POLITICA

MARA CARFAGNA: IL FUTURO DI GIORGIA MELONI? “LE ELEZIONI EUROPEE E LE AMBIZIONI DI SALVINI”

By 20/12/2023No Comments

Il pensiero della Presidente di Azione sulla politica nazionale e internazionale – Il leader della Lega cerca di recuperare voti nell’Ue, l’ha dimostrato a Firenze il parterre degli ultrasovranisti – L’attacco alla presidente del Parlamento europeo Metsola ha creato non pochi problemi all’attuale maggioranza – I progetti costituzionali di FdI, per ridimensionare il ruolo del Capo dello Stato e delle Camere – Ho denunciato il silenzio del femminismo italiano, che non ha speso una parola chiara di condanna sugli orrori di Hamas

La lunga militanza politica, prima in Forza Italia, con quattro legislature, ministro per il Sud nel governo Draghi, poi ancora dal 2022 deputata e presidente di Azione, segretario Carlo Calenda. Le insofferenze nella politica interna della triade FdI, Lega, Forza Italia, consentono a Giorgia Meloni di proseguire il suo mandato fino alla fine della legislatura?
“Giorgia Meloni ha una maggioranza solida, almeno nei numeri. Per ora hanno governato compatti, per il futuro credo che molto dipenderà da come andranno le Europee. Sarà un test importante, per capire quale sarà il peso di ciascun partito della coalizione dopo quasi due anni di governo insieme. Se la Lega dovesse erodere consensi a Fratelli d’Italia, probabilmente si delineeranno scenari nuovi, perché non sarà facile contenere le ambizioni di Salvini. Viceversa, se Salvini dovesse confermare il calo di consensi a favore di Fratelli d’Italia si aprirebbe uno scenario di instabilità. Ma è presto per fare previsioni”.
Che cosa la divide da Giorgia Meloni, come donna e come presidente di Azione, di un partito liberale e antisovranista?
“Non mi piace fare confronti. Ognuno ha la sua storia, le sue idee, il suo stile”.

Matteo Salvini va controcorrente anche nella campagna per le elezioni europee del 2024. Una spina nel fianco della Premier Giorgia Meloni? Otterrà maggiori consensi o sarà osteggiato dagli stessi sovranisti europei?
“Salvini è già in modalità campagna elettorale: punta a recuperare a destra il voto del variegato mondo anti Ue e lo ha dimostrato chiaramente con l’evento organizzato a inizio mese a Firenze, al quale ha invitato tutti i principali leader dell’ultradestra sovranista. L’obiettivo però è soprattutto interno: togliere voti a Fratelli d’Italia per riequilibrare i rapporti di forza. Gli attacchi all’Europa e alla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola hanno già creato problemi agli alleati: la presa di distanza di Forza Italia è stata netta, la stessa Meloni non ha gradito. A Salvini piace giocare d’azzardo, puntando tutto sull’euroscetticismo, a costo anche di abbracciare partiti che dicono no al sostegno a Israele e no al sostegno all’Ucraina. Non sarà facile tenere tutto insieme”.
Il generale Vannacci è diventato un fenomeno mediatico. Ritiene possibile una sua candidatura nella Lega, voluta da Salvini?
“Innanzitutto Vannacci deve ancora chiarire se intende candidarsi o no. Per ora ci sta giocando sopra. Dovesse farlo, mi pare evidente che la Lega sia il partito più interessato a offrirgli un posto in lista. Non ne fa mistero il vice di Salvini, Andrea Crippa”.
La situazione economica dell’Italia, nonostante i “dati statistici”, non è delle migliori. Sanità, Scuola, Lavoro, Sviluppo produttivo, caro vita, tasse tra le più elevate d’Europa, creano difficoltà enormi alle classi meno abbienti. E’ una società giusta, moderna?
“E’ una società con tanti problemi, che deve ancora fare i conti con gli effetti della pandemia e della guerra in Ucraina, in cui i più fragili sono inevitabilmente anche i più esposti. Sanità, istruzione, lavoro, inflazione, caro bollette, ma anche sostegno alle famiglie: sono questi i problemi veri del Paese, su cui gli italiani chiedono soluzioni a chi governa. Non mi sembra però le abbiano avute. Penso alla Sanità, probabilmente la più grande emergenza nazionale: mancano medici e infermieri, le liste d’attesa sono lunghissime, sempre più persone rinunciano alle cure o sono costrette a indebitarsi per curarsi nel privato. Non c’è nulla di giusto in questo. Come non c’è nulla di giusto nel lavoro povero o sottopagato, nello sfruttamento di milioni di lavoratori con salari da fame. Sia sulla sanità che sul lavoro povero abbiamo presentato nostre proposte al governo, con le relative coperture, ma non siamo stati ascoltati”.
Migrazione. Le persone fuggono dalla miseria, dalle guerre. Non le pare che gli immigrati abbiano diritto all’accoglienza in Italia, un salario meno avvilente di 4/5 euro l’ora lorde e una casa in cui vivere con la famiglia?
“Non si può certo restare insensibili di fronte alle storie, spesso drammatiche, di chi fugge da guerra e miseria per cercare fortuna in Europa, ma occorre anche avere l’onestà di dire che non è possibile accogliere tutti. I nostri confini, i confini dell’Italia dell’Europa, vanno presidiati, monitorati e controllati. Le rotte dell’immigrazione clandestina vanno bloccate e i trafficanti di esseri umani vanno assicurati alla giustizia. E per fare questo è necessaria una grande azione europea. Allo stesso tempo occorre ragionare senza pregiudizi su come integrare chi è in Italia, regolarizzando chi lavora per sottrarlo all’illegalità e regolarizzando i bambini che hanno concluso un ciclo di studi nel nostro Paese. Una cosa è certa: c’è bisogno di una gestione rigorosa, severa, ma non crudele. E c’è bisogno di iniziative politiche serie, non di slogan e propaganda”.
Vertici politici. In questa legislatura Giorgia Meloni darà continuità ai disegni di legge sulla modifica della Costituzione, a cominciare dal Premierato, una scelta che porterà al presidenzialismo?
“Alla fine la strada scelta è quella del premierato, con una riforma che però non risolve il problema del buon funzionamento dello Stato. Anzi, semmai lo aggrava, perché ridimensiona il ruolo del Capo dello Stato, aprendo a inevitabili conflitti con un premier che ha un diretto mandato popolare, e indebolisce ulteriormente il Parlamento, relegato sempre più a vassallo del governo. A ciò si aggiunga la distorsione di un premio di maggioranza abnorme: se la riforma fosse già entrata in vigore, Giorgia Meloni con 7 milioni di voti su un corpo elettorale di 51 milioni di cittadini avrebbe conquistato la maggioranza assoluta dei seggi in virtù di un premio al 55%. Una follia”.
Giustizia. Che ne pensa delle accuse rivolte ad una parte della magistratura, sono giuste, a cosa tende il centro-destra?
“Io credo nel dovere del rispetto dei ruoli da ambo le parti: i magistrati non devono condizionare l’attività del legislatore, allo stesso tempo la politica non deve interferire nell’attività giurisdizionale”.
Il “Dopo Governo Meloni”. Si fanno già previsioni… all’italiana. Si parla di un ritorno di Draghi. E’ una visione lunare, come ha detto la premier?
“Io lascerei in pace il presidente Draghi, che ha sempre rifiutato qualunque strumentalizzazione”.
Patriarcato. Dopo l’uccisione di Giulia Cecchetin si è riscoperto il sostantivo patriarcato che sembrava scomparso dal nostro vocabolario. E’ corretto parlare di patriarcato nel 2023 e in che cosa si differenzia dalla violenza dell’uomo?
“Al di là del linguaggio, delle parole, è innegabile che la violenza sulle donne, la sopraffazione, la volontà di possesso e di dominio, affondano le radici in una cultura che fino a qualche decennio fa negava pari diritti alle donne. Basti pensare che lo ius corrigendi, il diritto di educare anche con la forza la moglie e i figli, è stato abolito alla fine degli Anni Cinquanta. Che il delitto di onore è stato abolito nel 1981. Che La violenza sulle donne è passato dall’essere reato contro la morale a reato contro la persona solo nel 1996. Che fino al 2009 perseguitare una donna non era reato. Negli ultimi anni sono stati fatti grandi passi avanti, con conquiste importanti ma fragili, tant’è che ancora oggi resistono stereotipi difficili da sradicare. C’è indubbiamente un enorme problema culturale, su cui occorre intervenire con percorsi formativi nelle scuole, che insegnino ai nostri ragazzi la cultura del rispetto. Con la collega Gelmini lo abbiamo già fatto nel 2009, quando da ministre per le Pari opportunità e dell’Istruzione promuovemmo La settimana contro la violenza, con cui entrammo in tutte le scuole italiane di ogni ordine e grado avviando una grande campagna di informazione e di sensibilizzazione al rispetto degli altri. Fu un’esperienza di successo, purtroppo non riproposta dai governi che vennero dopo. Si riparta da lì, recuperando l’ottimo lavoro fatto allora”.
Aggressione della Russia all’Ucraina, vile aggressione delle milizie di Hamas ai Kibbutz di Gaza e la risposta altrettanto violenta di Banjamin Netanyahu, che, dopo la tregua di pochi giorni, ha detto:” la guerra continua”. Divampa in conflitto israelo-paletinese, e non solo. Quale sarà il destino di Netanyahu? Le vere vittime di queste aggressioni sono la Donna e bimbi innocenti di ogni nazionalità. Lei si è detta indignata che il femminismo italiano non abbia detto una parola in difesa del massacro delle donne israeliane. E delle altre donne?
“Il destino politico di Netanyahu lo deciderà il popolo israeliano, quando sarà chiamato a votare. Così funziona in democrazia e Israele è una democrazia. Quanto all’indignazione per gli stupri del 7 ottobre, ho voluto denunciare il silenzio del mondo del femminismo italiano, che non ha speso una parola chiara di condanna sugli orrori di Hamas, nonostante le immagini, spaventose, agghiaccianti, di donne stuprate, uccise, bruciate. E questo a differenza di quanto accaduto in Francia, dove invece i movimenti femministi hanno rivolto un appello forte perché gli stupri e le atrocità commesse contro donne, bambine e anziane israeliane il 7 di ottobre siano considerati stupri e femminicidi di massa”.
Gianni Maria Stornello