CULTURATECNOLOGIA

SALVINI E LA KERMESSE DI FIRENZE “ORA SIA SOVRANISMO EUROPEO”

By 19/12/2023No Comments

Elezioni 2024: la confusione rende sovranisti – “Free Europa” nella fantasia del leader leghista – “Unificare le destre di Identità e Democrazia alla destra europea per far uscire il Parlamento di Bruxelles dall’isolamento indotto dai moderati – Giorgia Meloni e Antonio Tajani sono stati espliciti: non la pensano così – La risposta del sindaco fiorentino, Nardella

Un nuovo Rinascimento. Questo (almeno nelle intenzioni) il proposito degli organizzatori del summit dell’ultradestra alla Fortezza del Basso di Firenze, il 3 dicembre scorso. Presenza del pubblico da tutto esaurito, bandiere, spille, partecipanti accorsi da diversi paesi europei, Firenze ha ospitato, dunque, la reunion di “Free Europe”, organizzata da Identità e Democrazia, riunendo tutti i partiti dell’estrema destra europea. Uscire dall’isolamento politico indotto dalle forze moderate presenti nel Parlamento europeo: “faccio un invito al centrodestra unito in Italia ad essere unito anche in Europa, molto semplice. Poi non posso imporre niente controvoglia a nessuno”, le prime parole di Salvini in arrivo alla Fortezza.
Mettere insieme gli Identitari della Lega, i Conservatori di Giorgia Meloni e i Popolari che si riconoscono in Forza Italia, questo il tentativo/obiettivo del leader della Lega. Il tutto, ovviamente, condito con una accattivante condivisione europea del progetto, mediante il coinvolgimento delle forze in campo anche negli altri paesi dell’UE.
La scelta di Firenze non è casuale: secondo le parole di Salvini “abbiamo scelto di fare l’evento nella patria italiana e immagine nel mondo del Rinascimento, per l’orgoglio di mostrare quel che l’Italia e l’Europa hanno fatto nei secoli passati”.
Dopo le meraviglie del Rinascimento italiano, grazie all’immagine che nel mondo Firenze propone, di arte, di cultura, di grandezza umana e sociale della propria storia, ecco riaffacciarsi l’idea di una nuova grandezza, legata però a temi più politici o “di movimento”, di strategie, di scelte, di affermazione di un particolare modo di pensare e di vedere il mondo e le sue cose e, di conseguenza, di agire concretamente in coerenza con tale pensiero.
L’obiettivo dichiarato, dunque, è quello di costruire un’altra Europa, parlando di vari temi, di ambiente, di sicurezza, di lavoro, di libertà di espressione, con un tema centrale, secondo Salvini, “la libertà”.
La convention fiorentina ha registrato la partecipazione di diversi esponenti europei, da Jordan Bardella per il Rassemblement National, a Tino Chrupalla per l’AfD, George Simion, leader dell’AUR, Kostadin Kostadinov, capo di Revival, partito bulgaro, con esponenti di spicco dei partiti di ultradestra di Austria, Belgio, Bulgaria, Danimarca, Estonia, Francia, Germania, Polonia e Repubblica Ceca. Ma anche alcune defezioni importanti, però, a partire da Le Pen, che in realtà è virtualmente presente con un videomessaggio indirizzato ai “movimenti di resistenza patriottica”, Geert Wiedel, capo olandese del Partito per la Libertà, Ventura, capo dell’estrema destra portoghese. In buona sostanza, quindi, un evento dai contorni molto forti, che si è fatto sentire soprattutto per la controversa valutazione dell’iniziativa. Ma vediamo cosa si è detto e si è fatto nell’occasione.
L’evento ha voluto raccogliere una serie di indicazioni per preparare le prossime tornate elettorali, senza dettare una vera e propria agenda. Molti gli argomenti propri della destra euroscettica, dalla critica di Le Pen ai burocrati di Bruxells, ai temi dell’immigrazione trattati da Wilders, ma anche un nuovo modello di UE fondato sull’elemento comune delle radici cristiane, il tema della sostenibilità ambientale coniugata alla sostenibilità economica, l’idea di “vincere e liberare Bruxelles (…) dai burocrati massoni (…) in una lotta di Davide contro Golia” (Salvini).
A commento di tutto ciò si sono registrati interventi e prese di posizione, polemiche e rivendicazioni, ma anche contrasti e recriminazioni.
In realtà la città non sembrava preparata all’evento: il sindaco di Firenze, Nardella, presidente di Eurocities e convinto europeista, non ha usato mezzi termini nel criticare l’iniziativa: “I sovranisti che si ritroveranno a Firenze hanno il diritto di farlo, ma l’Europa la vogliono sfasciare, indebolire, ridurre a un orpello della sovranità nazionale assoluta. Noi invece l’Europa la vogliamo più forte”.
Nardella ha anche ribadito il proprio sostegno alle associazioni europeiste giovanili, che pure si sono fatte sentire con manifestazioni pubbliche, nell’ottica del dialogo con le giovani generazioni. “Non c’è sfida globale , che sia la crisi energetica, le pandemie, le guerre, che si possa affrontare se non con l’Europa forte perché da soli, come vorrebbero i sovranisti, non si va da nessuna parte”, le parole del Sindaco, che ha invitato i fiorentini ad esporre la bandiera europea davanti a propri balconi.
Non è mancata la polemica anche con l’alleato italiano, Forza Italia, che attraverso le parole di Antonio Tajani chiarisce la propria contrarietà all’iniziativa: “La posizione di FI è parte integrante e fondante del Ppe, noi siamo europeisti, atlantisti e quindi non condividiamo assolutamente un nostro futuro con chi non vuole l’Europa, con chi non vuole la moneta unica, con chi sostiene tesi e posizioni antieuropeiste, come la valutazioni espresse a Firenze dai rappresentanti dei partiti anti-Europa”.
Una posizione che, apparentemente, rischierebbe di compromettere le alleanze di governo in Italia, anche leggendo la replica di Salvini: “chi nel centrodestra preferisce la sinistra commette un errore incredibile. A me spiacerebbe che qualcuno di centrodestra volesse allearsi con la sinistra”. Non a caso nei giorni successivi al summit di Firenze pare ci sia stato un incontro “chiarificatore” tra la premier Meloni e lo stesso Salvini, a palazzo Chigi. Durante il colloquio che la premier avrebbe comunicato a Salvini che le strade si divideranno in Europa, in quanto l’Italia non intende seguire l’idea antieuropeista dell’estrema destra, quanto invece essere un alleato delle attuali politiche comunitarie.
Quale il messaggio che arriva, in sintesi, dalla kermesse fiorentina?
Primo: il nuovo modello di destra, in Europa, teorizza un rinascimento europeo che metta insieme identità e democrazia, radici comune crisitiane, un cambiamento capace di dare forza all’Europa, oggi indebolita da politiche fragili e leader inconsistenti (fortissime le critiche a Ursula von der Leyen).
Secondo: la società, l’opinione pubblica, il cittadino medio è veramente consapevole del valore/disvalore di tale modello? Ne conosce caratteri e implicazioni? E’ veramente conscio delle possibili azioni che ne conseguono e degli effetti politici e sociali? E, soprattutto, al di là degli slogan e dei claim più o meno accattivanti, il contenuto del messaggio giunge effettivamente a destinazione?
E’ evidente che ogni giudizio rischia di essere parziale e, in particolare, di compromettere gli aspetti positivi (che sicuramente ci saranno) o di sminuire quelli negativi dell’iniziativa.
Ciò che resta, alla fine, è però una ridda di polemiche sollevate da un vespaio di opinioni contrastanti che produce il duplice effetto di richiamare l’attenzione sull’evento (passato) sottolineandone l’importanza mediatica, insieme alla disaffezione del “lettore medio” che rischia di essere infastidito dal clamore rutilante dell’iniziativa.
C’è sicuramente una componente di provocazione nell’happening fiorentino, la volontà di sollevare il dibattito e attirare l’attenzione, un’operazione di marketing politico sicuramente efficace, che nel provocare attira, nel proclamare coinvolge, dando l’idea che l’affermazione di un’idea, qualunque essa sia, la rende forte se perpetrata con convinzione e determinazione.
In un momento storico dove il mondo interroga sé stesso anche sulla dimensione minima delle coscienze, sull’utilità o la perniciosità delle guerre, dove l’individuo è chiamato a schierarsi definitivamente su concetti come difesa e aggressione, provocazione e vendetta, cercando di misurare la proporzione tra gli stessi ricorrendo a valori etici e storicamente consolidati, l’affacciarsi di un “pensiero forte” rappresenta comunque un momento strategico, capace di attirare, coinvolgere, convincere e indirizzare.
Il fatto che poi l’esperimento funzioni o meno è un problema secondario: la prima preoccupazione è raggiungere e sollecitare l’intimo convincimento di ognuno, rafforzandolo se serve o compromettendolo e indirizzandolo verso una visione diversa e opposta, se si riesce.
I valori in campo non possono essere indifferenti al cittadino. Dal modello di Europa che sarà delineato dipende il futuro dell’Europa stessa, con un impatto diretto sulla vita di ognuno; in termini economici, sociali, ambientali, di vivibilità, di progresso e di libertà. Se la libertà individuale, in quanto tale, non è in discussione, la scelta della dimensione europea attrae inevitabilmente il concetto di libertà in senso ampio: dalla sicurezza allo sviluppo, dal lavoro all’ambiente, tutti fattori abilitanti che rendono la libertà stessa più o meno piena, più o meno effettiva, capace di espandersi o angustamente restringersi. Mai come oggi appare perciò necessario partecipare al dibattito pubblico, essere informati, cittadini attivi di un’Europa al centro dell’influenza di forze opposte e preponderanti che rischiano di schiacciarla, o quanto meno contenerla nel proprio sviluppo.
Un recentissimo sondaggio di Eumetra rileva che soltanto il 62% degli italiani esprime un giudizio positivo sull’Europa, con una maggioranza di giovani fino ai 35 anni e di elettori di centrosinistra. Al contrario, ben il 44% auspica che l’Italia sia maggiormente indipendente dall’Europa, con una componente del 14% che aspirerebbe addirittura all’uscita dell’Italia, sul modello brexit inglese.
Tutti i temi posti a Firenze sono di un’attualità dirompente e la loro lettura passa attraverso una diversa e differente analisi dei valori in campo; la sintesi dovrebbe riuscire in un’impresa quasi impossibile: trarre il meglio dal tutto, restituendo un sistema di governance Europea sempre più dinamico e inclusivo.
Giuseppe Formichella