON IL “CATTIVO CLOWN”

By 20/12/2023No Comments

Le presidenziali statunitensi del 2024 nella approfondita analisi di Ciro Santoriello – La Corte Suprema del Colorado esclude Trump dalle Primarie – Le ipotesi più articolate, sul delicato e complesso quadro della democrazia americana – Biden guardi al centro, suo naturale serbatorio; al centro sinistra, ma si guardi dalle fantasiose promesse dell’ex presidente.

Recentemente Biden ha detto e ripetuto più volte, che la sua scelta di ricandidarsi – contraddicendo peraltro quanto promesso in occasione della sua prima candidatura nel 2020 – è essenzialmente dettata dalla circostanza che molto presumibilmente a guidare il campo avverso sarà, come nella precedente occasione, Donald Trump.
Ora, che battere Trump sia un imperativo morale e politico a noi pare assolutamente indiscutibile ed evidente. Non bastassero i disastri e gli atteggiamenti da clown che ha assunto nel corso della sua presidenza – e che sono stati anche narrati da suoi supporters -, non bastassero le sue responsabilità, quanto meno politiche, nei fatti del 6 gennaio 2021 nell’assalto a Capitol Hill, a confermare la necessità di far di tutto per evitare che costui ritorni alla presidenza stanno le sue dichiarazioni circa il suo programma.
Si consideri in proposito che la Corte Suprema del Colorado, ha deciso che Trump non può partecipare alle primarie del 2024, proprio per i fatti a Capitol Hill. Bisognerà attendere però la decisione della Corte Suprema di New York, che gode della maggioranza dei giudici repubblicani.
Come ricostruito in diversi articoli di autorevoli quotidiani americani – si veda da ultimo l’articolo di Kagan su il Washinton Post – Trump promette di scegliere suoi fedelissimi per nominarli ed introdurli in tutti i 4000 posti chiave del governo e delle agenzie federali per i quali la Casa Bianca ha poter i di nomina, ha detto che procederà al licenziamento di 50 mila funzionari con incarichi amministrativi di rilievo da sostituire con dirigenti fedeli al programma America First del nuovo presidente, provvederà alla “militarizzazione” del ministero della Giustizia chiamato a eseguire le vendette del nuovo leader contro i repubblicani che lo hanno contestato e i democratici (a partire da Biden) che, secondo lui, lo stanno perseguitando attraverso i tribunali.
Non bastasse quanto detto, si prevede l’uso dell’esercito contro le prevedibili manifestazioni di piazza invocando l’Insurrection Act del 1807 per giustificare lo scavalcamento della legge in base alla quale i soldati difendono l’America solo dalle minacce esterne ed infine si darà la caccia agli immigrati senza documenti (richiedenti asilo compresi) da deportare in massa.
Pur volendo riconoscere in tali promesse una buona dose di retorica elettorale, e pur volendo mantenere una fiducia nel sistema di checks and balances che da sempre contraddistingue la democrazia americana, è comunque difficile negare che Trump sia un politico tutt’altro che apprezzabile e che il suo eventuale successo avrebbe effetti decisamente deleteri per la democrazia U.S.A. Tuttavia, riconosciuto che “anyone but Trump 2024”, la domanda da porsi è perché Biden dovrebbe essere la soluzione migliore per battere il tycoon dagli orribili capelli arancioni.
Certo, è difficile negare che l’attuale presidente americano può vantare a suo favore alcuni significativi elementi, come la sua esperienza, la sua capacità di trovare compromessi ed accordi non solo nel tempestoso mare della politica nazionale, ma anche nell’ancora più convulsa politica estera, così come non sono da disprezzare i risultati economici raggiunti in questi ultimi 4 anni – si pensi ad esempio al tasso di disoccupazione, da tempo non così basso, o alla capacità di fornire adeguate risposte all’inflazione. Nel contempo, però, i limiti di Biden sono noti: la sua vecchiaia, la sua sempre più evidente incapacità di reggere i ritmi e le fatiche imposti dalla politica, la scarsa presa presso l’elettorato giovanile, circostanza presumibilmente legata alla sua età – e limite che invece Trump, anch’esso certo non molto giovane, pare non incontrare.
Ed allora, se le criticità ed i dubbi che circondano la figura di Biden non sono certo pochi e rendono molti perplessi sulla sua candidatura, per quali ragioni si ritiene comunque che l’attuale presidente americano sia la migliore risposta a Trump, colui che ha maggiori probabilità di sconfiggerlo alle urne?
A nostro parere, le ragioni per cui molti ritengono che Biden abbia maggiori possibilità rispetto agli altri di affermarsi nella nuova competizione elettorale del 2024 rinvenibili nel suo carattere moderato ovvero nella sua capacità di attrarre i consensi del cosiddetto centro. Dietro, altrimenti, la caratteristica vincente dell’attuale presidente americano sarebbe rappresentata dalla sua capacità di saper far convergere verso di sé da un lato i voti democratici e dall’altro i voti di volti repubblicani spaventati se non addirittura disgustati da Trump, senza che questa capacità di porsi al centro del sistema elettorale USA comporti per Biden il rischio di perdere i voti di quanti nel partito democratico preferirebbero un presidente maggiormente schierato a sinistra.
A ben vedere, si tratta della riproposizione di una classica affermazione della teoria politica secondo cui in un sistema bipartitico come quello americano, le lezioni si vincono inevitabilmente al centro ovvero attirando e garantendosi il consenso di quanti, nell’ambito dei due schieramenti contrapposti, sono disponibili a valutare la proposta politica avanzata dal candidato della parte avversaria quando la posizione assunta dal candidato del proprio partito pare eccessivamente estremista o eccentrica rispetto alla tradizione.
Se si ritiene corretto che per vincere una competizione elettorale è essenziale la conquista del centro del dibattito politico, allora non solo la ricandidatura di Biden sembra vincente – per le sue caratteristiche e la sua storia personale – ma anche la sua condotta e le sue scelte con cui si sta avvicinando alla scadenza del prossimo anno sembrano assolutamente apprezzabili: piuttosto che inseguire le pretese e le richieste dell’ala sinistra del suo partito (la cd. Squad), i cui voti comunque sarebbero a sua disposizione essendo impensabile che Ocasio Cortes e gli altri esponenti di questa corrente del partito facciano mancare a Biden il proprio sostegno consentendo così a Trump di prevalere, Biden avrebbe intelligentemente scelto di “rendersi appetibili” i sostenitori del partito democratico che si sentono lontani dagli eccessi del trumpismo e sono presumibilmente disponibili a votare una soluzione bipartisan.
Tutto logico dunque? Tutto condivisibile? Posto che per vincere bisogna conquistare il centro, chi meglio di Biden per attrarre i voti in fuga dal partito repubblicano ormai ostaggio dalle mattane di Trump?
In realtà, a nostro parere, il calcolo elettorale del presidente U.S.A. dà per scontata una circostanza che è tutt’altro che pacifica ovvero che negli Stati Uniti esista ancora un centro, uno spazio condiviso di valori, di principi collettivi, rispetto al quale il soggetto che meglio si presta a rappresentarli e darne voce è presumibile venga maggiormente apprezzato dagli elettori.
In sostanza, nella posizione di Biden c’è un’affermazione forte, ovvero che Trump ed i suoi seguaci sono stati un fenomeno estemporaneo della realtà americana, la loro vittoria nel 2016 rappresenta un unicum facilitato anche dagli errori della Clinton – e che non bisogna ripetere nel 2024 – e destinato a non riproporsi perché il popolo americano ha ben chiaro quali sono i fondamenti della loro nazione democratica. Temiamo, tuttavia, che tali considerazioni non possano essere così granitiche. Trump, con i suoi innumerevoli difetti, ha colto un profilo delle moderne democrazie – che non caratterizza solo il sistema americano ma è attuale, ad esempio, anche in Europa – e cioè che quel “comune sentire”, quella comunanza di valori e principi, quel sentirsi parte di un unico progetto politico e collettivo stia venendo meno nel mondo contemporaneo.
Biden parla al popolo americano pensandolo come un soggetto unitario, pur nelle differenze di opinioni politiche, che cerca di rappresentare con riferimento alle posizioni più moderate e ragionevoli; Trump, invece, scommette sulla mancanza di questa unità e parla ai singoli solleticando il loro risentimento ed il loro egoismo e forse non sbaglia…
Biden è una figura tragica. Da un lato, sa che un vero presidente deve unire e non spaccare una nazione; dall’altro, però, per unire rischia di facilitare la vittoria di Trump che non ha scrupoli morali e non esita a mettere gli individui uno contro l’altro, cavalcando l’odio ed il risentimento individuale aumentando così le sue chanches di essere rieletto.
Biden ha un’immagine, a nostro parere, fortemente edulcorata ed eccessivamente positiva del funzionamento della democrazia U.S.A. e così facendo rischia di non cogliere i numerosi problemi che non sono risolti e soprattutto le numerose ingiustizie che proprio grazie al gioco democratico continuano a prosperare ed a far emergere quella rabbia su cui conta Trump per vincere. Davvero è possibile parlare acriticamente di unità, di ragionevolezza e moderazione in uno Stato in cui le disuguaglianze sociali sono enormi, in cui non esiste una sanità pubblica, in cui l’istruzione è riservata a poche persone e le inefficienze e la fatiscenza della scuola pubblica aumenta le diseguaglianze di opportunità?
Accade così che mentre Trump, con il suo estremismo, è certo di essere il paladino dell’alt right e di far convergere verso di sé i voti di quanti, sempre più numerosi, si riconoscono in questo movimento di opinione; Biden, rinunciando ad ammettere le criticità della democrazia americana e nella costante ricerca di soluzioni moderate, rischia di perdere il consenso di una significativa parte dell’elettorato democratico, in particolare di quanti non sono disposti a chiudere gli occhi ed a votare chiunque purché non sia Trump.
Biden va alla ricerca del centro del quadro politico, ma nel farlo stia attento a non scoprirsi sul fronte sinistro del suo partito, anche perché non tutti gli estremismi sono uguali: le farneticazioni dei sostenitori del QAnon non hanno la stessa dignità di chi pretende misure per ridurre le disuguaglianze e le ingiustizie sociali.

Ciro Santoriello