POLITICA

TRUMP, DA GIUDICATO A ACCUSATORE E IN TRIBUNALE SI SCATENA LA BAGARRE

By 20/12/2023No Comments

L’Analisi di uno studente dell’Università di Torino: “Cambiano i metodi della comunicazione repubblicana statunitense con l’ex presidente alla sbarra che si scaglia contro i giudici e ribalta le accuse di razzismo” – Salvini fa sue le idee yankee

Ad un anno dalle elezioni americane del novembre 2024 diamo uno sguardo ai nuovi metodi comunicativi delle destre di ispirazione
trumpiana. Lo scorso mese di novembre è andato in scena l’ennesimo one-man show propagandistico dell’ex presidente USA Donald J. Trump, chiamato al banco degli imputati per un processo civile a suo carico, intentato da parte della procuratrice di New York, Laetitia James, nel 2022 e per cui è già stato dichiarato colpevole.
L’ultima seduta del processo, relativo ad accertate irregolarità finanziarie e frodi alle banche ed assicurazioni nella città di New York, si è tenuto lo scorso 6 novembre.
Chiamato al banco dei testimoni per rispondere alle domande della Procuratrice James, Trump ha dato il via ad uno spettacolo senza precedenti: ha deliberatamente evitato di rispondere alle domande della Procuratrice, incalzato a rispondere anche dal Giudice Arthur Engoron, dando invece libero sfogo ad un attacco nei confronti della stessa Procuratrice, accusandola di razzismo verso le persone bianche (poiché la Procuratrice è afroamericana).
Questo gesto non è passato inosservato neanche in Italia ed ha subito riportato alla mente di molti i metodi comunicativi di un altro politico di destra, questa volta nostrano: Matteo Salvini. Appena un mese prima di Trump, era stato il nostro Matteo nazionale ad attaccare, tramite i suoi seguitissimi canali social, la giudice Apostolico, rea di non aver convalidato il fermo ad alcuni migranti a Catania. Questo attacco è avvenuto attraverso la pubblicazione di un video che, alcuni anni fa, la vedeva intenta ad nesprimere il suo dissenso dinnanzi ad una scelta politica intrapresa dallo stesso Salvini.
Da notare come il modus operandi sia sempre lo stesso: attaccare i funzionari pubblici scomodi per fare quella propaganda politica del dissenso tanto cara alle opposizioni, ma restando comunque dalla parte del Governo. Un capolavoro politico si potrebbe definire, che ha dato così inizio alla corsa alle elezioni Europee del prossimo anno.
Da diversi anni si utilizza, soprattutto da destra, questo nuovo strumento per fare politica tant’è che è ormai insito nel manuale di ogni buon leader populista che si rispetti: dall’ex presidente brasiliano Bolsonaro all’attuale leader ungherese Victor Orbàn gli esempi si sprecano.
E se il turco Recep Tayyip Erdoğan è riuscito nell’impresa di inventarsi addirittura un golpe nei suoi confronti, che sarebbe stato architettato da alcuni funzionari pubblici a lui un tempo fedeli, il futuro del candidato a stelle e strisce pare ormai in discesa nella sua rincorsa per tornare a sedersi nuovamente nello Studio Ovale alla Casa Bianca.
Ultimo, ma solo in ordine cronologico, ad utilizzare la propaganda anti-istituzioni è il neo insediato Presidente argentino Javier Gerardo Milei, eletto appena il mese scorso con la promessa di riportare l’Argentina al posto che le spetta. E lo ha fatto nel migliore dei modi possibili, ossia attraverso una campagna elettorale fatta di attacchi ed insulti alle istituzioni politiche e soprattutto economiche del suo Paese.
Tutti ricorderanno la famosa motosega agitata in aria “contro la casta argentina”, ma anche l’idea di voler chiudere la Banca Argentina e di rendere il dollaro americano la moneta unica del Paese, per combattere la dilagante inflazione che ha colpito l’Argentina.
In questo clima politico mondiale, non dovrebbe quindi sorprendere come il candidato repubblicano stia affrontando la sua campagna per la rielezione. Oltre ai soliti slogan politici forti e gridati in faccia ai suoi elettori durante i comizi, adesso Trump ha capito di poter fare sfoggio delle sue doti di abile oratore anche nei tribunali, ossia direttamente di fronte a quella casta che ha sempre promesso di voler eliminare.
Per rimanere sotto le luci dei riflettori anche durante il comizio-testimonianza del 6 novembre, Trump ha attaccato da ogni parte sia la Procuratrice, definendola “politica di basso livello” che sarebbe parte di una più ampia caccia alle streghe nei suoi confronti, sia lo stesso giudice Engoron definito “magistrato avverso” per la sola colpa di aver tentato di riportare all’ordine le parole del repubblicano.
Il processo, ormai accertata la colpevolezza della Trump Organization, servirà solo a stabilirne la pena, che in ogni caso non prevede regime carcerario, ma solamente una multa (la richiesta di James è di 250 milioni dollari). Questo sarà solamente il primo dei numerosi processi che attendono il candidato nel corso dei prossimi mesi, con altri 3 procedimenti penali a suo carico in calendario a partire dal marzo 2024.
Il primo, in ordine cronologico, di questi processi è quello relativo ad un presunto pagamento alla porno star Stormy Daniels, avvenuto nel 2016, per convincerla a non divulgare la storia di un rapporto sessuale tra di loro avvenuto un decennio prima. La colpa dell’allora candidato alla Casa Bianca fu quella di non esplicitare quella spesa all’interno della sua campagna elettorale, ma venne nascosta attraverso il pagamento di un compenso al suo avvocato dell’epoca per una consulenza legale.
Una consulenza legale da 130 mila dollari, fatta ad un uomo che all’epoca non era sotto alcuna inchiesta.
Nel 2022 invece si è aperto il secondo procedimento a suo carico, a Miami, relativo all’appropriazione indebita di alcuni documenti secretati, che sono stati ritrovati nella sua villa di Mar-a-Lago in Florida, dopo che era stata segnalata la loro mancanza dall’archivio presidenziale. E quindi da due anni sarebbero dovuti rientrare a Washington, nelle mani del nuovo presidente Biden.
In aggiunta, l’ex presidente avrebbe fatto pressioni sul capo della sicurezza della villa, Carlos De Oliveira, per cancellare i video della sorveglianza e far perdere le prove della sua colpevolezza. Che tipo di fiducia potrebbe mai infondere negli elettori una persona del genere?
In aggiunta, al contrario del presidente turco Erdoğan, Trump ha dato vita ad un vero tentativo di colpo di stato. Il 6 gennaio 2021 infatti è avvenuto il famoso assalto a Capitol Hill dei sostenitori repubblicani, sollecitati dallo stesso ex presidente a dare vita alla rivolta sull’onta delle accuse di alcuni brogli elettorali, mai provati.
Per questo motivo, è partito quello che dovrebbe essere il processo più grave e più pericoloso per Trump e soprattutto per la sua travagliata campagna elettorale. Un Paese democratico come gli Stati Uniti, che per decenni ha tentato di esportare la democrazia per il mondo, può davvero permettersi di eleggere a Presidente un fomentatore di masse dal tale calibro criminale?
Trump è stato il primo ex Presidente della storia degli USA a ricevere un procedimento penale a suo carico.
L’unico Presidente che, ancora in carica, ha tentato di sovvertire l’esito delle elezioni che lo vedevano perdente, dimostrando totale non curanza dei diritti dei propri cittadini.
Ma anche un campione di propaganda, preso a modello da molti leader populisti del resto del mondo, abilissimo a fare le giuste promesse elettorali e, adesso, anche capace di far credere ai suoi elettori di essere la vittima di un accanimento penale. Non ci resta che aspettare le nuove udienze per vedere cosa metterà in mostra lo showman di New York.
Giulio Borghi