POLITICA

RAI -TV LE “NEWS FAI DA TE” E POLITICA ECONOMICA

By 23/01/2024No Comments

Confronto con un interlocutore immaginario che non si rende conto della realtà politica ed economica in cui versa la Rai TV – Il bavaglio ai giornalisti – Conduttori-annunciatori delle trasmissioni successive – Pubblicità familiare con mogli, fidanzate etc – La necessità di non spendere troppo – E’ iniziata l’era digitale, ma 8 milioni di italiani non la vedono – Mancanza di “educazione televisiva” – Spettacoli e algoritmi – Il ricorso costante agli ottantenni – Dove sono i giovani di talento?

“Io ti do una cosa a te, tu mi dai una cosa a me”.
Scusa, semmai si dirà: Tu dai una cosa a me ed io do una cosa a te. Non ti pare?
“Si, ma che vuol dire, oggi tutto è permesso. In Rai, per esempio”. La Rai, Tv di Stato? Ma che c’entra, detto così, al di là della tua sgrammaticatura, sembra un baratto, uno scambio di oggetti, al posto delle monete, come facevano i contadini del bel tempo che fu.
“Perché, in Rai che fanno?”
Non capisco, che vuoi dire, dove vuoi arrivare?
“Dove voglio arrivare io? Sicuramente dove non arrivi tu”.
“Non capisco, perché tu non ti renda conto di ciò che succede in Rai, oggi? Continuando così si arriverà al fai da te tecnologico del terzo millennio”.
Succede quel che è sempre successo: telegiornali, show, talk show, pubblicità, cultura, informazione et etc. e non soltanto in Rai Tv di Stato, ma anche nelle emittenti private.
“Ma tu sei fermo a qualche anno fa, prima che in Rai fioccassero gli euro, gli artisti erano considerati tali soltanto se avevano studiato nelle accademie, all’Università, nei conservatori, nei licei, avevano frequentato teatri, studi di registrazione. Facevano le prove prima di andare in scena, come in teatro. Insomma, erano artisti degni di questo nome. Così per i giornalisti. Parlavano di informazione, di obiettività dell’informazione, pensavano che la notizia fosse tale soltanto se sacrosanta e la cui fonte, magistratura, forze dell’ordine, ministeri, fosse sicura, certa”.
Perché oggi non è più così?
“Ma in che mondo vivi, tu la televisione la guardi davvero o segui soltanto le partite di calcio? Ti sei accorto che tutto è cambiato? Dal 10 gennaio 2024, la Rai TV dovrà trasmettere su un intero pacchetto di frequenze (su un suo multiplex) in tecnologia Dvb-T2. Non so che vuol dire. Ormai si parla per sigle alfabetiche. Sarà l’unico editore nel Paese. Il Censis però ha avvertito: oltre 8 milioni di famiglie non hanno neanche un televisore per riceverlo. Intanto il segnale tradizionale in alcune regioni va a singhiozzo, anche al nord, per essere precisi.
E ciò, nonostante gli eclatanti annunci dell’azienda di Stato.
Ti sei reso conto che oggi non ci sono più soldi, che la pubblicità Rai è fatta da conduttori, giornalisti, mogli, mariti, fidanzate e fidanzati degli showmen più o meno famosi, con cachet immagino ridotti o forfettari, perché oggi tutti hanno capito, meno tu, che bisogna fare economia per non sforare il bilancio generale dell’azienda di Stato. Si fa tutto in famiglia e non solo in Rai, per far quadrare i conti. Perfino i giornalisti tanto celebrati, al termine della loro trasmissione, annunciano quella successiva. Insomma, la Rai chiede collaborazione a tutti. A chiunque, persino a Bruno Vespa, che dopo i fatidici “Cinque minuti”, annuncia il programma serale. Per non parlare dell’onnipresente simpaticissimo Fiorello, che detta legge e annuncia tutti, sfotticchiando il mondo. E’ l’unico sfottò rimasto in Rai. Se tu fossi più attento a ciò che succede in Via Mazzini, e per la verità anche nelle altre emittenti, quelle dominate dal centro destra alleate di governo, ti accorgeresti che i conduttori dei Tg non sono più mezzi busto. Si alzano, camminano, passeggiano negli studi televisivi, parlano, cantano, diventano protagonisti dei programmi mattutini, pomeridiani, serali. E i loro invitati? Per lo più, sono conduttori della porta accanto, anziane conduttrici della Rai che hanno compiuto non meno di ottant’anni, e commentano immagini di Mike Bongiorno, Nilla Pizzi, Gino Latilla, Luciano Tajoli, del giovanissimo Vittorio Gassman, di Alberto Sordi degli “amici della parrocchietta”, di Fred Astaire, della grande Anna Magnani, di Sophia Loren, delle Kessler. Grandi artisti, sicuramente. Almeno loro. Sono questi, per fortuna, momenti autenticamente ricreativi. Ma, sembra che dopo di loro ci sia stato il diluvio e che nessuno si sia più salvato, come se almeno negli ultimi trent’anni il tempo si sia fermato. Oppure sarà colpa della cultura di cui si parla sempre tanto anche a sproposito, ma che si vede sempre meno. Non voglio essere catastrofico, ma è pur vero che di sabato e domenica e nel corso della settimana, ci sono giovanissimi straordinari artisti, bravissimi cantanti”, che non azzeccano una nota, che non sanno cosa sia l’intonazione, che cantano con il “gelato” in bocca come se gustassero fragola o pistacchio. Se ci fai caso, tutto finisce … in “issimo”, superlativo assoluto. Ci sono comici che credono – beati loro – di far ridere. E c’è anche chi ride e chi batte le mani. Ma quelli ci sono sempre stati, per la verità, applaudono a comando. Una pratica vecchia come il cucco, che si potrebbe benissimo eliminare, se soltanto qualcuno se ne prendesse carico”.
Non dimenticare che ci sono programmi storici intorno a mezzogiorno. Quelli almeno funzionano bene: ci aiutano a capire la storia, ci ricordano che c’era la letteratura, la filosofia etc.
“Si, certo. Non si possono disconoscere. E meno male che c’è anche la Radio che segue un filone molto più realistico equidistante dai partiti. Come se i dirigenti Rai fossero altri, di un altro pianeta”.
Questa Tv non ti piace, la rinneghi. Secondo me tu vaneggi. Non mi dirai che tutto questo sfacelo di cui parli sia soltanto colpa della Rai?
“La Rai non è una entità astratta. E’ guidata, almeno così si dice, dal presidente, dal direttore generale, ma quando c’è di mezzo lo zampino della politica, loro che fanno? Eseguono, bene o male”.
Adesso sei tu fuori dal mondo. Non è sempre stato così?
“Soltanto in parte. Le nostre idee divergono, non vorrei che ci si accapigliasse, come avviene in molte trasmissioni. Te lo dico chiaro e tondo. La Tv di Stato e le emittenti private, oggi sono un pot pourri, un mélange insapore, a volte assai sgradevole, i cui ingredienti non si sa chi li abbia ammanniti. Oppure si sa, ma non si dice. Per favore, cerca di prenderne atto. Nel tuo passato c’erano gli artisti cui ho accennato, colossi che avevano fatto la gavetta, Salvo Randone, Aldo Fabrizi, il grandissimo Totò, Gina Lollobrigida, De Sica, Alighiero Noschese che reiventava i personaggi dello spettacolo e della politica, c’erano Maestri della musica leggera come Pippo Barzizza, Riz Ortolani, i Beatles, i Rolling Stones, Ennio Morricone, Lelio Luttazzi, che riempivano le tue serate. Non ti ricordi dei testi meravigliosi di altrettanto meravigliose canzoni del repertorio internazionale di musica leggera? Per non parlare della Lirica, che nei conservatori italiani e stranieri ancora a fine Anni ‘90, si studiava come prima materia, per formare musicisti e non come avviene oggi per formare discreti liceali che devono fare infiniti sacrifici personali per raggiungere i migliori risultati musicali“. La musica è finita, come la pacchia… Non ti dice nulla questa allusione? Non di ricordi dei personaggi che ti ho citato, o sono io che ho le traveggole”?
Si me ne ricordo, eccome. Penso a “Te ne ricordi ancor…” scritta dal baronetto sir Paolo Tosti, glorificata da Enrico Caruso, Beniamino Gigli, Mario Del Monaco, Franco Corelli, Giuseppe Di Stefano, Luciano Pavarotti, Renata Tebaldi, Maria Callas. Per non parlare della danza classica e degli spettacoli teatrali di prosa e lirica. La Danza italiana furoreggiava, aveva forgiato Carla Fracci, Anna Razzi, Liliana Cosi, Raffaele Paganini, per non parlare di Vladimir Baryshnikov e Nureev che alla Scala, all’Opera di Roma, al Massimo di Palermo, al San Carlo di Napoli erano di casa. Meno male che oggi abbiamo ancora Alessandria Ferri e Roberto Bolle.
“O, finalmente, svegliati e guarda la tv che ci propinano ogni giorno. Tu pensi che Carla Fracci si sarebbe prestata ad annunciare la pubblicità di poltrone e divani letto? Non perché la ritenesse una deminutio della sua professione, ma perché a “ciascuno il suo”. A proposito di divani e accessori, ci sarebbe molto da dire. Ogni giorno c’è un artista che ne tesse le lodi, per altro giustificabilissime, perché si tratta di un ottimo laboratorio artigianale, ma non ti sembra una pubblicità fatta dalla Rai a buon mercato? Sempre gli stessi protagonisti, noti del piccolo schermo. Alla fine, sembra una pubblicità fin troppo costruita. Persino un po’ monotona, mi permetto di dire. Ma, chissà, forse una mano lava l’altra. Esigenze di mercato”.
Però gli spettacoli televisivi, in genere sono una fantasmagoria di luci, di effetti speciali, di dimensioni astrali. Non mi dirai che anche questi sono di cattivo gusto.
“Mai detto una cosa simile. La tecnologia intelligente produce spettacoli interessanti dove protagonisti sono le luci, gli effetti sonori riprodotti da algoritmi che prevedono tutto, ma i valori attoriali, il canto, la recitazione, la musica sono prigionieri di una macchina intelligente. La creatività dell’artista non ti sembra esserne condizionata?”
Può essere ma condivido tutto ciò che dici. Per esempio, l’informazione oggi mi sembra più puntuale, dopo il Covid e con la guerra in atto Russia Ucraina e di seguito la Israelo palestinese, con le aggravanti che i due tragici eventi potrebbero scatenare una terza guerra mondiale, Rai e emittenti private hanno fatto servizi di grande impegno anche dal punto di vista umanitario.
“Si è vero, e d’altra parte oserei dire che la grande tradizione giornalistica degli inviati di guerra, che come sai, dai giornali e dalla stessa televisione, era ovviamente sparita, ha avuto un grandissimo peso sull’informazione. La tv sì è presa una rivincita, ma permettimi di dire che tutti gli altri aspetti televisivi hanno lasciato e lasciano a desiderare. Il Covid è stato un disastro da tutti i punti di vista e l’informazione contraddittoria sul vaccino, ha creato paure, disorientamento, fake news ovunque, telefonini bollenti, contrapposizione e accuse tra gli Stati. Una situazione devastante”.
Si, d’accordo, ma la situazione televisiva oggi si va normalizzando. “D’accordo, un corno. Con le guerre, e le elezioni politiche il governo della Premier Giorgia Meloni, ha preso il comando delle operazioni. E… non molla. Alle riprese televisive si aggiungono i siparietti dei selfie, le osservazioni, spesso fuori luogo dei telefonini, le citazioni a sproposito, le rivendicazioni di parlamentari, ministri, influencer come non s’era mai visto prima. Tecnologia lasciata libera al libero arbitro dell’intelligenza artificiale. Un disastro continuo”.
Si, è vero, quest’informazione crea disorientamento anche a me. Ci sono stati molti anni più o meno tranquilli di pace televisiva,di convivenza politica, la spartizione fra TG1, TG2 e TG3 forniva anche ai telespettatori una visione democratica del panorama politico. “Hai fatto un altro passo avanti. Resta il fatto che oggi il Governo Meloni è l’asso piglia tutto, sta toccando il fondo. Sembra l’assalto alla Bastiglia. Tanto che si parla di bavaglio ai giornalisti, il che è stato sottolineato anche alla conferenza stampa di inizio 2024. Per onestà intellettuale devo ammettere che soltanto al TG3 e meno al TG2 è lasciato un po’ di ossigeno per rigenerare l’informazione. Tutto il resto è noia… Ed è un grande peccato. Perché così anche la classe giornalistica migliore si declassa”.
Ho visto che il 2023 si è concluso con la fuga dalla Rai verso La7 Non ti sembra sia stata frettolosa, hanno avuto paura? “Oh, finalmente cominci a capire. Chiediamolo a Fazio, Gramellini, Corrado Augias, dopo 63 anni di militanza Rai, a Lucia Annunziata, “non condivido nulla dell’operato del governo”, è un duro colpo per la Rai, ed ha creato un polo oppositivo a questo governo, presieduto da Urbano Cairo, un liberale, un tempo molto vicino a Berlusconi, ed ora maggior azionista del Corriere della Sera. Ora La7 vanta un pool di giornalisti, molto agguerriti, guidati da Enrico Mentana, tra i quali Giovanni Floris, altro transfuga dalla Rai, Lilli Gruber, Luca Telese, David Parenzo, Tiziana Panella, Gaia Tortora, Alessandra Sardoni, Corrado Formigli, che affrontano ogni giorno i punti dolenti del Governo Meloni, le gaffe dei partners e non risparmiamo critiche alla sinistra, pur rappresentando l’opposizione giornalistica televisiva alla destra. Questo è ciò che deve fare un giornalismo che si rispetti”. Mi pare di capire che non critichi la classe giornalistica, ma ne fai una questione politica. “Assolutamente si. Come potrei diversamente. In Rai ci sono fior di giornalisti, con idee di centrodestra e di centrosinistra, che portano avanti in tutte le sedi, anche nelle edizioni regionali, un lavoro durissimo per assicurare un’informazione il più possibile obiettiva, anche se tutti sappiamo bene che l’obiettività non esiste. Il problema essenziale è fondamentalmente politico. Non è ammissibile in alcun modo che il governo o qualsiasi altra istituzione, giudiziaria, parlamentare, metta le mani sull’informazione, condizionandone la funzione principale. Questo governo, torno a dire, condiziona la stessa organizzazione della Tv di Stato e non capisce che a lungo andare, fa male a se stesso”. Un Paese che si ritiene libero, non può accettare imposizioni”.
Ora che ci penso, un’altra cosa mi da fastidio, direi, la trovo insopportabile: il chiasso, la mancanza di educazione televisiva. “Finalmente ti riconosco. Mi hai tolto la parola di bocca. Ma ti rendi conto che con l’avvento del governo meloni, molti giornalisti che si pensava fossero democratici, hanno svelato la loro vocazione filo governativa, che anche il linguaggio nei talk show è più volgare? Alla Tv di Stato e alle emittenti private, bisognerebbe fare lezioni di bon ton. E’ ora di smetterla con talk show affollati di politici, ognuno delle quali si sovrappone all’altro, grida, inveisce, offende, dice parolacce soltanto per il gusto di mettersi in mostra. E bisogna smetterla anche con i conduttori che fanno domande di due minuti per pretendere risposte in venti secondi. E’ ora di smetterla con conduttori e conduttrici che si rivolgono ai loro ospiti dicendo, “voglio che mi dica…” l’erba voglio non è mai cresciuta neppure nel giardino del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, educatore che nel modo migliore esprime sentimenti di rispetto nei confronti di ogni interlocutore. Alla sensibilità e quindi all’educazione non c’è mai fine. L’esercizio della gentilezza non costa niente, e in tv, è fondamentale. I giovani, in gran parte sempre più distanti dalla cultura, abbandonati a sé stessi, ne hanno estremamente bisogno. Questo è uno dei compiti principali della Tv di Stato…e delle altre emittenti televisive e radiofoniche. Questa è la prima virtù di una corretta informazione.

Armando Caruso