AMBIENTECULTURA

MILIARDI IN “PERDITA DI CIBO” E “SPRECO DI CIBO” NEL MONDO MILIONI DI BIMBI MUOIONO DI FAME

By 23/02/2024Marzo 20th, 2024No Comments

Nelle famiglie la maggiore mancanza di senso economico – L’imperativo “acquista e getta” – Nel 2021 negli Stati Uniti, oltre il 44% di prodotti alimentari è finito nelle discariche – FAO E UNEP al lavoro per cercare nuovi equilibri – Questa assurda dispersione di generi commestibili incide sull’economia agricola dell’Unione Europea -L’Italia al 7° posto in questa disumana classifica

Lo spreco alimentare è un problema che coinvolge tutti noi consumatori e a cui dobbiamo porre attenzione. A partire dal 2011 tale problematica venne affrontata in modo serio e fu resa oggetto di un accurato studio da parte della FAO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura). Dal rapporto prodotto dalla FAO si accertò che già in quell’anno un terzo del cibo mondiale veniva sprecato ogni anno per un totale di 1,3 miliardi di tonnellate e per un valore economico di circa mille miliardi di dollari.
Proprio per affrontare e risolvere tale problematica, dopo questa indagine, le Nazioni Unite decisero di fissare un obiettivo di riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari, noto come Obiettivo 12.3, entro il 2030 attraverso il coinvolgimento di tutti gli Stati. Da quel primo rapporto FAO del 2011 quanti progressi si sono fatti in merito? Secondo l’ultima valutazione del 2023, purtroppo a livello mondiale siamo ancora molto lontani dai traguardi fissati. Una prima difficoltà è data dal calcolare e tracciare in maniera univoca le perdite e gli sprechi alimentari pro capite per Paese. Ed è proprio per sopperire a tale problema che la FAO e l’UNEP (il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente) stanno collaborando per poter far chiarezza e avere dati più certi su tale sperpero.
Innanzi tutto, le due organizzazioni hanno deciso di individuare due categorie ben distinte tra loro: “perdita di cibo” e “spreco di cibo”, creando un indice separato per ciascuno. L’indice di perdita alimentare si occupa di tutto ciò che viene perso durante la produzione e la catena di approvvigionamento alimentare prima che gli alimenti arrivino ai rivenditori. L’indice di spreco alimentare, invece, analizza il cibo che viene gettato via alla fine della catena di approvvigionamento da parte di rivenditori e consumatori. Nel 2019 nell’ultimo rapporto FAO si è stimato che in media quasi il 14% di cibo a livello mondiale viene perduto tra il raccolto e la vendita al dettaglio; in Europa e Nord America tale perdita si aggira intorno al 16%.
Proprio perché esistono differenza sostanziali tra i vari Paesi, ogni Stato deve affrontare in modo autonomo il problema della perdita di cibo, adottando soluzioni indipendenti e che tengano conto delle diversità dei comportamenti da parte dei consumatori. E sono proprio questi ultimi che continuano a sprecare cibo ancora perfettamente commestibile gettandolo nei rifiuti: una realtà che prevale soprattutto nei Paesi industrializzati. Negli Stati Uniti, solo nel 2021, è stato calcolato che le famiglie sprecano cibo per il 48%; ben 44 milioni di tonnellate di cibo sui 241 milioni di tonnellate prodotte nel territorio statunitense finisce nelle discariche, per una perdita annuale per una famiglia media di 4 persone di circa 1500 dollari.
Per quanto riguarda l’Unione Europea non ci sono dati certi proprio perché ogni Stato membro calcola in modo differente tale indice, ma da uno studio recente condotto da UE FUSIONS si stima che oltre il 50% dei rifiuti alimentari commestibili e non commestibili deriva proprio dalle famiglie, per un totale di 47 milioni di tonnellate di rifiuti ed un costo di 98 miliardi di euro all’anno. I dati relativi allo spreco alimentare raccolti nel 2021 da Eurostat non sono certo incoraggianti: ogni cittadino dell’UE spreca a testa ben 131 kg di cibo all’anno per una media di 58,4 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari. Entrando più nel dettaglio, di questi 131 kg 70 kg sono scarti domestici, il restante 46% è prodotto invece all’inizio della filiera alimentare.
Lo spreco alimentare comporta conseguenze gravi anche per l’economia dell’Unione, in quanto costituisce una perdita che si aggira intorno ai 132 miliardi di euro. Secondo la Commissione Europea viene sprecato circa il 10% di tutto il cibo fornito al dettaglio, ai ristoranti e alle famiglie. Ed è un dato impressionante se si considera che circa 32,6 milioni di persone non possono accedere ad un pasto di qualità ogni due giorni.
Nel panorama europeo, l’Italia si posiziona al settimo posto nella classifica sugli sprechi alimentari con 140 kg totali di spreco pro capite all’anno. Solo nel 2020 nel nostro Paese sono andati perduti 146 kg di cibo pro capite, ben 19 kg in più rispetto alla media europea. Ed è superiore alla media UE anche il dato relativo al cibo buttato dalle famiglie: 107 kg pro capite pari al 73,3% del totale. Economicamente tale sperpero vale per l’Italia circa 15 miliardi di euro all’anno, quasi un punto Pil; le famiglie italiane gettano nei rifiuti alimenti per circa 6 miliardi di euro ogni anno, a cui devono essere sommati i 9 miliardi di euro dello spreco della filiera. Dai dati forniti dal WWF ogni italiano sperpera 385 euro di cibo all’anno poco meno di mezzo chilo di cibo a testa ogni settimana, per un totale di 25 kg in un anno che vede gettare soprattutto alimenti quali frutta e verdura fresca, latte, yogurt e pane.
Non si può non evidenziare, inoltre, che lo spreco di cibo è responsabile del 20% del consumo di acqua dolce e di fertilizzanti e del 30% dell’uso globale dei terreni agricoli; e influisce in modo importante sull’ambiente, in quanto rappresenta 252 milioni di tonnellate di CO2, quasi il 16% delle emissioni totali di gas serra del sistema alimentare dell’UE.
L’Unione Europea sta correndo ai ripari con l’introduzione già nel 2019 del programma “Green Deal”, impegnandosi entro il 2030 a ridurre in modo significativo lo spreco alimentare pro capite sia a livello di commercio al dettaglio sia a livello dei consumatori. Nel panorama europeo, l’Italia ha al riguardo una normativa più avanzata con la cosiddetta “Legge Gadda” del 2016, che prevede una semplificazione a livello di materia di recupero alimentare. Attraverso agevolazioni fiscali, inoltre, ha incoraggiato aziende agroalimentari, la grande distribuzione e la ristorazione a donare il cibo in eccesso ad enti no-profit a sostegno delle persone bisognose.
Una maggiore consapevolezza dei danni prodotti dallo spreco di cibo porterà il consumatore ad una maggiore attenzione e alla conseguente difesa del Pianeta e delle sue risorse.

Antonella Formisano