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TELEMELONI E GIORNALISTI CONTRO LE NEWS DI STATO ELETTE A “LEGGE”

By 24/05/2024No Comments

Anche Radio Rai sotto tiro: accorpare Sport e Gr Parlamento, non avrebbe alcun senso – TV megafono del governo – Denunciata l’assenza di un piano industriale – Il Caso Scurati – L’Unirai si ispira alla destra e boicotta le proteste – E a LA7 ? Il battibecco Mentana-Gruber dura soltanto un giorno

Tira una brutta aria nelle redazioni della tv di stato. I giornalisti sono in subbuglio per una serie di “eventi contrari” sfociati in una raffica inedita di scioperi. Si discute sulla reale efficacia della protesta, e si discute anche sulle motivazioni, perché la Rai – come è noto – è troppo spesso indottrinata dalla politica, tragicamente figlia di schieramenti ispirati dai partiti e dai poteri dominanti.
Un primo sciopero, datato 27 aprile, è stato indetto “contro l’ipotesi di accorpamento del Gr Sport con Rai Sport e di Gr Parlamento con Rai Parlamento che svuoterebbe Radio1 della sua vocazione alle news senza alcun vantaggio per la testata e l’azienda”.
L’Usigrai, storico sindacato che “controlla” la Rai, ha elencato altri motivi a supporto della protesta: il controllo asfissiante sul lavoro giornalistico, con il tentativo di ridurre la Rai a megafono del governo, l’assenza dal piano industriale di un progetto per l’informazione della Rai, le carenze di organico in tutte le redazioni, il no dell’azienda ad una selezione pubblica per giornalisti, la mancata sostituzione delle maternità, la disdetta dell’accordo sul premio di risultato, senza una reale disponibilità alla trattativa, la mancata stabilizzazione dei colleghi precari. Battaglia aperta su tutti i fronti.
Ma c’è di più. C’è stata un’altra clamorosa protesta, legata a un presunto caso di “censura”: la più importante sigla sindacale (che rappresenta circa 1.500 giornalisti sui duemila complessivi) ha denunciato “il tentativo di censurare un monologo sul 25 aprile dello scrittore Antonio Scurati”. Monologo che non è andato in onda per motivi ideologici e politici, a giudizio dei sindacalisti, e invece per motivi esclusivamente economici – secondo l’azienda di stato – perché Scurati pretendeva il pagamento di 1.800 euro.
Toni da “padroni della ferriera“, ha ribadito Usigrai, “per una Rai che sta diventando sempre più Telemeloni”.
Tutti d’accordo? Ovviamente no. Per la prima volta lo sciopero (solo parzialmente riuscito con l’astensione dei giornalisti dal firmare i servizi: la gente non se n’è nemmeno accorta…) ha diviso anche i lavoratori dell’informazione all’interno delle testate. E all’iniziativa si è opposto un secondo sindacato, Unirai, neonata sigla politicamente ispirata dalla destra, che ha boicottato lo sciopero invitando i propri iscritti a non aderirvi.
Gli effetti pratici delle varie proteste non hanno sconvolto i telespettatori e gli amanti della radio pubblica: per trovare solidarietà popolare, o sollecitare reazioni indignate, comunque una qualsiasi reazione, bisogna notoriamente oscurare un’importante partita di calcio o un grande show, altrimenti la gente se ne frega. Come è puntualmente successo.
Molto più spettacolare il litigio in diretta in casa Cairo, a La7, dove il direttore del Tg Enrico Mentana e l’opinionista Lilli Gruber se le sono dette di santa ragione. Niente motivi ideologici, qui: colpa solo di una linea passata in ritardo. La Gruber s’è infuriata perché il suo programma „Otto e mezzo“ è partito con 15 minuti di ritardo: “Mentana è incontinente” ha sibilato in diretta la conduttrice. Il direttore ha replicato indispettito per la “mancanza di rispetto” della collega, invocando una presa di posizione chiara dell’editore, prima di “prendere conseguenti decisioni”. Cioè di dimettersi.
Il caso La7 è durato però un giorno solo, Cairo ha invitato i contendenti a riappacificarsi per “salvaguardare l’immagine dell’emittente” e così è stato, con una (forzata) stretta di mano virtuale. In Rai, invece, si continua a litigare.

Piero Bianco