POLITICA

TINAGLI: “LA DESTRA IN EUROPA NON HA FUTURO LA BCE ATTENTA AL CONTROLLO RIDUZIONE TASSI”

By 25/06/2024Giugno 27th, 2024No Comments

Intervista alla europarlamentare del Pdi – Le prospettive economiche dipendono dagli equilibri e dalla maggioranza che si creerà in Parlamento e in Commissione Europea – Anche in Francia, comunque, la sinistra si è rafforzata, nonostante Le Pen – Intelligenza artificiale e immigrazione, di cui ha parlato Papa Francesco, sono i grandi temi dibattuti da anni nella UE – La denatalità in Italia, un declino drammatico

Onorevole Tinagli, lei è stata Presidente della Commissione Problemi Economici e Monetari del Parlamento Europeo. Le elezioni di giugno imporranno nuove prospettive economiche all’Unione e quindi anche all’Italia?
Dipende molto dagli equilibri e della maggioranza che si creerà in Parlamento e dalla Commissione europea. Se avremo una maggioranza allargata a forze conservatrici sarà molto più difficile se non impossibile avere una Unione europea che faccia passi in avanti nell’integrazione economica e nella creazione di strumenti di investimento comuni.
Il recentissimo exploit europeo del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la fiammata vittoriosa di Elly Schlein che pochi si aspettavano, alla luce di ciò che è accaduto in Francia, creeranno nuove asperità tra centro sinistra e centro destra europea o placheranno gli animi in attesa di dar vita ad una UE più organica e unita?
A seguito delle elezioni europee si sta affermando ancora una volta una maggioranza pro-europea imperniata sui due gruppi politici europei principali PPE e S&D. Il tentativo del PPE di creare una maggioranza di destra non solo non ha trovato riscontro nelle urne ma non era un progetto credibile per numerose delegazioni all’interno del PPE stesso che invece guardavano ad una maggioranza pro-europea.
Quali sono le conseguenze positive o negative, se ce ne sono, delle elezioni sulla Francia dopo la decisione di Macron di sciogliere il Parlamento senza dimettersi?  Si tratta di un colpo di testa del presidente?
L’esito elettorale francese è stato chiaro ma non dobbiamo trascurare che accanto al buon risultato della Le Pen è emerso anche un rafforzamento dei partiti di sinistra. In questo contesto Macron ha scelto di giocare in modo strategico ed anticipare un potenziale risultato positivo della Le Pen alle elezioni presidenziali depotenziandola attraverso la normalizzazione nell’esercizio del potere.
Come presidente del G7, la premier ha affrontato a Borgo Egnazia i problemi delle due guerre in Ucraina e Israele, con Papa Francesco il grande tema dell’Intelligenza artificiale e immigrazione, ma le riflessioni maggiori sono state sul focus Mediterraneo e Africa.  Giorgia Meloni è più lungimirante di quanto possa sembrare e gioca d’anticipo nei confronti del Brics?
L’intelligenza artificiale e l’immigrazione sono i grandi temi di cui si dibatte da anni nell’UE, su cui abbiamo legiferato recentemente e su cui permangono dei nodi importanti. Mi sembra quindi normale che questi temi siano posti al centro dei dibattiti del G7. Stesso discorso vale per i rapporti con Africa e Mediterraneo: da sempre l’Italia, come anche la Spagna, si è presentata come un Paese che spinge il dibattito su questi temi. C’è sicuramente un tentativo da parte di Giorgia Meloni di accreditarsi nella comunità internazionale, ma non potrebbe fare altrimenti in qualità di Presidente del Consiglio di uno dei Paesi del G7.
Problemi economici europei e riflessi sugli stati membri. Non le sembra eccessivamente prudente il taglio dello 0,25 % deciso dalla presidente della BCE, Christine Lagarde? Si poteva aumentare la percentuale in questo periodo in cui i mercati sono in difficoltà?
Il taglio dei tassi deciso da Lagarde è un compromesso fra le posizioni delle colombe, che volevano un taglio maggiore, e dei falchi, che invece avrebbero preferito attendere ancora. Credo che l’elemento importante sia che il percorso di riduzione dei tassi è stato avviato. Quanto all’instabilità finanziaria, la BCE dispone di uno strumento ad hoc per gestire questo tipo di rischi (il TPI). E in ogni caso io credo che se si cominciassero ad intravvedere rischi concreti in tal senso, la BCE sarebbe sicuramente pronta a reagire con prontezza come ha fatto con la crisi COVID e con le preoccupazioni seguite all’invasione russa in Ucraina.
Il popolo italiano è disgustato dai dibattiti litigiosi, come l’aggressione avvenuta alla Camera ai danni dell’onorevole Donno da parte di leghisti e di Fratelli d’Italia, e dalla incontrollata informazione dei social. Non sarebbe il caso che il cosiddetto” campo giusto” della Schlein spingesse la premier Meloni a indire una “conferenza di pacificazione” in nome del benessere materiale e morale dell’Italia?
Il Partito democratico non ha mai ceduto a provocazioni ma ha sempre mostrato un comportamento corretto, responsabile, civile così come la segretaria Elly Schlein ha sempre evitato reagire in modo aggressivo o vittimistico ai tantissimi attacchi personali che pure ha ricevuto, cercando di guardare oltre e di spostare l’attenzione sui temi. Penso sia un buon metodo e dovrebbe essere responsabilità di tutti i leader politici adottarlo e in ultima analisi responsabilità degli elettori saper scegliere i propri rappresentanti. Più che una conferenza dovrebbe esserci una chiamata alla responsabilità di ognuno di noi.
Voltiamo pagina: natalità, migrazione, sport, educazione, cultura. Non più critiche, ma nuovo dialogo aperto e costruttivo , L’Italia è un Paese vecchio, la denatalità è preoccupante, le università italiane sono piene di giovani  stranieri; gli africani di seconda generazione vincono nell’atletica, nel basket nel volley, nel calcio. L’Italia deve ritornerà a crescere ?
Il tema della denatalità dell’Italia come Paese in un drammatico declino demografico è un tema enorme che a mio avviso non ha sufficiente attenzione da parte dei politici e soprattutto delle politiche pubbliche. Gran parte della politica e forse della società italiana vive nell’illusione che si possa invertire questa tendenza spingendo gli italiani a fare più figli. Dovrebbe esserci anche su questo tema una maggiore responsabilità e presa di coscienza nonché maggiore maturità politica nel riconoscere seriamente quali sono le implicazioni e le conseguenze di questo calo demografico che ha e avrà un impatto economico e sociale rilevante.  Ci vuole una politica dell’immigrazione intelligente e lungimirante che guardi molto all’integrazione, all’apertura di canali di immigrazione regolari per crescere sia dal punto di vista economico che demografico.

Gianni Maria Stornello