POLITICA

ITALIA: L’IDEA DELLA BABILONIA ECONOMICA 
PIACE A CHI CREDE DI ESSESE PIU’ FORTE

By 25/06/2024Giugno 27th, 2024No Comments

Tutto ritorna a cinque anni fa, quando erano stati fissati i livelli essenziali di prestazione – Cosa accadrà tra due anni?
Nulla o quasi – Una discussione assurda e infinita – Non si discute della profonda disparità tra Nord e Sud – Il problema delle Regioni a statuto speciale – “Riflettete, fratelli!” Alla fine la legge sulla “Economia differenziata” è stata approvata.

Sono passati cinque anni dall’approvazione da parte del Consiglio Regionale piemontese della richiesta di maggiori competenze su tutte le 23 materie per le quali la Costituzione, al titolo V riformato nel 2001, riconosce questa opportunità. Solo l’anno prima, lo stesso Consiglio Regionale, a maggioranza di centrosinistra, aveva avanzato la richiesta di 13 materie.

A cavallo del 2018 e del 2019 anche altre Regioni, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, si erano mosse nello stesso senso. Dopo cinque anni, all’approvazione della legge nazionale che fissa i criteri per stabilire i Lep (livelli essenziali delle prestazioni), è difficile non avere la sensazione di ritrovarsi allo stesso punto. Ed è facile immaginare che la stessa sensazione ce l’avremo fra 2 anni (o più), vale a dire il tempo che il legislatore si è riservato per fissare i fatidici Lep. 

Una discussione infinita, in cui le tifoserie a turno hanno giocato tutte le parti in commedia. Il centrosinistra che ha approvato la riforma costituzionale e la richiesta di alcune materie in alcune regioni, oggi minaccia il referendum contro la legge nazionale. Il centrodestra, dopo aver criticato la legge di riforma costituzionale, vi fa ricorso andando incontro a una lacerazione profonda fra nord e sud dei partiti della coalizione, e anche fra Lega e gli altri partiti della coalizione.

Questo clima da tifoseria permanente ha impedito di affrontare i veri nodi della questione. Le disparità, nel nostro paese, esistono già e né l’assetto attuale né l’assetto ante 2001 sono stati in grado di affrontarle. All’egoismo di chi vuole trattenere per sé più risorse, fa da contraltare l’egoismo di chi vuole continuare a riceverne più di quelle che conferisce mentre la forbice del divario continua a aumentare.

Le regioni ad autonomia speciale, il cui senso costituzionale affondava le radici in regioni storiche e nel regime precedente alla riforma del 2001, oggi non hanno più giustificazione: si ritrovano paradossalmente ad avere in alcuni ambiti minori competenze e maggiori risorse.

Ma soprattutto, può uno Stato pensare di avere la dimensione giusta per competere e attrarre risorse in un mercato globale spezzettato in una babilonia di 20 piccole regioni? Può esser vero l’assunto per cui NOI a casa nostra facciamo sempre inevitabilmente meglio degli ALTRI?
Chi si interfaccia col mondo economico conosce bene le frustrazioni degli operatori economici che lavorano vicino ai confini regionali così come la scala delle decisioni delle grandi multinazionali.

Abbiamo bisogno di uno Stato che rifletta con attenzione sulla propria efficienza e non su bandierine ideologiche che rischiano di tenerci imbrigliati a discussioni filosofiche estenuanti e inconcludenti. Tuttavia all’ultima ora la maggioranza di centrodestra ha approvato il disegno di legge sulla “economia differenziata” e il Presidente della Repubblica l’ha firmata.

Daniele Valle