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IL “MERITO” SECONDO VALDITARA A SCUOLA CLASSI DIFFERENZIALI

By 23/04/2024No Comments

La legge etnica cancellata da Andreotti nel 1977, torna di moda e crea forti reazioni per l’assurda discriminazione nei confronti degli studenti islamici – Altro che l’orribile espressione “integrazione” – Il convinto sostegno di Salvini suona così: “Come calpestare il diritto di tutti allo studio”

Le classi differenziali erano già state abolite nel 1977 durante il terzo governo Andreotti, adesso rispunta l’idea del nostro Ministro dell’Istruzione, il leghista Giuseppe Valditara. L’illuminazione, questa volta, riguarda la composizione etnica delle classi negli Istituti scolastici italiani.
Torna d’attualità parlare di “classi differenziali”, ossia quelle classi che erano state costituite all’inizio del ‘900 per separare gli studenti con deficit fisici e intellettivi dagli altri studenti, col risultato che avevano creato delle segregazioni vere e proprie nei confronti dei primi. Poi, fortunatamente, nel 1977 ci si rese conto della dannosità di questo provvedimento e vennero definitivamente cancellate per legge.
Adesso l’idea è ritornata a farsi viva con la decisione del Ministro dell’Istruzione Valditara, per rispondere alle polemiche che erano scaturite dopo la decisione di una scuola di Pioltello (MI) che avrebbe voluto chiudere il 10 aprile, in occasione della fine del mese del Ramadan.
Il Preside dell’Istituto, Antonio Fanfoni, aveva tenuto a sottolineare come la scelta non fosse di tipo politico, bensì per ragioni didattiche: infatti circa il 43% dei bambini iscritti nella sua scuola sarebbe straniero, in larga maggioranza di fede islamica, e quindi si aveva il legittimo interesse a non tenere aperta la scuola in un giorno in cui si sarebbero verificate numerose assenze.
Subito nel Paese del Merito si sono schierate le varie fazioni per chiedersi se sia legittimo chiudere una scuola per una festività religiosa straniera. In molti hanno ribadito come l’istruzione dovrebbe prescindere dalla religione in uno Stato laico come l’Italia. Il discorso però non varrebbe per le festività cristiane, che sono festività anche nazionali. A questo punto in molti hanno storto il naso per la disparità di trattamento anche con le altre religioni, tuonando di voler tenere chiuse le scuole anche per le festività di tutte le altre religioni.
In linea col pensiero prevalente, il Ministro Valditara non ha sentito ragioni e ha voluto proporre la sua idea. È andato a rispolverare le sopracitate classi differenziali, tanto dannose quanto inutili, allo scopo per cui erano state create, ma ci ha messo del suo. Non sarebbero più classi separate per gli studenti disabili, ma classi in cui inserire studenti che hanno una scarsa conoscenza della lingua italiana: praticamente classi separate solo per studenti stranieri.
In questa proposta è sostenuto anche dal suo collega e capo partito Salvini che, a fine marzo, seduto nello studio di “Porta a Porta”, ha proposto di fissare un limite massimo agli studenti stranieri nelle classi. Quello che il Ministro dei Trasporti non conosce, però, è che questo limite in realtà esisterebbe già (è del 30%) ed è stato voluto nel 2010 dall’allora Ministra dell’Istruzione Mariastella Gelmini, con alcune possibili deroghe.
In tutto questo discorso non si è mai tenuto conto della reale motivazione della scelta del Preside di Pioltello, ossia la necessità di prendere una decisione del genere. Un numero così elevato di assenze avrebbe portato a numerosi svantaggi, in primis ai bambini stessi, che scegliendo di festeggiare in famiglia la festività, avrebbero rinunciato ad una giornata di lezioni.
Gli stessi insegnanti si sarebbero trovati in una situazione anomala, avendo poco più di metà della classe e quindi non potendo portare avanti il programma scolastico né, tantomeno, programmare verifiche o interrogazioni. Per ultimi gli studenti stessi che invece, frequentando normalmente la scuola, sarebbero andati incontro ad una giornata probabilmente povera di insegnamenti e di utilità. Insomma, un’assurdità sotto ogni aspetto.
Le lamentele, giustamente, non sono mancate, con i genitori degli studenti non musulmani coinvolti che hanno dovuto trovare soluzioni alternative al mandare a scuola i propri figli, magari anche dovendo rinunciare per un giorno al proprio lavoro.
Ma a cosa è dovuta una situazione del genere? Ai troppi bambini musulmani nelle nostre scuole? Ricordiamo che, per Costituzione, nessuna scuola può rifiutare l’iscrizione di uno studente per motivi discriminatori, come l’etnia o la religione. Se aggiungiamo che in Italia ormai la media di figli per una donna italiana è di 1,24 secondo gli ultimi dati ISTAT, il calo delle nascite da madri italiane accumunato ad una media di figli più alta per le donne straniere (1,87) ha inevitabilmente portato ad una scuola più multietnica e necessariamente più inclusiva.
Quando un esponente politico, come Valditara, si esprime senza mezzi termini a favore di una scuola meno inclusiva, quasi razzista verrebbe da dire, appare chiaro come questo si dimostri un incredibile passo indietro rispetto al passato. Non è tanto una questione di integrazione, parola abusata e mal sopportata ai più, quanto una vera e propria necessità di collaborazione tra le differenti culture.
Questo aspetto, non trascurabile, rischia di avere un duplice beneficio per i bambini stessi, poiché saranno testimoni di insegnamenti e culture diverse dalla loro senza che, al contrario, debba essere forzatamente imposta solamente la nostra cultura ai figli degli stranieri residenti in Italia. Il secondo aspetto molto positivo di questa collaborazione non sarebbe prettamente pedagogico in senso stretto, quanto più un insegnamento a livello morale: si potrebbe finalmente iniziare a plasmare una generazione anti razzista sin dalla tenera età.
E il verbo “rischiare” è stato scelto volutamente, poiché certamente questo processo sarebbe a discapito dei voti di alcune compagini politiche, i cui capisaldi del programma sono proprio il razzismo e un generico odio verso il diverso. Questo rischio è il vero motivo per cui le ritroviamo subito contrarie alle iniziative di apertura verso altre culture.
D’altronde, stando al Governo, chi mai vorrebbe creare una futura base elettorale che vede i tuoi princìpi vetusti e ormai sorpassati? Nelle scuole oggi si stanno formando le menti che voteranno nei prossimi decenni, non direttamente alle prossime tornate elettorali.
Quando Valditara propone le classi differenziali non sta che avallando questa possibilità, poiché da adulti è molto più difficile allontanarsi da alcuni preconcetti costituitisi nella propria mente da bambini. E tenere lontano il diverso, poiché non lo si conosce, lo fa temere. Esattamente questa è la direzione che la retorica della destra italiana vuole intraprendere, da qui in avanti e negli anni a seguire, per garantirsi anche in futuro una solida base elettorale che segua i suoi leader con i loro preconcetti, senza rendersi conto di quanto in realtà questa retorica sia dannosa per loro stessi.
Giulio Borghi