POLITICA

ORIENTE OCCIDENTE E IL MAR ROSSO FUOCO

By 23/02/2024Marzo 20th, 2024No Comments

La pesante situazione in Medio Oriente, le minacce di bloccare definitivamente il flusso economico nel Golfo di Aden avranno conseguenze serie sull’emisfero occidentale e sull’Europa – Criminale impedire la navigazione nel Canale di Suez – Costretti a circumnavigare l’Africa: un passaggio a “Nord Ovest” che va contro la storia – Netanyahu si condanna da solo e calpesta la memoria -Israele e l’amicizia degli Stati Uniti

Disinnescare il cortocircuito in cui si sono infilate le “grandi menti della politica mondiale”, oggi appare quasi impossibile, troppo tardi. Anziché mantenere le distanze tra Oriente e Occidente, rendere possibile ogni dialogo, si è preferito ridisegnare i canali del globo terraqueo, minarli, renderli incandescenti, non più navigabili, se non a proprio rischio e pericolo, nonostante l’intervento della Marina Militare Nato. La convivenza pacifica nella quale per ottanta anni è vissuta la nostra vecchia Europa corre seriamente il rischio di infrangersi contro le insormontabili barriere che Oriente e Occidente pongono, e che potrebbero coinvolgere anche l’Africa. L’Africa, alla quale bisognerebbe prestare un’illuminata attenzione, perché molti Stati di questo immenso continente non sono più disponibili a farsi sfruttare dalle potenze occidentali e orientali, ed ora pongono condizioni ben precise per giungere a rapporti economici in cui siano trattati da pari a pari e non da popoli sottoposti a continuo sfruttamento.
Il “cerchio di fuoco” in cui agiscono Russia, Israele, Hamas, sullo sfondo la sorniona Cina; gli altri Paesi del Medio Oriente, non ultime le milizie armate dello Yemen, limita drasticamente gli orizzonti di questo nostro tormentato pianeta e potrebbe proiettare le grandi potenze – è questa la nostra maggiore preoccupazione – verso la Terza Guerra Mondiale, o comunque, provocare un pesantissimo tributo di vite umane, rendendo possibile un diverso scacchiere geopolitico internazionale. Un nuovo corso della storia, in cui le potenze orientali si prenderanno una storica rivincita sull’Occidente.
L’aberrante, terroristica visione della Federazione Russa (ma perché la si riconosce ancora come Federazione, che dovrebbe avere ben altro significato democratico?) l’incredibile accanimento di Benjamin Netanyahu, contro quella fascia di popolazione palestinese che nulla ha a che vedere con l’odiato Hamas e con gli attacchi del 7 ottobre scorso a Gaza, ha permesso “libere aggressioni”, totalmente incontrollate, in Medio Oriente ed ha fatto passare quasi sotto silenzio la tragedia dell’Ucraina e l’aggressività del leader russo, Putin.
Benjamin Netanyahu, premier di destra al vertice di una grande nazione, è stato catapultato da voleri non più tanto occulti, al centro dell’attenzione mondiale, semina ogni giorno terrore, dimentico di ciò che hanno subito gli ebrei, nella Seconda guerra mondiale. Si comporta come se il fantasma di Hitler aleggiasse sul suo governo e su tutte quelle nazioni che fanno uso delle armi, come unico scopo della loro non proprio utile sopravvivenza.
Le armi sono il vero potere di ogni potenza che pensi di governare il mondo. E’ una convinzione così profonda e radicata nel tempo, che sarà ben difficile rimuovere. Tutti noi ne siamo colpevoli: chi non ha peccato scagli la prima pietra.
Nella Prima guerra mondiale a causa dei genocidi di tragica memoria, ci sono stati milioni di morti provocati anche dalle grandi potenze, costrette a intervenire militarmente, per ricondurre una situazione degenerata in squallidi equilibri geopolitici. La storia non dimentica le atomiche su Hiroshima e Nagasaki; milioni di ebrei trucidati dai nazisti e dai fascisti; milioni di giovani italiani, americani, tedeschi, inglesi, francesi, russi, molti per liberare l’Europa dalla follia nazista; migliaia di giovani che si immolarono per la Resistenza. E spesso si dimentica che migliaia di altri uomini si sono immolati per le “conquiste” dell’Italia in Africa: la “gloriosa” Africa Orientale Italiana; stragi anche fra le truppe indigene al seguito dello squinternato esercito italiano. Morti ignorati, mai più commemorati.
L’uomo, assetato di potere, è sempre stato crudele, sia nel difendersi da ignobili attacchi, che nell’attaccare in modo altrettanto ignobile, le nazioni vicine per dare sfogo a quella mania di grandezza che offusca le menti.
“Il cerchio di fuoco” si restringe le guerre con i missili nucleari compiono stragi chirurgicamente perfette, gli emisferi si toccano, sono…ad un tiro di schioppo e promettono nuove stragi.
La Russia, ha distrutto l’Ucraina; senza che gli appelli europei e della Nato (anche sorretti con l’aiuto di armi, purtroppo) avessero alcun esito, se non quello distruttivo; Israele per difendersi dalla strage compiuta il 7 ottobre scorso dai terroristi di Hamas nella striscia di Gaza, ha scatenato una violenza mai vista, “messa a terra” (Montanelli avrebbe detto: “che in cielo?”) dal governo Netanyahu. Non sembra ci sia più alcun dubbio che la “longa manus” di Putin abbia scaldato il cuore del governo di estrema destra israeliano (ribadiamo, non degli israeliani, gran parte dei quali sono contrari alla politica del premier) e del governo iraniano, che oggi si trova a dover fronteggiare una situazione politica e militare estremamente delicata nello scacchiere mediorientale, in un contesto in cui agiscono, minacciose, le milizie Huthi, gruppo armato dello Yemen. Minacce rivolte esplicitamente all’Italia nei giorni scorsi: “Prendendo il comando della missione europea nel Mar Rosso, l’Italia mette a rischio la sicurezza delle sue navi militari e commerciali”.
Sono queste le dichiarazioni di Nasr al-Din Amer, vice capo dell’Autorità per i media degli Ansar Allah, appunto: “i partigiani di Dio”. Si consideri infatti che nello Yemen è in atto una guerra civile. “Colpiremo le navi che aggrediscono il nostro Paese o che ostacolano la decisione di impedire alle navi israeliane di attraversare il Mar Rosso”.
E’ questo uno dei punti più drammatici e dolenti: le dimensioni del conflitto armato in atto in Medio Oriente Israele-Striscia di Gaza, provoca in modo inevitabilmente vile, un conflitto di carattere economico che danneggia l’Italia, l’Europa, gli Stati Uniti, ma non la Russia e la Cina, il cui attraversamento del Mar Rosso sarebbe loro concesso.
Il blocco dal Medio Oriente, il divieto di navigazione a navi commerciali italiane, francesi, svizzere, spagnole, inglesi, tedesche, svedesi, e delle altre nazioni del Nord Europa che trasportano beni di prima necessità da Oriente e Medio Oriente, e il cui flusso commerciale è estremamente importante, condiziona fortemente l’Unione Europea nella sua configurazione unitaria, politica ed economica.
E’ ormai noto, infatti, che il trasporto internazionale via mare –a meno che non si raggiunga un accordo assai improbabile – a questo punto è inevitabilmente dirottato sul Capo di Buona Speranza il che comporta la circumnavigazione dell’Africa, con costi economici così elevati che metterebbero in ginocchio ogni nazione.
Il “cerchio geopolitico si stringe”, i confini sempre più indefiniti, e anziché portare al dialogo, alla negoziazione, porteranno nuovi conflitti armati, perché nessuna nazione, a maggior ragione secondo questa aberrante logica, aiuterà lo stato vicino, ma cercherà di fagocitarne l’economia.
Il quadro fin qui astrattamente descritto, potrebbe configurarsi, in breve tempo, di un realismo allarmante. Dall’ 11 febbraio del ’45, giorno della conferenza di Jalta, si aprirono le prospettive per un riassetto delle nazioni sconfitte, arrivò poi la pace e finalmente il 1° novembre 1993 l’Unione Europea. L’Europa è stata e lo è tutt’ora, simbolo di collaborazione tra gli stati, pur fra diversità e interessi diversi da conciliare in sede parlamentare e nella Commissione europea. Il dialogo ha aperto alla pace, di cui tutti noi abbiamo goduto nella certezza che durasse ancora a lungo e che il benessere si diffondesse anche ad altre nazioni. E’ stato un periodo storico bellissimo, lontano dai conflitti armati, in cui la cultura nella sua complessità, è stata una felice attrazione.
E’ stato tutto vano? Sicuramente no. Ma oggi dobbiamo aver coscienza che i tempi sono cambiati: le potenze vincitrici, un tempo “amiche”, oggi si fronteggiano con aggressività senza precedenti.
Questo nuovo arco temporale, dal 24 febbraio 2022 – aggressione all’Ucraina, al 7 ottobre 2023, aggressione di Hamas alla striscia di Gaza – ha aperto un nuovo, drammatico capitolo. La Russia distrugge l’Ucraina per allargare il suo “impero”, accusa l’Occidente di voler ampliare i confini della Nato, ma deve far fronte ad una situazione orientale in cui la Cina resta e lo è sempre più, nazione dominante, senza – per ora – sparare un colpo; gli Stati Uniti sono alle prese con le elezioni presidenziali di novembre, il cui scenario, assai precario, vede Biden, tormentato dall’incognita delle sue condizioni di salute, nell’incertezza assoluta di una sua rielezione. Gli Stati Uniti hanno subito uno smacco internazionale, inascoltati da Netanyahu loro alleato da sempre, sempre più vicino alle posizioni espansionistiche di Putin; la stessa democrazia statunitense è l’ombra di sé stessa, logorata da Trump, ex presidente pluricondannato per crimini fiscali, ma soprattutto accusato di aver sobillato i suoi ultras ad attaccare in modo devastante, il Campidoglio di Washington.
L’Unione Europea, in vista delle elezioni di giugno, sembra essere più divisa anche per l’azione dirompente dei sovranisti Italiani. Bastano tre esempi a noi vicini: Orbán, premier ultradecennale d’Ungheria (che tiene in catene Ilaria Salis in un’aula di tribunale “perché questa è la legge ungherese”; Salvini che getta benzina sul fuoco e mette in difficoltà; la premier Giorgia Meloni, in balia di eventi non certamente a lei favorevoli, che denotano mancanza di lungimiranza politica. Ci sia consentita una brevissima notazione in merito: Giorgia Meloni, ha avuto l’incredibile opportunità di dimostrare all’Europa di essere una politica libera e liberale, di essere “donna, madre, cristiana”, di rafforzare il proprio orientamento politico al Centro dello schieramento europeo, riconducendo a sé Ursula von der Leyen, non assecondandola in ogni suo desiderio elettorale. Giorgia Meloni ha fatto una scelta più congeniale al suo credo politico. Non c’è stata quella “conversione al centro” da europeista tanto sbandierata in fase elettorale, che l’avrebbe condotta verso un altro destino e che avrebbe fatto gran bene non soltanto all’Unione Europea, ma anche all’Italia. Peccato. L’ultimo contatto sollecitato da Elly Schlein per approvare ad unanimità il “Cessate il fuoco” in Israele, denota quanto sarebbe stato più intelligente e utile alla causa dell’Italia, se la Presidente del Consiglio l’avesse chiesto per prima, in un momento così tragico per l’umanità. Sarebbe stata un gesto dettato da un grande pensiero politico. Ancora una volta così non è stato.
Ma, al di là della drammatica situazione italiana, politica per la confusione che regna sovrana; economica per la disintegrazione dei nostri valori industriali, culturale e sociali il cui livello è sempre più degradante, preoccupa la situazione internazionale.
Il tentativo dell’Oriente, nessuna nazione esclusa, di affamare l’Occidente impedendo il regolare flusso import-export attraverso il Mar Rosso e il Canale di Suez, cambierà dal 2024, Dio non voglia, il volto del terzo millennio.

Armando Caruso