POLITICA

IL TRIONFO DI CIRIO AL VERTICE DELLA REGIONE PIEMONTE 
FACCIA RIFLETTERE IL PD SUL SUO VERO RUOLO POLITICO

By 25/06/2024Giugno 27th, 2024No Comments

Il vantaggio di circa 20 punti dimostra quanto inefficace sia stata la candidatura a sinistra di Gianna Pentenero, mai stata veramente “in partita” – Ottima comunque la performance del secondo posto alla pari con Fratelli d’Italia – Ora deve guardare all’unità interna del partito – La debacle di 5 Stelle. Presentata la Nuova Giunta.

Quando una competizione elettorale si conclude con quasi 20 punti percentuali di vantaggio a favore di uno dei contendenti sembra ci sia poco da dire. Ed in effetti, pochi commenti sembrano si possano formulare guardando la conferma del governatore Cirio alle ultime regionali piemontesi: la rivale più accreditata, l’esponente del PD, Gianna Pentenero, non solo è finita assai lontana nella conta dei voti, ma si può ben dire che non è stata nemmeno mai in partita, posto che subito dopo la sua investitura da parte del Partito Democratico piemontese tutti i sondaggi hanno mostrato giudizi impietosi circa l’implausibilità del suo tentativo. Eppure, secondo noi, le ultime regionali sollecitano più di qualche riflessione, alcune dedicate alla coalizione vincente, altre dedicate al PD ed altre infine dedicate agli altri partiti che hanno partecipato alla competizione. Partiamo proprio da quest’ultimo aspetto.
C’è poco da dire. A nostro avviso, le elezioni del 2024 non sono state semplicemente una debacle per i 5 stelle, né hanno segnato una loro significativa sconfitta, ma più chiaramente segnano la scomparsa dal gioco politico piemontese. Eleggere solo 3 consiglieri regionali, dopo aver rivestito il ruolo di mere comparse nell’elezioni del sindaco di Torino – dove pure nel 2017 avevano eletto il primo cittadino -, ci pare non un semplice segnale di minorità politica ma di vera e propria irrilevanza nella stanza dei bottoni.
Ovviamente, con questo non si vuol dire che siamo prossimi ad una scomparsa dei 5 stelle, ma è evidente che d’ora in poi il partito di Conte non potrà nemmeno ipotizzare di pretendere che il futuro governatore venga dalle sue fila, né di essere il perno di una qualsiasi alleanza, tanto meno che con il PD, il quale, come vedremo, ha invece ottenuto un significativo risultato alle regionali. Detto altrimenti, per il futuro il movimento 5 stelle ha di fronte a sé un’alternativa: o può contribuire alla vittoria dell’alleanza di centro-sinistra, consapevole però di non esserne l’elemento centrale né la parte di maggiore rilevanza oppure accontentarsi di fare politica di testimonianza, consapevoli però che così facendo contribuiranno in modo significativo alla vittoria del centro destra. Insomma, speriamo che per il 5 stelle non si apra una fase alla Jep Gambardella della Grande Bellezza: un partito che alle alleanze non sa partecipare, ma sa bene come farle fallire.
Un secondo aspetto interessante delle elezioni, poco sottolineato perché assolutamente offuscato dal trionfo di Cirio, è l’ottimo risultato del Partito Democratico. In proposito, va in primo luogo dimostrata la correttezza di questo giudizio ovvero che, seppure il PD abbia visto la sua esponente surclassata dal governatore uscente, comunque non ha ragione di rammaricarsi della sua performance elettorale. In primo luogo, il PD ha giocato la sua partita arrivando praticamente alla pari con Fratelli d’Italia nella corsa al premio di partito più votato in Regione: solo pochi decimi di punti separano, infatti, le due compagini. Certo si potrà dire che il secondo rimane sempre il primo degli sconfitti, ma è in questa fase del ragionamento che vanno riprese le considerazioni che si sono formulate con riferimento al declino del Movimento 5 stelle, ovvero che queste elezioni aprono uno spazio di agibilità politica enorme per il partito democratico.
Almeno in Piemonte, le indiscutibili sconfitte subite dai pentastellati e dai centristi di “Più Europa” hanno chiaramente indicato che la sola credibile alternativa al centro destra passa per il Partito Democratico e nessuna altra forza politica può credibilmente pretendere di esprimere in futuro un proprio contendente. Questo significa, dunque, che oggi l’espressione “campo largo” non è una vuota speranza né fa riferimento ad una formula politica priva di un significativo contenuto ed aperta ad ogni soluzione, ma è invece sintesi di un progetto futuro che vede nel Partito Democratico il fattore aggregante di più forze politiche, nei fatti molto più vicine di quanto si creda o di quanto i relativi esponenti pretendono di sostenere.
A quest’ultima considerazione si riallaccia un’ultima riflessione. Se la strada per un rinnovato protagonismo politico del PD è aperta ed ampia, adesso occorre però trovare chi possa percorrerla e chi sappia guidare il convoglio fino alla meta.
Diciamolo chiaramente. La vittoria in Piemonte, prima ancora che del centro destra e della Meloni, è stata di Alberto Cirio. E’ lui che ha ottenuto un vero e proprio plebiscito: si pensi che la cifra intitolata al suo nome ha ottenuto oltre il 12%, più della metà dei voti ricevuti dal PD ed a fronte dell’1,50% dei voti espressi a favore della lista Pentenero presidente, mentre secondo molti commentatori la principale criticità dell’alleanza di centro sinistra è stata la debolezza della candidata. Nulla da dire sulle competenze e capacità dell’ex assessore del Comune di Torino, Gianna Pentenero, ma è certo che la sua popolarità era enormemente inferiore rispetto a quanto poteva riconoscersi al Governatore uscente. Potrebbe dirsi che un tale divario di notorietà fra i due contendenti non dipende né dal PD, né dalla sua candidata. Non foss’altro per il fatto che Cirio era il governatore uscente, era assolutamente scontato che lo stesso fosse maggiormente conosciuto rispetto alla sua rivale. Inoltre, l’elezione a governatore regionale non deve tramutarsi in una gara stile XFactor o  Grande Fratello, dove vince il volto più telegenico o chi sa meglio ingraziarsi i sentimenti del pubblico (espressione che usiamo non a caso in luogo della parola “elettori”).
Vero ciò e ribadito l’apprezzamento per la tendenza del Partito Democratico a sottrarsi ad una visione della leadership eccessivamente personalistica, con un affidamento fideistico al capo del partito – anche se una tale prospettiva non sembra così sconosciuta ai vertici del Partito Democratico, come dimostra la manfrina sulla presenza o meno della segretaria Schlein sulle liste elettorali all’interno di una competizione personalistica contro la Presidente del Consiglio -, rimane il fatto che, specie in elezioni a connotazione maggioritaria come quelle regionali o politiche, il candidato deve essere espressione forte di una forza politica unita, chiara nella sua linea politica, ed in grado, per queste sue caratteristiche e per la forza del suo candidato, di raccogliere intorno a sé alleati e forze similiari.
Ecco. Forse è proprio questo il cammino che deve intraprendere il PD prima di parlare di campo largo ed alleanze. Essere un partito con una propria identità, privo di fratture interne, in cui si vince e si perde tutti insieme. Insomma, un partito in cui, quando si perde una competizione ( Alberto cirio ha presentato la nuova Giunta) che – per tante ragioni – aveva un esito segnato fin dall’inizio, non si alza una semisconosciuta deputata lamentando le modalità di scelta del candidato uscito sconfitto dalle urne e pretende un immediato congresso perché “gli equilibri politici (quali?) sono cambiati”. Più politica e meno dibattiti interni. Grazie.

Ciro Santoriello