POLITICA

ITALIA, UNIONE EUROPEA E AFRICA INSIEME “TRIUNVIRATO” DI SICUREZZA E BENESSERE

By 23/02/2024Marzo 20th, 2024No Comments

Il presidente di IREN, Luca Dal Fabbro, scruta le onde del Mediterraneo, nuovo ponte tra i continenti – In Africa si giocano tre partite geopolitiche: l’energetica e dei metalli preziosi, la demografica e, appunto, la sicurezza reciproca – Il sud del pianeta e l’approccio credibile di Enrico Mattei – “Condividere non depredare” l’idea del governo italiano – “Siamo impegnati a che i costi di luce, gas, riscaldamento rimangano stabili”

Presidente Dal Fabbro, ci permetta un’immagine dolorosamente simbolica. Il Mediterraneo, oggi ancora cimitero a cielo aperto, potrà essere trasformato in un luminoso ponte tra l’Europa, l’Italia e l’Africa? La Premier Giorgia Meloni si batte per questo.
Assolutamente sì. Il Mediterraneo è da sempre l’infrastruttura che unisce Europa, Africa e Medio Oriente e può diventare un ponte di connessione e prosperità tra continenti. La visione del Governo è ambiziosa ma deriva da una necessità concreta, riflette la volontà di creare un’opportunità di sviluppo e cooperazione. Anche solo dal punto di vista energetico, il Mediterraneo gioca un ruolo fondamentale: la sponda Europea e quella orientale del Mediterraneo dipendono da quella meridionale rispettivamente per il 18% e il 27% delle loro importazioni complessive di petrolio greggio e gas. Attraverso politiche energetiche e strategie diplomatiche mirate, possiamo costruire un futuro luminoso per tutte le nazioni coinvolte.
Il Piano Mattei è un mantra della strategia energetica internazionale della Premier Giorgia Meloni. Presidenza del G7 e summit romano sono stati una occasione diplomatica di grande valore presentata ai Capi di Stato e di governo africani. “Un piano di medio e lungo periodo significativo – ha detto la presidente del Consiglio — di quanto il destino di Europa e Africa, sia interconnesso. Noi possiamo crescere insieme”. Meloni è dunque sempre più proiettata in una prospettiva europea?
Guardare al futuro con una prospettiva europea è una conseguenza naturale di questa visione. Non dimentichiamoci che l’Africa è essenziale per la nostra sicurezza e benessere. Infatti in Africa si giocano almeno tre grandi partite geopolitiche nelle quali l’Italia e l’Europa non possono rimanere spettatori: quella energetica e dei metalli rari, quella demografica e quella della sicurezza, tutte connesse tra loro. In questo scenario l’Italia deve fare da apripista di un’iniziativa europea verso il Mediterraneo del sud. Il Sud del pianeta cerca una posizione nel nuovo equilibrio mondiale e noi italiani siamo ritenuti più affidabili anche e soprattutto per l’approccio “Mattei” di condividere le risorse scoperte in loco e non depredarle. Per questo ritengo positivo lo sforzo del Governo nel ridisegnare il nostro posizionamento nel Mediteranno ed in Africa. La crescita e il benessere dei nostri Paesi sono strettamente legati, e solo attraverso una leadership impegnata e collaborativa possiamo realizzare appieno il potenziale di questa partnership.
Presidente, Lei è un grande esperto di politica energetica. Cosa c’è nel Piano Mattei, “modello Meloni”, che possa convincere i Paesi africani a fabbricare il ponte Africa-Europa? Fatti salvi i 5 miliardi e mezzo di fondi italiani e il co-finanziamento europeo, ma il colossale piano proposto ha un obiettivo raggiungibile?
Attraverso investimenti mirati in infrastrutture energetiche, sviluppo delle energie rinnovabili e partnership strategiche, il Piano offre una via concreta per affrontare le sfide energetiche comuni e sfruttare le opportunità di crescita economica.
Gli impegnativi fondi italiani e il sostegno europeo dimostrano il nostro impegno tangibile verso questo obiettivo, e credo fermamente che sia un obiettivo raggiungibile con la volontà politica e la cooperazione internazionale necessarie.
Si parla con grande insistenza dell’unione tra le due sponde del Mediterraneo, ne parlano fin dalla campagna elettorale, “Fratelli l’Italia”. L’idea che fu di Enrico Mattei è meravigliosa, ma concretamente di cosa si tratta?
L’idea di unire le due sponde del Mediterraneo è legata alla creazione di un’economia energetica integrata e sostenibile. Significa lavorare insieme per sviluppare infrastrutture condivise, promuovere lo scambio di risorse e tecnologie, e collaborare per affrontare le sfide ambientali e sociali che riguardano tutti. Concretamente, si tratta di trasformare una visione in azione, investendo nelle relazioni bilaterali e multilaterali che favoriscono lo sviluppo economico e il benessere delle popolazioni coinvolte, cancellando ogni approccio predatorio.
Il Presidente Sergio Mattarella, nell’accogliere governanti e Capi di Stato al Summit di Roma, ha ricordato loro un proverbio africano di grande saggezza che recita: “Se vuoi andare veloce corri da solo. Se vuoi andare lontano, vai insieme a qualcuno”. Può essere considerato un ammonimento politico?
Il proverbio citato dal Presidente Mattarella riflette saggiamente la necessità di cooperazione e collaborazione nell’affrontare sfide complesse e durature. In un contesto geopolitico sempre più interconnesso, l’unione e la solidarietà tra nazioni diventano sempre più cruciali per perseguire obiettivi comuni e duraturi. L’ammonimento politico implicito è chiaro: solo insieme possiamo affrontare le sfide globali e costruire un futuro migliore per tutti.
La RAI ha reso omaggio a Enrico Mattei, fondatore dell’ENI, con un importante documentario dal titolo “Enrico Mattei. Ribelle per amore”. Quali sono, secondo lei, i principali lasciti di questo straordinario protagonista della nostra storia recente?
Enrico Mattei, fondatore dell’ENI, aveva una visione audace per l’Italia e per l’industria petrolifera mondiale. I suoi obiettivi economici includevano la creazione di un settore petrolifero nazionale per garantire l’indipendenza energetica dell’Italia, riducendo la dipendenza dalle grandi compagnie petrolifere straniere. Mattei riconobbe il potenziale economico e strategico del petrolio per l’Italia e si impegnò per sfruttare le risorse petrolifere nazionali. Tuttavia, le sue politiche audaci e la sua sfida al dominio delle cosiddette “sette sorelle” – le principali compagnie petrolifere internazionali – suscitarono ostilità e opposizione. Oggi il suo approccio e la sua visione sono tornati più attuali che mai.
Presidente Dal Fabbro, uno sguardo al contesto energetico nel nostro Paese. Può rassicurarci che nel prossimo futuro i costi per l’energia elettrica, gas, riscaldamento, benzina, gasolio non aumenteranno se non a causa dell’Iva al 22 per cento?
Comprendo le preoccupazioni dei cittadini riguardo ai costi dell’energia. Come Iren siamo impegnati da sempre, e con particolare intensità nei mesi recente crisi energetica, a fare tutto il possibile per garantire che i costi per l’energia elettrica, il gas, il riscaldamento rimangano stabili e accessibili per tutti gli italiani. Tuttavia, è importante considerare che alcuni fattori, come le politiche fiscali o come l’aliquota IVA, possono influenzare i prezzi dell’energia. Abbiamo già attivato azioni e misure per mitigare gli aumenti delle bollette energetiche, in particolare nei confronti delle fasce di popolazione più deboli, e adotteremo misure per promuovere l’efficienza energetica e l’uso di fonti rinnovabili, che potranno contribuire a contenere i costi complessivi dell’energia.
Sotto la sua Presidenza, IREN ha attuato importanti investimenti per la transizione ecologica, dalle rinnovabili al settore dei rifiuti, rafforzando anche la propria presenza sui territori, per esempio con il recente avvio della trattativa per l’acquisizione di Egea, ad Alba, Qual è la visione di insieme del Gruppo?
Come presidente di IREN sono impegnato a guidare l’azienda verso un futuro sostenibile e all’avanguardia in tutti i settori che caratterizzano le nostre attività, dall’energia all’economia circolare.
L‘obiettivo è consolidare la nostra posizione di azienda leader della transizione ecologica, con investimenti significativi focalizzati su alcune linee strategiche: lo sviluppo delle rinnovabili, il ciclo dei rifiuti e le filiere per il recupero di materia, come ad esempio delle terre rare dai RAEE, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Continueremo a investire in questo settore nevralgico e ad adottare pratiche innovative per contribuire alla transizione verso un’economia più verde e resiliente. L’operazione in corso con Egea, d’altro canto, rappresenta la nostra determinazione a consolidare la nostra presenza sul mercato e ad ampliare le partnership nei nostri territori di riferimento: Piemonte, Liguria, Emilia.

Gianni Maria Stornello