POLITICA

SUDAFRICA ALL’ALTA CORTE DELL’AJA “ACCUSIAMO ISRAELE DI GENOCIDIO”

By 22/01/2024Gennaio 23rd, 2024No Comments

Una giornata storica – Netanjahu respinge ogni colpa: “Non c’è mai stato un comportamento nazista e non si è tenuto conto degli ostaggi”- L’esasperazione ed i conflitti politici e militari rischiano di far esplodere la terza guerra mondiale – Putin sollecita i governi sudamericani per spiazzare Biden – Negli Usa è incomprensibile, anche dal punto di vista morale, l’aggressività di Trump – La Marina militare degli Stati Uniti e della Gran Bretagna controllano il Mar Rosso

“Israele e il Governo Netanjahu” sotto accusa alla Corte di Giustizia dell’Aja. L’11 gennaio è stata la prima udienza. Le accuse sono pesanti. Alla seconda udienza, la difesa di Israele: “Accuse distorte non si è tenuto conto degli ostaggi”.
E’ una data storica, sconvolgente. IL 2024 si apre all’insegna delle guerre, delle persecuzioni dei popoli, della fame, delle rivolte.
E’ uno dei tanti anni vissuti nell’ipocrisia degli Stati, nella più tragica indifferenza degli “statisti” che girano il viso verso altri orizzonti in cui impera l’agiatezza, non si sa cosa sia la povertà, si cercano compromessi con la propria coscienza. Statisti che alimentano la violenza. Di questi “signori”, la geopolitica è affollata.
L’accusa mossa dal Sudafrica a Israele è gravissima: genocidio, per la guerra nella Striscia di Gaza scatenata dal massacro del 7 ottobre scorso da Hamas, alla quale il Governo del premier israeliano ha risposto uccidendo, finora, oltre 23 mila palestinesi. Una percentuale altissima. Sì, perché oggi la morte, vale in termini di punteggi.
Ben difficilmente si potrà pensare che il Governo di destra israeliano – non Israele, si badi bene – possa pensare di uscirne a testa alta. Potrà uscirne semmai con la coda in mezzo alle gambe, come avveniva una volta per le punizioni inflitte agli animali domestici, ma la cui espressione, ancor oggi, dovrebbe avere un senso per gli esseri umani.
Ora il dibattimento giudiziario internazionale è aperto, i fronti coinvolgono i potenti di questo pianeta, ma il dibattito durerà a lungo. Non perché si tratta di un “mondo al contrario” per dirla maldestramente con l’espressione virale del generale Vannacci, bensì perché questo mondo sta mostrando quanto sia stato difficile imporre per oltre 70 anni la Pace e quanto sia difficile sradicare dall’uomo il desiderio di dominare il mondo allargando i propri confini, spargendo sangue ovunque. Un mondo che girando in senso inverso, porterà, ahimè, all’autodistruzione. Ci eravamo illusi che la pace, la tranquillità nostra e dei nostri figli sarebbe finita per sempre con l’uso delle armi e dell’atomica? Ci siamo illusi.
Chi avrebbe mai pensato che anche Israele fosse finito sotto accusa, sotto le stesse accuse che le nazioni vincitrici della seconda guerra mondiale avevano mosso ai nazisti condannati dal tribunale di Norimberga? I nazisti che avevano schierato la Germania hitleriana contro il resto del mondo. I nazisti – si badi bene non la Germania – perché non tutti i tedeschi erano nazisti, così come non tutti gli italiani erano fascisti, ma colpevoli entrambi di avere subìto il delirante strapotere di Hitler e di Mussolini.
Il riscatto avvenne dopo: sia in Germania con rigide leggi morali tese a recuperare comportamenti democratici, che in Italia, con la gloriosa Resistenza, che aveva riacceso la speranza. Oggi ci si accorge che nonostante gli anni trascorsi in pace, il fantasma della violenza è riapparso in tutte le sue demoniache sembianze. A poco è valsa l’istituzione a Roma nel 1998 della Corte di Giustizia Internazionale che oggi ha sede all’Aja e le modifiche allo Statuto del 2002 contro tutti i crimini di guerra. Ritardi e compromessi, per studiare ingannevoli cavilli giuridici e mettere d’accordo tutte le nazioni che componevano l’Alta Corte di Giustizia.
Oggi, persino raffinati giuristi, forti della loro erudizione si soffermano a discettare sulle sottigliezze giuridiche previste dalla Corte di Giustizia dell’Aja, che oggi mette sotto processo per Genocidio Israele e il suo premier Netanjahu, un uomo di governo ebreo, dimentico di ciò che ha subito con l’Olocausto della seconda guerra mondiale.
Nello stesso arco di tempo in cui la Corte Penale internazionale dell’Aja (da non confondere con l’Alta Corte di Giustizia, che pure ha sede all’Aja) ha emesso un mandato di cattura per il dittatore russo Vladimir Putin per la vile aggressione all’Ucraina. Un mandato di arresto che non porterà mai alla reclusione di Putin, ma che comunque suona come aperta condanna della guerra scatenata al popolo ucraino.
Due alte corti di giustizia diverse, per la configurazione di uguali “crimini di guerra” perpetrati da due Stati: Israele per la reazione impressionante al massacrante, vile attacco dei guerriglieri palestinesi di Hamas sulla Striscia di Gaza del 7 ottobre 2023; la Russia, che nella seconda guerra mondiale aveva combattuto contro i nazisti ed oggi si comporta né più né meno come si erano comportati i nazisti, seguaci della follia hitleriana.
Ora, nella vertenza all’Aja sulla mozione del Sudafrica contro Israele, sono stati sollecitati Sei Paesi sudamericani, guidati dal Brasile, affinché si dichiarino contrari alla condanna di Israele, ed implicitamente nel condannare soltanto la Palestina. Spettatore interessato ma politicamente in difficoltà, gli Stati Unit.
“Un mondo al contrario” un puzzle planetario, in cui, diciamolo con franchezza, il “pensiero unico” dell’italico generale Vannacci, (prossimo candidato alle elezioni europee?), va a farsi benedire nel mare del disorientamento generale.
In che mondo viviamo? Ci sembra perfino retorico porci una simile domanda. In che mondo vivono gli Stati Uniti, in cui imperava la democrazia (si è sempre pensato), ora costretti a terribili compromessi politici tra i repubblicani capitanati da Trump e democratici preoccupati per le apparenti debolezze di Biden, mentre le presidenziali Usa sono alle porte?
Anche nella grande Confederazione Usa, l’incapacità di dominare gli eventi si sussegue a ritmi vertiginosi: Trump, in seguito ai misfatti di Capitol Hill (e non soltanto quelli) potrebbe essere definitivamente condannato ad essere escluso in extremis dalla candidatura alle presidenziali ; Biden, che ha incitato Netanjahu, premier della nazione amica Israele a fermarsi, a “non commettere gli stessi errori che abbiamo fatto noi”, dopo i dinieghi di Natanjahu, è costretto con l’alleata Gran Bretagna ad attaccare i ribelli Haouthi, gruppo sciita che governa gran parte dello Yemen, stretto alleato dell’Iran, per proteggere il Mar Rosso.
Che anche sul Mar Rosso cominci a sventolare bandiera bianca? Lo sapremo presto. Altrimenti? Sarà battaglia.
Gli interessi nazionali dominano l’emergenza internazionale. Il che, inevitabilmente, crea una paurosa instabilità geopolitica.
Del resto, la stessa cosa avviene in Russia: Putin, non gode del consenso generale dei russi, ma della Chiesa ortodossa russa sì.
Una forza elettorale interna che tiene in grande considerazione, e non certo per ragioni fideistiche.
Almeno le religioni dovrebbero star fuori dall’agone politico e soprattutto dall’incitare alla guerra. In tal senso soltanto la preghiera di Papa Francesco invoca la Pace, la fratellanza, l’amore fra i popoli. Gli altri uomini delle religioni ortodosse (Russia e Ucraina) condividono le decisioni dei loro governi, mentre l’Islam sciita, ha pieni poteri. E anche questo aspetto del “mondo al contrario” contribuisce ad aggravare i guai. Si pensi, appunto, alla religione maggioritaria dell’Iran, divenuta forza di governo dell’Ayatollah Ali Khamenei. La storia si tramanda anche in culture diverse e a diverse latitudini. Ma è sempre la storia, che nell’arco degli anni sovverte le situazioni politiche più tradizionali, anche le più radicate.
ar.ca.