CULTURA

UNIVERSITARI AFRICANI, VITA DIFFICILE E’ ORA DI RICONOSCERE LO “IUS CULTURAE”

By 20/03/2024No Comments

L’incredibile odissea degli studenti che studiano in Italia. Burocrazia e mancanza di aiuti – Il sistema di borse di studio Edisu sconosciuto al di là del Mediterraneo, ma anche in Medio Oriente – La cittadinanza risolverebbe molti problemi e rafforzerebbe il desiderio di continuare a vivere nel Italia

Da almeno 10 anni il problema della cittadinanza agli studenti stranieri in Italia è sul tavolo delle proposte in parlamento. Ad oggi vale quella che viene considerata una versione conservativa del cosiddetto Ius Soli, ossia la possibilità di ottenere la cittadinanza semplicemente nascendo nello Stato straniero. È così per gli Stati del Nord e Centro America e parte dell’Europa, tra cui anche l’Italia. Ma le sfumature di una legge possono essere differenti a seconda dello Stato cui appartengono. In primis, per l’Italia fu la Legge n.91 del febbraio 1992 quella che, chiamata Ius Soli temperato, è ancora adesso in vigore. Secondo tale legge “lo straniero che sia nato in Italia può divenire cittadino italiano a condizione che vi abbia risieduto legalmente e ininterrottamente fino al raggiungimento della maggiore età e dichiari, entro un anno dal compimento della maggiore età, di voler acquistare la cittadinanza italiana”.
Tuttavia noi oggi viviamo in un mondo molto diverso da quello di 30 anni fa, un mondo molto più globalizzato ed interconnesso, dove gli spostamenti delle persone sono all’ordine del giorno. Un mondo in cui capita spesso che taluni individui decidano di allontanarsi temporaneamente dal proprio Paese di origine per motivi di studio e magari, finito il proprio percorso di studi, desiderino rimanere nello Stato in cui hanno studiato per radicare lì la propria vita.
Non sarebbe forse il momento di cambiare, o almeno aggiornare, una norma così importante come la legge in una materia tanto delicata quanto necessaria? Anche perché, razionalmente, formare a spese dei contribuenti italiani degli studenti che poi porteranno le loro conoscenze altrove sarebbe un autogol non da poco, a maggior ragione se si tiene conto anche della problematica italiana relativa alla denatalità e allo spopolamento. Un doppio colpo ai nostri danni.
Per questo motivo da una decina d’anni almeno si parla di Ius Culturae: la prima proposta avanzata in parlamento è del 2013, ma poi non si è mai concretizzata in legge. Lo Ius Culturae prevedrebbe l’assunzione automatica della cittadinanza italiana, dopo un test di lingua italiana, a chi abbia completato almeno un ciclo di studi in Italia, come per esempio aver conseguito una Laurea triennale e magistrale nell’Università italiana.
A tal proposito abbiamo chiesto ad alcuni studenti (ed ex) dell’Università degli Studi di Torino, provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente, la loro esperienza di studenti stranieri nel Belpaese.
Partendo dall’inizio, la loro scelta di studiare in Italia è arrivata per motivazioni differenti, chi per completare un percorso di laurea già intrapreso nel proprio Paese e chi invece per iniziare l’università direttamente in Italia, sfuggendo magari alla povertà, alla distruzione o alle guerre che devastano il loro Paese.
L’iter burocratico per intraprendere tale percorso non è stato neanche troppo complicato, aiutati e in molti casi anche direttamente contattati dalle ambasciate italiane in giro per il mondo, ma ha influito negativamente la valutazione sugli aiuti che si possono trovare in merito prima di partire.
Nello specifico, alcuni hanno lamentato la mancanza di informazioni fondamentali sui siti dei corsi di laurea di alcune università italiane, lacune che in realtà sono state facilmente compensate dai gruppi social creati appositamente dei loro connazionali già approdati in Italia in precedenza e che portano la loro esperienza a favore dei nuovi studenti in arrivo. Purtroppo anche qui l’istituzione universitaria non ha adempiuto in tutto e per tutto al proprio dovere di informazione, di fatto non semplificando la scelta dei suoi possibili futuri studenti, ma semplicemente appaltando il tutto a questi gruppi social di studenti ed ex studenti.
Anche la situazione relativa alla sistemazione in alloggio è soggetta ad alcune critiche, non tanto per quanto riguarda la mancanza di posti letto, ma perché il sistema Edisu di borse di studio è ovviamente sconosciuto ai più all’estero e la sua esistenza non è sponsorizzata su tutti i siti delle università. Le quali forniscono agli studenti solo alcune indicazioni di siti dove trovare una sistemazione. Ma, si chiedono gli studenti stranieri: chi ti risponde davvero ad un annuncio per un posto se li contatti dall’estero?
Al contrario, i gruppi e le chat di studenti sono fondamentali per trovare una sistemazione in Italia prima del proprio arrivo, magari in attesa di scoprire l’esistenza delle borse di studio. All’interno di questi stessi gruppi poi si trovano le informazioni anche per entrare a conoscenza del sistema Edisu.
In sostanza il passaparola è ancora di fondamentale importanza per gli studenti stranieri e, per questo, sono nate negli anni numerose associazioni di studenti stranieri in tutta Italia, proprio con questo intento.
La rilevanza di avere un alloggio o un posto letto prima di partire è sottolineata dal fatto che sia un requisito indispensabile per fare la richiesta del “visto da studente”. Senza sistemazione non si ottiene il visto e non si parte, ma senza avere un aiuto dall’università stessa si potrebbe non avere accesso ad alcun posto letto. Quello che propongono sarebbe la creazione di un sistema per cui sia un indirizzo email istituzionale a fare richiesta di affitto direttamente per conto degli studenti. “Non risolverebbe il problema del tutto, ma sicuramente sarebbe di grande aiuto” dicono gli studenti.
In aggiunta, tutti gli studenti interpellati hanno elogiato la grande disponibilità di professori e personale amministrativo dell’Università all’ascolto dei loro problemi e all’aiuto.
Infine, capita il discorso sullo Ius Culturae, e qui la tanta coesione che si era creata nei passaggi precedenti tra gli studenti ,viene meno. C’è chi sottolinea l’effettiva grande utilità di un sistema del genere, e chi invece ci ha risposto che per lui la cittadinanza è “solo un pezzo di carta” il cui possesso o meno non lo rende diverso dagli altri studenti. Dovrebbe essere il proprio percorso a parlare piuttosto di un “pezzo di carta”, poiché potrebbe servire al termine degli studi per rimanere nel nostro Paese e magari aiutare a trovare delle sistemazioni migliori e più facilmente quando si esce dall’ecosistema Edisu dei posti letto.
La domanda cardine è se sia arrivato finalmente il momento per l’Italia di adottare un sistema di accoglienza e cittadinanza che sia al passo coi tempi, con l’indiscutibile beneficio per l’Italia stessa di aiutare a mitigare il problema dello spopolamento e della denatalità, per una volta senza lasciarsi scappare l’opportunità di cogliere tutte le influenze positive che le migrazioni portano insite nella loro natura.
Giulio Borghi