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LA CULTURA CONTRO OGNI PREGIUDIZIO SCONFIGGE LA VIOLENZA SULLE DONNE

By 19/12/2023Gennaio 22nd, 2024No Comments

Continuo l’impegno della Polizia di Stato per prevenire e abbattere i crimini di genere, “tra le più gravi violazioni dei diritti umani” – Dati drammaticamente eloquenti – In ambito familiare gli atti da condannare – Analisi sulle cause dei delitti

L’11 dicembre 2023 è stato presentato, alla Direzione Centrale Polizia Criminale, Ufficio interforze del Dipartimento della P.S., il documento di analisi “Il Punto – Il pregiudizio e la violenza contro le donne”, elaborato dal Servizio Analisi Criminale, che esamina la tematica della violenza di genere attraverso l’elaborazione dei dati della Banca dati in uso alle Forze di polizia.
Ad un mese dalla tragica scomparsa di Giulia Cecchettin, la violenza di genere è stata il punto centrale di un approfondimento, nato dal documento di analisi, che ha visto una diffusa partecipazione, con propri contributi di pensiero, di tutti i convenuti. Oltre al Prefetto Raffaele GRASSI, Vice Direttore Generale della P.S. – Direttore Centrale della Polizia Criminale e al sottoscritto, in qualità di Direttore del predetto Servizio Analisi Criminale, sono intervenuti anche esponenti di rilievo di altri Uffici del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, quali il Dirigente Superiore della Polizia di Stato, Dott. Giuseppe LINARES, della Direzione Centrale Anticrimine; il Gen. B. Arturo GUARINO, Capo del II Reparto del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri; il Col. Gabriele Giuseppe NASTASI, per il Comando Generale della Guardia di Finanza; il Dirigente Aggiunto Piermaria BASILE per Dipartimento della Polizia Penitenziaria, in rappresentanza degli Uffici con i quali viene intrattenuta una costante collaborazione in materia.
Tra gli intervenuti anche il Dott. Stefano PIZZICANNELLA, Dirigente del Dipartimento delle Pari Opportunità, che ha ribadito l’importanza della collaborazione interistituzionale sulla specifica tematica, delineando, altresì, il quadro normativo in vigore, anche a fronte delle recenti novelle legislative approvate in materia.
La violenza degli uomini sulle donne rappresenta una tra le più gravi e pervicaci violazioni dei diritti umani: affonda le radici su discriminazione, misoginia, sessismo, divario di genere in termini sociali, culturali, lavorativi, salariali. Anche quando esercitata senza atti criminali aventi rilevanza penale e nella forma della più sfuggente sopraffazione psicologica, limita la capacità delle donne di godere appieno dei propri diritti ed impedisce la piena realizzazione del cosiddetto empowerment femminile, che si basa sul riconoscimento della loro individualità e indipendenza economica e sociale, ostacolando così l’effettiva uguaglianza di genere.
Empowerment quale percorso finalizzato al raggiungimento della propria consapevolezza ed al controllo delle successive scelte per il pieno soddisfacimento della propria vita: donne libere che si affermano in tutti gli ambiti della società civile al pari degli uomini, dalla politica allo sport, dal mondo dello spettacolo a quello della ricerca scientifica. Tale percorso, destinato a modificare relazioni di potere nei diversi contesti di vita, non può che prescindere dalla parità di genere, antitetica, pertanto, a quella violenza di genere ancora fortemente presente nella società moderna.
Nell’elaborato “Il Punto – Il pregiudizio e la violenza contro le donne” la tematica è stata approfondita sotto plurimi aspetti, esaminando oltre che l’andamento degli omicidi volontari con vittime donne, dei c.d. reati spia, anche le fattispecie di reato introdotte con la legge n. 69 del 9 agosto 2019, nota come “Codice Rosso”, approfondendo, altresì, l’azione delle Forze di polizia, soprattutto in ottica preventiva. E’ stato, inoltre, esaminato il tema della discriminazione multipla che si verifica allorquando la condotta violenta è posta in essere nei confronti di donna non solo in quanto tale, ma anche perché disabile o appartenente ad un gruppo di minoranza.
I dati analizzano l’andamento degli omicidi volontari consumati nel biennio 2021 – 2022 e nel periodo 1° gennaio – 30 settembre 2023 confrontato con l’analogo periodo 2022, con un breve cenno anche all’andamento nel decennio intercorrente tra il 2013 e il 2022. In particolare, in occasione dell’evento i dati sono stati aggiornati al precedente 3 dicembre. Nella circostanza preme precisare che non è stata effettuata un’analisi dei “femminicidi”, ma l’esame degli omicidi volontari con vittime donne, commessi anche in ambito familiare/affettivo e, tra questi, quelli di cui da partner/ex partner, in quanto la predetta definizione, pur costituendo un termine di uso comune per indicare gli omicidi con vittime di genere femminile compiuti come atto estremo di violenza misogina, non trova corrispondenza in una fattispecie codificata nel nostro ordinamento giuridico e si presta, pertanto, ad interpretazioni e possibili fraintendimenti.
Relativamente al periodo 1° gennaio – 3 dicembre 2023 sono stati registrati 303 omicidi, con 109 vittime donne, di cui 90 uccise in ambito familiare/affettivo; di queste, 58 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner. Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, diminuisce del 6% il numero delle vittime di genere femminile (da 116 passano a 109); nella stessa percentuale, diminuisce altresì, il numero di quelle uccise in ambito familiare/affettivo (da 96 passano a 90). In aumento, invece, il numero delle vittime donne morte per mano del partner o ex partner, che da 55 passano a 58 (+5%).
L’analisi condotta ha evidenziato come, negli anni tra il 2013 e il 2022, il calo delle vittime di omicidio di genere maschile (-40%) superi il decremento generale degli omicidi (–37%): il dato, tendenzialmente costante fino al 2020, mostra un trend inverso nell’ultimo biennio quando, invece, evidenzia un incremento.
Per le vittime di genere femminile si registra un andamento ondivago, anche se, complessivamente, in diminuzione; emerge, altresì, un aumento, anche se meno marcato rispetto agli uomini, nell’ultimo biennio.
Un’analisi mirata è stata, poi, dedicata ai cosiddetti reati spia della violenza di genere, cioè a quei delitti ritenuti possibili indicatori prognostici del fenomeno, come espressioni di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica esercitate contro una donna in quanto tale. Nei primi nove mesi del 2023 diminuiscono del 13% gli atti persecutori, cosiddetto stalking, reato che colpisce le donne nel 74% dei casi; diminuiscono del 12% i maltrattamenti contro familiari e conviventi, che interessano le donne nell’81% dei casi; diminuiscono, soprattutto, del 12% le violenze sessuali, reati particolarmente gravi, che nel 91% dei casi hanno come vittime delle donne (di cui il 29% minorenni).
In riferimento alla tematica in oggetto, è stato anche evidenziato come particolare attenzione sia rivolta alla tutela preventiva delle donne vittime di violenza, garantita non solo sotto il profilo normativo, ma anche dal punto di vista operativo. Ne sono un esempio da un lato gli Ammonimenti del Questore e gli allontanamenti dalla casa familiare, dall’altra l’applicativo interforze cd. SCUDO.
I primi nove mesi dell’anno fanno registrare, infatti, un incremento dell’azione di prevenzione, con un aumento del 33% degli Ammonimenti dei Questori per violenza domestica e del 17% di quelli per stalking, mentre si registra un decremento del 17% dei provvedimenti di allontanamento d’urgenza dalla casa familiare (236 nei primi nove mesi del 2023 a fronte dei 285 del 2022).
Da un punto di vista squisitamente operativo, fondamentale l’azione delle Forze di polizia a tutela delle vittime che richiede la condivisione di tutto il patrimonio informativo disponibile, acquisito nel corso degli interventi effettuati sul territorio nazionale, sia in fase preventiva che di repressione. In tale ottica è stata predisposta dal 2020 un’applicazione interforze, denominata SCUDO, finalizzata a ricostruire e collegare i diversi episodi che coinvolgono presunti autori e vittime nonché ad effettuare il monitoraggio delle attività di pronto intervento: uno strumento prezioso che prevede, in occasione di interventi effettuati per episodi di violenza o minaccia, l’inserimento dei dati relativi alle persone presenti in qualità di presunto autore, di vittima o di testimone, alla relazione vittima-autore, al tipo di violenza e al possesso di eventuali armi. Tutte informazioni utili per adeguare gli eventuali successivi interventi operativi ai fini della migliore tutela della vittima e degli stessi appartenenti alle Forze di polizia.
Nei primi mesi del 2023 risulta, inoltre, altalenante l’andamento dei reati introdotti dal cosiddetto Codice rosso, confrontato con l’analogo periodo del 2022: diminuiscono le violazioni dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (-4%) e le lesioni con deformazioni o sfregio permanente al viso (-14%), mentre aumentano il revenge porn (+1%) e la costrizione o induzione al matrimonio con 16 casi nel 2023 rispetto agli 11 dell’anno prima (+45%).
In un capitolo realizzato con l’ausilio dell’Osservatorio contro gli atti discriminatori (OSCAD), viene poi affrontato il tema delle violenze in danno delle donne disabili, che versano in una condizione di particolare fragilità e possono diventare il bersaglio di vessazioni ulteriori, spesso da parte di chi se ne dovrebbe prendere cura.
L’elaborato è stato poi impreziosito dal contributo che giovani atleti, campionesse e campioni dei gruppi sportivi di Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Penitenziaria hanno voluto fornire in tema di violenza di genere, lanciando un messaggio di speranza e raccontando le loro testimonianze sul valore dello sport per promuovere un’effettiva parità di genere, e ricordando, soprattutto alle giovani generazioni, l’imprescindibile valore del rispetto per il prossimo.
Una partecipazione, quella degli atleti, che si è estesa all’evento di presentazione dell’analisi. In particolare, sono intervenuti, in rappresentanza della Polizia di Stato, Elisa DI FRANCISCA, Maria CENTRACCHIO, Lucilla BOARI e Edoardo GIORDAN; per l’Arma dei Carabinieri, Maristella SMIRAGLIA e Luca DOTTO; in rappresentanza della Guardia di Finanza, Edwige GWEND e Giovanni FRANZONI; per la Polizia Penitenziaria, Eloisa COIRO e Lorenzo BENATI.
Ognuno di loro, raccontando esperienze personali, ha voluto testimoniare come la forza profonda del loro impegno, unita a un grande senso di riscatto personale a seguito anche di circostanze avverse, abbiano contribuito al raggiungimento di traguardi significativi, sottolineando come lo sport costituisca un fondamentale vettore in grado di educare a valori universali, quali l’inclusione e il rispetto, anche di genere, e a saper accettare ogni eventuale sconfitta.
Il report desidera quindi accendere un faro sul fenomeno, che non deve essere considerato solo quando si verifica un evento particolarmente drammatico o in occasione di ricorrenze, come quella del 25 novembre, ed altresì contribuire a sviluppare un senso dell’agire sociale, essenziale nel concorso all’azione delle Forze di polizia per contrastare un fenomeno odioso e pervicace quale quello della violenza di genere, che deve essere inquadrato nella sfera della responsabilità collettiva e non solo quella individuale.

Stefano Delfini
Dirigente Superiore della Polizia di Stato
Direttore del Servizio Analisi Criminale