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LA POLITICA AGRICOLA DELL’UNIONE EUROPEA NON OFFRE GARANZIE AL MERCATO GLOBALE

By 22/04/2024No Comments

Vibrate proteste di 17 milioni di agricoltori: “Diminuiscono i 36 miliardi garantiti dalla Pac, troppi vincoli, chiediamo un ampliamento del bilancio” – Contrazioni reddituali in Danimarca, Polonia, Francia, Germania e Romania – In controtendenza i mercati Italia, Spagna e Portogallo

L’agricoltura è il pilastro sul quale poggia qualsiasi sistema economico e sociale al mondo: indipendentemente dal fatto che possa essere orientata all’ottenimento di beni di primaria necessità oppure a prodotti di alta qualità (come nel caso delle eccellenze alimentari italiane), il settore primario risulta comunque indispensabile.
I recenti conflitti bellici hanno acuito il bisogno di un’agricoltura sempre più attenta e in grado di fornire al contempo sicurezza sotto il profilo alimentare, dove naturalmente i prodotti di qualità e il comparto biologico saranno sempre più richiesti.
Dai dati del rapporto “Italia e Ue: il clima penalizza i risultati economici dell’agricoltura” pubblicati a inizio anno dall’Istat emerge che nel nostro Paese si sono ridotti nel 2023 i volumi di produzione (-1,4%) e il valore aggiunto (-2%), con un calo anche in termini lavorativi (-4,9%). Risultati abbastanza simili sono stati registrati anche nell’Unione Europea, con una produzione in calo dell’1%, un valore aggiunto che si riduce dell’1,7% e l’occupazione che si contrae dell’1,5%, con effetti particolarmente negativi in Grecia, Spagna, Danimarca e Paesi Bassi, mentre in controtendenza si registra una crescita per Francia, Portogallo e Polonia.
Il valore aggiunto realizzato dal comparto agricolo nell’Unione europea nel 2023 è circa 222,6 miliardi di euro, di cui 39,2 miliardi realizzati dalla Francia, seguita dall’Italia (38,2 miliardi), dalla Spagna (32,9 miliardi) e dalla Germania (31 miliardi).
Un dato essenziale è costituito dal reddito agricolo che in Italia è cresciuto rispetto all’anno precedente del 4,2%, in controtendenza rispetto alla media europea che vede una riduzione del 6,6%. I paesi in cui si registrano decise contrazioni reddituali sono la Danimarca (-25,9%), la Polonia (-23,1%), la Francia (-14,4%), la Germania (-4,4%) e Romania (-4,0%), mentre in controtendenza vi sono la Spagna (+11,1%), il Portogallo (+9,9%) e la già citata Italia (+4,2%).
Infine, secondo i dati di Eurostat, la maggior parte dei paesi UE ha una minore produttività del lavoro agricolo nel 2023, registrando cali particolarmente consistenti in Estonia (-57,9 %), Svezia (-31,7 %), Irlanda (-30,3 %), Lituania (-30,2 %) e Bulgaria (-28,6 %). Sempre secondo l’ufficio statistico europeo, la produttività del lavoro agricolo nel 2023 in Europa è superiore del 35 % rispetto al 2015, ma al contempo nello stesso periodo l’indice dell’input di manodopera agricola è diminuito del 18,2%.
In questo contesto si inserisce la PAC, ossia la, che sin dal 1962 è finalizzata a sostenere gli agricoltori in modo che possano avere un tenore di vita adeguato, migliorando la produttività e garantendo la stabilità negli approvvigionamenti alimentari.
La PAC per il periodo 2023-2027 si ispira agli obiettivi del Green Deal europeo, al principio della biodiversità e alla strategia “dal produttore al consumatore”. Essa si rivolge a circa 10 milioni di aziende europee e interessa 17 milioni di lavoratori, andando così a incidere direttamente sulla sicurezza degli alimenti e sul mantenimento delle tradizioni europee, che – nel rispetto delle singole diversità nazionali – rappresentano un unicum nel panorama mondiale.
Seppur la nuova PAC preveda sussidi per oltre 36 miliardi di euro, tale cifra è in diminuzione rispetto ai periodi precedenti e ha generato vibranti proteste da parte degli operatori del settore di quasi tutti i paesi europei, che ne hanno criticato diversi contenuti “operativi”, quali ad esempio la messa a riposo dei terreni o la riduzione dell’utilizzo dei fitofarmaci.
A questo proposito il Direttore delle Politiche di sviluppo economico delle filiere agroalimentari di Confagricoltura, il 10 aprile scorso in audizione alla Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, ha dichiarato “siamo sempre stati critici nei confronti di questa PAC, sin dalla sua prima redazione”, sottolineando che essa introduce maggiori vincoli e oneri a carico degli imprenditori agricoli riducendo però le risorse rispetto alla programmazione precedente, condizione che non risulta quindi tutelante per la competitività delle imprese.
A riguardo, la stessa Confagricoltura aveva stilato a fine febbraio un “Manifesto” sulla PAC con 10 proposte, tra cui l’ampliamento del bilancio destinato all’agricoltura, l’eliminazione dell’obbligo della rotazione e della destinazione non produttiva dei terreni, l’introduzione di alcune semplificazioni amministrative e un maggior controllo sulle importazioni al fine di assicurare il rispetto delle regole europee in ambito di sicurezza alimentare, biodiversità, tutela del lavoro e benessere degli animali. Alcune di queste proposte sono già state accolte e a proposito Confagricoltura, pur riconoscendo che sono stati fatti passi avanti, ritiene tali progressi non ancora sufficienti.
Occorre quindi porre attenzione affinché, nella sostanza, non si realizzino degli squilibri nel mercato europeo, cercando quindi di eliminare quelle differenze che possono modificare la competitività delle imprese agricole.
A riguardo Eurostat evidenzia, ad esempio, come i prezzi dei seminativi siano particolarmente economici in Croazia rispetto agli altri Paesi europei (con un livello di circa un terzo rispetto alla media UE), mentre gli affitti di terreni agricoli, fondamentali per il comparto, risultano particolarmente convenienti in Slovacchia con un valore di 57 euro per ettaro (rispetto alla media europea di 199 euro), cui si contrappongono i Paesi Bassi con un prezzo per ettaro di 843 euro, ossia oltre 4 volte la media UE.
Vista la fondamentale importanza che riveste questo settore speriamo che si possa trovare un equilibrio tra la giusta remunerazione degli agricoltori e la sicurezza alimentare per i cittadini, sempre all’insegna di un maggior rispetto dell’ambiente e della tutela delle biodiversità.
Flavio Servato