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JANNIK SINNER, CAMPIONE DI MODESTIA NELLA VITA SI SENTE UN ITALIANO VERO

By 23/04/2024No Comments

E‘ l’archetipo di un ragazzo perbene – Sorridente e affabile: l’icona del tennis moderno e, fatalmente, dello sport business – Una carriera fulminante – Dalla entusiasmante Coppa Davis agli Australian Open – Djokovic: „E‘ il più forte anche mentalmente, il futuro è suo“ – Speriamo che lo showbusiness non lo rovini

E’ il figlio perfetto che tutte le mamme vorrebbero. Garbato e sempre sorridente, tenace e vincente, l’archetipo del ragazzo perbene. Jannik Sinner è tutto questo e molto di più: icona del tennis moderno (e fatalmente dello sport-business), ambìto dagli sponsor e idolo delle folle, fattura ormai come una multinazionale e ha scalato tutte le classifiche Atp, quelle che certificano il successo.
Grazie a lui, il tennis italiano ha registrato un boom di tesseramenti e ogni sua apparizione in tv fa il pieno di share, sebbene lui non vada a caccia di telecamere e di eventi mondani: “grazie ma devo allenarmi” rispose declinando l’invito al Festival di Sanremo.
Sinner, con il suo ciuffo rossastro, un fisico scultoreo e una tecnica sopraffina, è salito fino al secondo posto del ranking, dove nessun italiano si era mai arrampicato, con la prospettiva di diventare già a giugno il numero uno del mondo. L’assalto al trono assoluto del mitico Novak Djokovic è già programmato.
Sinner è ormai un fenomeno globale, non solo l’emblema di un’Italia vincente. E ci sono pochisimi precedenti di una così intensa passione popolare per un campione: la vissero prima Alberto Tomba e poi Valentino Rossi, pochi altri. Sinner si sente italiano vero, anche se i suoi genitori si chiamano Siglinde e Hanspeter, nomi che non nascondono le origini. Anche se la sua residenza è diventata Montecarlo, un po‘ perché il clima è funzionale agli allenamenti e un po’ – come accade a molti big dello sport – per motivi fiscali. Un peccato veniale che i fans gli perdonano. Jannik è nato a San Candido, in provincia di Bolzano, il 16 agosto 2001. Segno zodiacale Leone. Passione iniziale lo sci.
Fino a 13 anni non immaginava uno sport che non fosse lo sci, e in quella disciplina era un vero talento: proprio a 13 anni era diventato campione italiano di slalom gigante. Poi è spuntata la vera “vocazione” e la racchetta ha preso il sopravvento sugli altri sport, diventando un richiamo irrefrenabile. Nel 2014 la svolta, Sinner si è trasferito alla Bordighera per iniziare la sua carriera da professionista alla „cantera“ dei fuoriclasse, l’accademia di Riccardo Piatti. Ed è partita la scalata al trono del tennis.
Da talento emergente è diventato uno dei migliori giovani in circolazione, poi uno dei migliori tennisti in assoluto. Alle Atp Filans di Torino nel 2021 è entrato nel territorio dei grandi sostituendo l’infortunato Berrettini. Ma è stato il 2023 l’anno magico, quello del decollo verticale. Sempre alle Atp Finals, ha collezionato successi contro Tsitsipas e Djokovic, quest’ultimo battuto con una straordinaria rimonta che pareva impossibile e ha evidenziato il suo carattere d’acciaio. Si è qualificato per la finale, poi ha trascinato l’Italia al trionfo in Coppa Davis. Un’ascesa imperiosa che lo ha portato alla soglia del top, fino al successo nel suo primo torneo singolare agli Australian Open 2024, successo in uno slam che l’Italia aspettava da 47 anni.
Ma i numeri del fenomeno Jannik sono in continuo aggiornamento, difficile “rincorrerlo”. Basterebbe ricordare che è diventato numero due al mondo scavalcando Carlo Alcaraz dopo aver vinto 25 delle ultime 26 gare disputate. “E’ il più forte anche mentalmente”, ha ammesso il campione assoluto in carica Djokovic. “Il futuro è suo”.
Ma è davvero sempre così rilassato e sorridente?
“Sono rimasto quello di sempre, mi piace scherzare e so rilassarmi dopo il lavoro perché ho imparato a controllare la pressione” garantisce il ragazzo prodigio.
I suoi atteggiamenti sempre misurati e qualche volta imprevedibili fanno ormai scuola, sono diventati modelli virtuosi. Lo ricordiamo soccorrere uno spettatore a Miami portandogli acqua fresca sugli spalti durante un match, o accogliere una raccattapalle sotto il suo ombrello aspettando la ripresa della partita, o ancora seduto su una carrozzina per palleggiare con il campione paraolimpico Hewert all’Hard Rock Stadium.
“Tutti mi dipingono come un ragazzo ideale – scherza Sinner – invece state esagerando, sono imperfetto: ad esempio non mi piace lavare i piatti dopo aver mangiato e li lascio per giorni nel lavello. Per il resto mi considero un campione di normalità”.
Speriamo che non cambi, che lo showbusiness non lo rovini, ma le premesse sono solide.

Piero Bianco