CULTURA

“SAVE THE CHILDREN” E “SCUDO” INSIEME PER PREVENIRE GLI ODIOSI ABUSI SUI BIMBI

By 22/04/2024No Comments

Report delle Forze di Polizia per una efficace collaborazione tesa a sconfiggere l’omertà nell’ambito della famiglia. E’ infatti in ambito domestico che avvengono i peggiori reati di genere e sui minori – Uno strumento necessario per la crescita culturale della società

“Violenza domestica e di genere nel 2023”. E’ il titolo del Report di analisi predisposto, con il fine di tracciare un profilo inedito della violenza domestica contro le donne e della violenza assistita, attraverso un’elaborazione dei dati inseriti nell’applicazione “SCUDO” e relativi alle richieste di aiuto e intervento ricevute dalle Forze di polizia.
Il progetto è stato sviluppato nell’ambito di una collaborazione sperimentale tra l’Organizzazione Save The Children e il Servizio Analisi Criminale della Direzione Centrale Polizia Criminale, Ufficio a composizione interforze del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, che da tempo intrattiene, con diversi organi della Società civile, rapporti di collaborazione su diverse aree tematiche ritenute di comune interesse.
Ma procediamo con ordine. Il citato Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno coordina l’operato di tutte le Forze di polizia, che da molti anni pongono costante attenzione alla violenza di genere e sui minori (questi ultimi intesi sia come vittime dirette, sia come vittime di “violenza assistita”, ovvero testimoni della violenza subita dalla madre o da altre donne) ed il cui impegno, accanto al ruolo dell’Autorità giudiziaria, è quello di assicurare il massimo contributo non solo in termini di indagini e di prevenzione, ma anche di conoscenza e d’informazione.
Presupposto imprescindibile per ogni iniziativa di risoluzione di ogni problema è, infatti, l’effettiva conoscenza del fenomeno. Questo perché solo la disponibilità di dati affidabili e di un’analisi accurata può indirizzare le scelte dell’Autorità, l’azione delle Istituzioni e delle associazioni del pubblico e del privato sociale, l’azione delle Forze di polizia e, inoltre, stimolare la sensibilità collettiva sull’esistenza stessa di eventuali criticità.
Per queste finalità il Servizio Analisi Criminale, quotidianamente utilizza gli archivi elettronici di polizia e li pone in correlazione con altre banche dati e con altri elementi informativi tratti anche da fonti aperte; si relaziona, inoltre, con le competenti strutture del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri e del Comando Generale della Guardia di Finanza; partecipa, nelle materie d’interesse, alle attività di studio e ricerca effettuate da altri soggetti pubblici e privati.
Ma per fenomeni quali la violenza degli uomini sulle donne e quello degli abusi nei confronti dei minori, tale modalità d’indagine richiede un’integrazione: sono, infatti, fenomeni insidiosi, che si celano spesso all’interno delle mura domestiche e si alimentano della paura delle vittime, indotte al silenzio dal timore di essere ulteriormente umiliate, isolate e abbandonate nelle situazioni di fragilità che le affliggono.
Molti accadimenti non vengono, quindi, denunciati formalmente: per superare tale limite l’idea di procedere a una condivisione sperimentale dei dati relativi agli inserimenti effettuati in “SCUDO” per il 2023 dalle Forze di polizia in occasione degli interventi operati con la sola specifica finalità relativa a “presunte violenze domestiche/di genere”.
SCUDO è un’applicazione interforze, realizzata nell’agosto 2020 dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale e in uso al personale della Polizia di Stato e dei Carabinieri, e che può essere installata sui dispositivi mobili ed utilizzata con un’interfaccia web per le postazioni fisse; la stessa pone in condivisione per il personale operante il patrimonio informativo, acquisito nel corso degli interventi effettuati sul territorio nazionale, sia in fase preventiva che di repressione; è, in particolare, “finalizzata a ricostruire e collegare i diversi episodi che coinvolgono presunti autori e vittime”.
Lo strumento prevede, infatti, in occasione interventi effettuati per episodi di violenza o minaccia, l’inserimento dei dati relativi alle persone presenti in qualità di “presunto autore, di vittima o di testimone, alla relazione vittima-autore, al tipo di violenza e al possesso di eventuali armi”; tutti elementi utili non solo per l’analisi del fenomeno, ma essenziali anche per adeguare gli eventuali successivi interventi operativi ai fini della migliore tutela della vittima e degli stessi appartenenti alle Forze di polizia.
Si tratta di un primo passo per una nuova, diversa e più ampia modalità di comprensione di fenomeni che, per loro stessa natura, hanno un’elevata componente di “sommerso”. Ed è un’iniziativa che si inquadra in un più ampio contesto di collaborazioni e iniziative di sensibilizzazione in atto con vari organismi della società civile, quali Terre des Hommes, Confcommercio, Lega Pallavolo Serie A femminile, Lega calcio di serie B e, appunto, Save the Children, con la quale sono state avviate delle riflessioni per lo sviluppo congiunto di progettualità sulle tematiche attinenti alla tutela dei minori, anche attraverso lo scambio informativo e l’analisi dei dati relativi ai reati commessi o subiti dagli stessi.
Nell’ambito della proficua collaborazione con Save The Children abbiamo quindi fornito il nostro contributo interforze in materia di analisi della violenza di genere e degli abusi sui minori, nella convinzione che la condivisione dei dati sia condizione necessaria al fine di favorire una migliore comprensione del fenomeno, nelle sue dimensioni e nelle sue tendenze evolutive e di agevolare la diffusione di una maggiore consapevolezza, individuale e sociale, circa il disvalore e la gravità della violenza domestica. La violenza assistita e gli abusi sui minori sono, infatti, ambiti particolarmente insidiosi e difficili da cogliere; appare quindi necessario sviluppare sempre più, in ogni ambito della società civile, la capacità di captare tempestivamente ogni possibile segnale di disagio e di “fare squadra” per affrontare in modo rapido ed efficace eventuali situazioni critiche.
Il Rapporto, predisposto in collaborazione con un importante organismo della società civile, desidera, quindi, accendere un faro, offrendo il senso dell’azione delle Forze di polizia nel contrasto a fenomeni odiosi e spesso sottovalutati, sia nella dimensione che per la gravità, con l’auspicio che ciò possa costituire un utile strumento per supportare quel percorso di crescita culturale che, iniziando proprio dalla consapevolezza e dalla conoscenza, possa tramutarsi in riscatto e civiltà.
Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno, infatti, ha particolarmente a cuore tali temi ed è sempre molto alta l’attenzione delle Forze di polizia su questi particolari fenomeni, che richiedono un approccio particolare oltreché specifiche sensibilità e professionalità investigative e di prevenzione.
Stefano Delfini
Dirigente Superiore della Polizia di Stato
Direttore del Servizio Analisi Criminale