POLITICA

FONDI RUSSI CONGELATI PER SALVARE L’UCRAINA LA DECISIONE FINALE AL G7 DI GIUGNO IN PUGLIA?

By 23/05/2024Maggio 24th, 2024No Comments

Dall’affermazione di Dombrovskis “la Russia pagherà direttamente per i suoi crimini” alle perplessità della BCE che teme la sfiducia internazionale nella moneta unica – Il dilemma: utilizzare tutti i beni russi o soltanto gli interessi e proventi maturati? – Prevarrà la seconda soluzione – Finanza e industria delle armi, una girandola miliardaria, cifra per cifra – Le pressioni di Biden sulla Premier Meloni e le aspettative per l’incontro di Borgo Ignazia

“La Russia pagherà direttamente per i suoi crimini”. Sono le parole pronunciate dal vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, all’indomani dell’accordo “di principio” raggiunto dai 27 Paesi membri dell’Ue sull’utilizzo dei profitti dei beni russi congelati nell’Unione europea per armare l’Ucraina.
Dunque, in senso letterale, soldi della Russia saranno utilizzati per aiutare e sostenere l’Ucraina, sia dal punto di vista militare che della ricostruzione. Come in una sorta di contrappasso dantesco, quindi, gli interessi sui beni congelati nell’Unione Europea saranno messi a disposizione dell’Ucraina, per decisione, appunto, degli ambasciatori- rappresentanti permanenti – dei 27 Paesi membri dell’UE.
Dombrovskis ha commentato: “Grande progresso: gli ambasciatori presso l’UE hanno concordato il prossimo passo sull’utilizzo dei profitti derivanti dai beni russi congelati per sostenere l’Ucraina. Una volta formalizzato, dobbiamo far arrivare i fondi all’ Ucraina il prima possibile. Il primo miliardo dovrebbe essere trasferito entro l’estate, principalmente per il sostegno militare”.
Una decisione sicuramente non facile, raggiunta attraverso un confronto serrato tra le diverse anime comunitarie, dalle posizioni più estreme (utilizzare tutti i beni russi congelati) a quelle più caute (che suggerivano di non procedere in nessun modo con l’utilizzo di tali fondi), ma che alla fine ha visto prevalere un accordo di compromesso, è cioè utilizzare (per ora) solo gli interessi (e i proventi) che maturano periodicamente sull’ammontare dei beni congelati.
Ma di quali beni parliamo e di quali somme? Si tratta di una cifra compresa fra i 2,5 e i 3 miliardi di euro per il 2024. Il 90% della somma sarà destinata all’assistenza militare per l’esercito di Kiev tramite il fondo European Peace Facility, mentre il 10% alla ricostruzione del Paese. Si tratta dei proventi su beni russi congelati: dall’invasione dell’Ucraina del 2022, circa 210 (300 secondo altre stime) miliardi di euro di beni della banca centrale di Mosca sono stati congelati nei Paesi dell’Unione, principalmente presso la società belga Euroclear. È previsto anche che Euroclear possa prelevare lo 0,3% dei proventi per compensare i propri costi amministrativi, una sorta di commissione per la gestione dei proventi stessi.
Il governo ucraino avrebbe sperato – e ha esplicitamente chiesto – che l’Ue procedesse con la confisca dei beni russi veri e propri (quindi dei 210 miliardi) consegnandoli all’Ucraina, per fare in modo che ripaghino almeno in parte i costi derivanti dall’aggressione. L’accordo raggiunto dovrà essere ora formalizzato dai ministri dei Paesi membri dell’UE, probabilmente per la fine del mese di giugno, in quanto secondo il governo belga, che detiene la presidenza del Consiglio dell’Ue, la prima tranche di aiuti dovrebbe arrivare all’Ucraina nel mese di luglio.
Giugno è anche il mese in cui l’Italia ospiterà il G7 in Puglia: il presidente americano Biden ha anticipato alla premier Meloni di nutrire forti aspettative sull’incontro di Borgo Egnazia, chiedendo all’Italia un impegno concreto nel definire il modello di aiuti, anche militari, all’Ucraina. Probabilmente l’accordo sull’uso dei beni congelati uscirà proprio dal summit pugliese, alla luce della possibilità di confronto tra i grandi Paesi in termini di operatività dell’intervento e di possibili conseguenze anche negative.
La Banca Centrale Europea, ad esempio, ha espresso forti perplessità sull’iniziativa: secondo gli analisti una iniziativa di questo tipo rischierebbe di compromettere la fiducia internazionale nella moneta unica, ma anche di insospettire investitori stranieri circa l’affidabilità del mercato finanziario dell’UE. Inoltre un atto di forza sui beni russi potrebbe portare ad ulteriori misure ritorsive da parte della Russia rispetto all’Europa. Desta preoccupazione anche la difficoltà ad individuare una solida base giuridica, nel diritto internazionale, capace di dare piena giustificazione all’iniziativa dell’utilizzo dei proventi dei beni.
Il Cremlino, infatti, ha già fatto sapere che se l’accordo dovesse essere attuato saranno adottate immediate contromisure, non ultima quella di iniziare, attraverso azioni legali, un contenzioso giudiziario che potrebbe durare decenni. Del resto la capacità di “reazione” di Mosca è stata già anticipata con il recente trasferimento temporaneo delle sussidiarie russe di Ariston e di Bosch alla Gazprom Domestic Sistem. Ciò ha generato forti preoccupazioni e l’iniziativa europea potrebbe determinare una fuga di capitali dalle banche europee: Arabia Saudita e Indonesia si sono già dichiarate preoccupate per i loro fondi in Europa, così come Francia e Germania temono la fuga degli investitori. Spingono molto sull’acceleratore, al contrario, paesi con Stati Uniti, Canada e Giappone, mentre i 27 membri dell’UE sono riusciti a superare le resistenze interne, anche dei Paesi tradizionalmente neutrali, quali Austria, Irlanda, Cipro e Malta.
A proposito di Usa, occorre ricordare come nei giorni scorsi Biden ha firmato un pacchetto complessivo di aiuti da 95 miliardi a Ucraina, Israele e Taiwan, approvato dal Senato. Di questi il disegno di legge prevede 60,84 miliardi di dollari per affrontare il conflitto in Ucraina, di cui 23 miliardi di dollari per rifornire le armi, le scorte e le strutture statunitensi, 14 miliardi di dollari per l’Iniziativa di assistenza alla sicurezza in Ucraina, un programma che contribuisce alla formazione delle forze armate ucraine e fornisce attrezzature, 8 miliardi di dollari in assistenza non militare, tra cui l’aiuto al governo ucraino per il pagamento degli stipendi e, infine, 1 miliardo di dollari per finanziare le attuali operazioni militari statunitensi nella regione, migliorare le capacità delle forze armate ucraine e incrementare la collaborazione tra Kiev e Washington in materia di intelligence. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ringraziato gli Stati Uniti per aver approvato il pacchetto di aiuti militari ed economici al suo Paese. “Sono grato al Senato degli Stati Uniti per aver approvato un aiuto vitale per l’Ucraina”, ha scritto Zelensky sui social media poco dopo l’ok al massiccio pacchetto di aiuti per Kiev.
Tornando agli aiuti europei, il valore, non solo economico, ma anche simbolico dell’iniziativa, però, ha riscosso grande successo nelle intenzioni dei Paesi Ue: “Accolgo con favore l’accordo politico di oggi sulla nostra proposta di utilizzare i proventi delle attività russe immobilizzate a favore dell’Ucraina. Non potrebbe esserci simbolo più forte e utilizzo migliore per quei soldi che rendere l’Ucraina e tutta l’Europa un posto più sicuro in cui vivere”, ha affermato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, mentre scrive sul suo profilo X il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni: “Via libera alla proposta di utilizzare i profitti straordinari degli asset russi congelati. Più fondi alla difesa ucraina”.
Ma quanti e quali sono stati, ad oggi, gli aiuti dei Paesi europei all’Ucraina? Il 24 aprile la Commissione Europea ha versato all’Ucraina una seconda rata di finanziamento pari a 1,5 miliardi di euro, mentre a marzo la prima rata versata era stata di 4,5 miliardi. In totale, il sostegno dell’UE all’Ucraina dall’inizio della guerra di aggressione della Russia ammonta a 98,5 miliardi di euro, di cui 49,4 miliardi di euro finora messi a disposizione da Team Europa per sostenere la resilienza economica, sociale e finanziaria complessiva dell’Ucraina, 32 miliardi di euro in misure di assistenza militare (tra cui un fondo di assistenza e la formazione di circa 47.000 soldati ucraini), fino a 17 miliardi di euro per aiutare gli Stati membri a rispondere ai bisogni degli ucraini in fuga dalla guerra verso l’UE (https://eu-solidarity-ukraine.ec.europa.eu/index_it). Nell’assistenza sono comprese iniziative di assistenza macrofinanziaria, sostegno al bilancio, assistenza emergenziale, fondi di risposta alla crisi e aiuti umanitari. Tra le varie iniziative europee, inoltre, l’UE è impegnata in azioni di ricostruzione dell’Ucraina, in attività finalizzate a garantire che la Russia sia punita per i crimini di guerra commessi e paghi per i danni causati, a sostenere l’Ucraina nei suoi sforzi per un’ulteriore integrazione nell’UE, inclusa l’adesione vera e propria, a porre in essere azioni positive per accogliere coloro che fuggono dall’Ucraina.
Da sapere (e ricordare), infine, che l’industria europea della difesa ha aumentato del 40% la sua capacità di produzione di munizioni e missili, per consegnare urgentemente munizioni e, se richiesto, missili all’Ucraina e aiutare gli Stati membri a ricostituire le loro scorte, introducendo misure mirate. Insomma “si vis pacem…”.

Giuseppe Formichella