POLITICA

LO YEMEN BLOCCA LE NAVI NEL MAR ROSSO GRAVISSIMI DANNI ALL’ECONOMIA MONDIALE

By 23/01/2024Gennaio 30th, 2024No Comments

Con l’estensione della guerra in Medio Oriente gli Houthi yemeniti impediscono l’accesso allo stretto di Bab al Mandeb e quindi al Canale di Suez – Circumnavigare l’Africa provoca per percorso aggiuntivo di 6.500 km, e costi insopportabili anche per i ricchi mercanti orientali: così si affama l’Europa

La crisi del Mar Rosso rischia di mettere in ginocchio l’economia europea e mondiale. Anche la Cina auspica una rapida fine dei conflitti in Medio Oriente. Inaugurato il 18 novembre 1869, il canale di Suez ha permesso la navigazione tra il Mar Mediterraneo e il Mar Rosso, creando così un accesso diretto sull’Oceano Indiano che ha consentito di trasportare merci da e verso l’Asia senza dover più circumnavigare l’Africa.
Si trattò di una costruzione importante ed innovativa, salutata anche dalla celeberrima opera lirica “Aida”, che fu commissionata dal Viceré di Egitto Isma’il Pascià al Maestro Giuseppe Verdi.
Dopo tanti anni il Mar Rosso torna ad essere oggetto di fortissime tensioni internazionali, in quanto recentemente – nell’ambito della guerra in Medio Oriente – gli Houthi dello Yemen hanno bloccato l’accesso allo stretto di Bab al Mandeb, ossia quello che congiunge il Mar Rosso con il Golfo di Aden e quindi con l’Oceano Indiano.
Questo significa che il Mar Rosso non è più percorribile a sud, generando gravissime ripercussioni sui trasporti marittimi e sull’approvvigionamento di merci, visto che in quell’area passa circa il 12% del commercio marittimo mondiale. Per collegare l’Europa con l’Asia le navi devono ora circumnavigare l’Africa, passando da Capo di Buona Speranza, con pesanti riflessi in termini economici e ambientali. La nuova rotta, infatti, genera un notevole incremento dei tempi di spedizione, in quanto il percorso “alternativo” comporta un allungamento delle tratte (anche di 6.500 Km) richiedendo circa dieci/quindici giorni in più di navigazione anche a seconda del tipo di imbarcazione utilizzata, con rilevanti impatti anche sulle emissioni di sostanze inquinanti. Inoltre, si è ridotta la quantità di merce trasportabile e sono rapidamente cresciuti i costi di trasporto.
A questo proposito il World Container Index (WCI), ossia l’indice mondiale che indica il costo per il noleggio dei container, misurato da Drewry , evidenzia nel corso di questa settimana un aumento del 15% toccando quota 3.072 dollari per un container da 40 piedi, vale a dire quello che ha una lunghezza di circa 12 metri e una portata netta di circa 265 quintali. Prima del sorgere del conflitto in Medio Oriente, ad esempio in data 5 ottobre 2023, lo stesso container era quotato 1.390 dollari, registrando quindi un aumento rispetto al prezzo attuale del 121%.
Anche il valore del WCI delle rotte commerciali da Shanghai ai principali porti mondiali mostra decisi incrementi su tutte le tratte.
L’ultimo dato disponibile quota un container da 40 piedi da Shanghai a Genova a 5.213 dollari, segnando un aumento del 254% rispetto ai 1.471 dollari dello scorso 5 ottobre. Lo stesso container spedito dalla Cina a Rotterdam ha raggiunto una quotazione di 4.406 dollari contro i 1.027 di ottobre, registrando pertanto una crescita del 329%. Anche le spedizioni verso gli Stati Uniti segnano un incremento di prezzo: la tratta Shanghai-New York è passata dai 2.686 dollari del 5 ottobre agli attuali 4.170 dollari (con un +55%), mentre quella verso Los Angeles si è incrementata del 40% circa passando da 1.996 dollari a 2.790 dollari.
Il drastico aumento dei costi e dei tempi di spedizione potrebbe inoltre comportare difficoltà di approvvigionamento per tutta l’Unione Europea, soprattutto a danno dei paesi mediterranei, che potrebbero risentire maggiormente dei cambi di rotta; dover circumnavigare l’Africa, infatti, rende i porti affacciati sull’Oceano Atlantico più comodi rispetto a quelli situati nel Mar Mediterraneo, tra cui naturalmente quelli italiani.
Queste circostanze mettono quindi a rischio un grande volume di merci, che solo nel nostro Paese (considerando sia le importazioni che le esportazioni) si aggirano intorno ai 150 miliardi di euro.
A questo proposito Confartigianato ha recentemente redatto uno Studio in materia da cui emerge che il blocco del Mar Rosso potrebbe compromettere la ripresa del commercio internazionale, precisando che nei primi dieci mesi del 2023 i volumi sono scesi del 2,2% su base annua con pesanti ripercussioni sulle esportazioni di prodotti “Made in Italy”. Tra le regioni più colpite (in relazione alle esportazioni via nave attraverso il Mar Rosso), Confartigianato segnala l’Emilia- Romagna (5,3% del PIL), il Friuli-Venezia Giulia (4,7%), la Toscana (3,7%), il Veneto (3,2%), la Lombardia (2,9%) e il Piemonte (2,8%). Secondo Coldiretti anche il comparto agroalimentare, che vale complessivamente 570 milioni di euro, viaggia per oltre il 90% su nave e potrebbe essere messo a dura prova dal blocco. In particolare, il nostro Paese ha esportato più di 217 milioni di Kg di frutta (di cui oltre 182 milioni di Kg di mele) che hanno avuto come principali destinazioni l’Arabia Saudita, l’India e gli Emirati Arabi.
Questi problemi logistici potrebbero riflettersi negativamente sia sul versante produttivo (in tutti i comparti) sia sui prezzi finali, con il rischio di contribuire ad alimentare fenomeni inflattivi, fermare o contrarre la produzione, frenare i consumi e ridurre gli scambi internazionali.
Non a caso uno dei paesi che si è schierato, insieme all’Egitto, per un cessate il fuoco e per il ripristino della sicurezza nella navigazione nel Mar Rosso è la Cina, che ha espresso preoccupazioni per possibili allargamenti dei conflitti.
L’economia cinese, infatti, potrebbe seriamente risentire di queste condizioni, dove l’aumento dei tempi e dei costi di trasporto potrebbero condizionare le sue esportazioni, peraltro già in difficoltà in quanto nel 2023 si è registrata, per la prima volta dal 2016, una contrazione del 4,7%. Pregando per le vittime della guerra, Papa Francesco al termine dell’udienza generale subito dopo lo scoppio del conflitto ha affermato che il terrorismo e gli estremismi non aiutano a raggiungere una soluzione al conflitto tra Israeliani e Palestinesi ma alimentano l’odio, la violenza, la vendetta e fanno solo soffrire gli uni e gli altri. Il Medio Oriente non ha bisogno di guerra, ma di pace: di una pace costruita sulla giustizia, sul dialogo e sul coraggio della fraternità. Speriamo che l’appello del Pontefice venga accolto!
Flavio Servato