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FERRO E FUOCO “HOMO SAPIENS” E LA FORZA DISTRUTTIVA

By 23/11/2023No Comments

Perché esseri “originali” che si aprono alla vita diventano artefici di tante atrocità? – L’ansia logorante del potere – L’espansionismo e il sopravvento di un distorto concetto di economia – Si distrugge ciò che si è costruito – La vera sapienza è nella Natura

Uno dei tanti principi a cui l’Homo sapiens si è ispirato nella sua ultra-millenaria esperienza, è la conquista degli spazi territoriali altrui. E, per conquistarli, ha dato ampio sfogo alla propria bestiale aggressività. Ha inventato armi rudimentali: la clava, le frecce di pietra durissima, lance di bronzo e ferro, spade, pugnali. Poi, affinando la propria malefica intelligenza, attraverso secoli di studio, ha capito che chi avesse inventato e costruito armi sempre più micidiali, avrebbe potuto starsene rincantucciato nei laboratori di morte e mandare gli altri, i soldati, gli “eroi”, a combattere per la gloria, a morire.
Liquidare così, tutto in due parole, sembrerebbe voler affrontare un argomento tremendamente complesso, esistenziale, dell’evoluzione dell’uomo con frasi banali di circostanza. Non è così. Bisogna prendere l’Uomo per quel che è, guardarlo bene negli occhi. Cercare di capire il perché di tanta furia distruttiva valutando le infinite ragioni che governano il suo comportamento, senza farsi mai coinvolgere dalle emozioni. Facile a dirsi, difficilissimo se si vuole comprendere un meccanismo meraviglioso e al tempo stesso diabolico.
L’Uomo, da sempre, creatore e manipolatore di idee, ha indossato due abiti mentali: l’uno, dell’artista poliedrico, alle prese con i colori della vita, della natura, della musica, della poesia, delle arti, dell’estrema genialità; l’altro, dell’essere tragico, che dipinge di rancore tutto ciò che pensa, che non lascia spazio ai chiaroscuri, alle emozioni.
Questa seconda nefanda dimensione ha prevalso in tutto il pianeta con lo spietato obiettivo di distruggere culture millenarie, e, con esse, inevitabilmente, ciò che di pregevole era stato fatto.
La storia dell’umanità è storia nota. L’uomo, dal Novecento fino ai nostri tragici giorni, ha “arricchito” la propria esistenza di mostruosità: bombe atomiche, ordigni nucleari, bombe al fosforo bianco, bombe a grappolo, odio verso il prossimo.
Una storia che ha radici profonde, domina il pensiero contemporaneo, in cui tutto sembra essere giustificabile ed a cui tutti si attengono in modo assolutamente becero, degradante fino all’annientamento. L’homo sapiens ha trascorso secoli a distruggere, ricostruire, continuare a distruggere, senza soluzione di continuità. Con odio feroce verso la vita che non ha uguali in ogni essere vivente. Nessun animale al mondo è mai vissuto per distruggere il proprio habitat, la propria foresta, la savana, i boschi, le montagne. L’uomo sì. Non pensa ad altro. Arrovella il cervello e la propria sapienza per concepire atroci misfatti, dichiara guerra a sé stesso, alla natura, sfida gli eventi più temerari per togliere la vita a chi ama la vita, a chi si apre alla vita, al fratello, alla sorella, alla madre, al padre, con un solo intento: giustificare la propria prepotente esistenza.
L’homo sapiens aguzza l’”ingegno”, studia, scopre gli arcani dell’universo, i marchingegni che regolano l’universo, le medicine che guariscono i malati, e si perde tra “micidiali giochi d’artificio” che seminano morte, distruzione. Le donne creano i loro figli e al tempo stesso i compagni inventano ordigni di morte che uccidono i bimbi che essi stessi hanno contribuito a mettere al mondo. E’ l’uomo il colpevole di tanto degrado. Le invenzioni per ridurre le distanze, per avvicinare i popoli hanno creato catastrofi ultrasecolari, il “genocidio dei genocidi” della seconda guerra mondiale, ed oggi, nel terzo millennio, lo sterminio continua e non risparmia neppure gli artefici di questo malefico, estenuante pensiero.
Il mondo si tinge di sangue. Israele, Palestina, Medio Oriente, Ucraina, “Striscia di Gaza”, Sud – Centro – Nord Africa, Sud America, guerre mai dichiarate, improvvise e continue guerriglie con migliaia di morti innocenti, attentati, in ogni nazione; giovanissimi americani che uccidono i loro coetanei imbracciando armi da guerra; terroristi che accoltellano per strada persone che non conoscono, preda anch’essi della consapevole follia che lacera gli esseri umani. Per ogni missile che rade al suolo residenze civili, ospedali, si invoca la “Pace” o “almeno una tregua”, una “pausa…” per ricominciare a distruggere senza tregua.
Invocazioni ormai prive di profonde emozioni, che coinvolgono anche le religioni e si infrangono dinnanzi all’ansia di potere economico che rende ciechi, schiavi di sé stessi, coloro che vivono l’illusione dell’onnipotenza e non si accorgono della loro fragilità, della loro miseranda esistenza, priva di ideali, di condivisione di amore e fraternità. Sono morti che camminano. Non c’è mai stata pace neppure tra gli ulivi della Terra santa. L’uomo ha definitivamente perduto la sapienza.

Armando Caruso