POLITICA

URSULA VON DER LEYEN, GIORGIA MELONI, ELLY SCHLEIN: “MADRI” DEGLI “UNITED STATES OF EUROPE”?

By 25/06/2024Giugno 27th, 2024No Comments

Può non essere fantapolitica, ma devono prevalere coscienza, intelligenza, lealtà, lungimiranza, voglia vera di pacificazione – La UE di oggi è fragile preda delle altre potenze – Gli SUE non sono un sogno, ma una realtà in divenire difficile da percorrere, ma unica – Bando alle ideologie, alle ipocrisie, bisogna avere il coraggio di osare. In una Italia di donne forti non ci può essere dualismo, ma intenti comuni pur se di segno culturale diverso.

Un Tris femminino di interessante caratura politica sul grande palcoscenico dell’Unione Europea. Tre donne protagoniste assolute di questo drammatico fine ventennio, completamente diverse sul piano culturale e politico ma proprio per questo, destinate – e vedremo come – a governare la Nuova Europa che dovrà rinascere dalle ceneri dell’aggressione russa all’Ucraina e della guerra ormai a senso unico di Netanjhau, dopo le violenze delle milizie di Hamas del 7 ottobre scorso sulla Striscia di Gaza a danno della inerme popolazione palestinese.
Qualcuno dirà: e la francese Le Pen? La lasciamo volutamente fuori dallo scacchiere europeo.
Tre donne che rinascono, si fa per dire, dopo le elezioni europee dell’8 e del 9 giugno, agli onori di un’Europa logorata e divisa da interessi politici ed economici oggi sono assolutamente schizofrenici, ma che in un futuro prossimo devono tornare ad essere di più ampio raggio e di segno diverso, pena il crollo dell’Europa. Segnale scandito, non v’è dubbio, che il voto delle 27 nazioni dell’Ue, ha richiamato alla realtà, e forse potrà portare a una nuova Europa, dominata da ripensamenti, dalle donne, e quindi ricca di buon senso, umanità, nel desiderio di far crescere i propri figli nel benessere, lontani dal tragico fragore delle guerre. 
Da tre donne di diversa nazionalità e pensiero. E proprio per questo, si può, si deve ricominciare. Non sarà assolutamente facile perché le strade delle 27 capitali (+1 Ucraina?) che portano a Bruxelles, sono irte di difficoltà, imposte da Occidente (Usa) e Oriente (Russia, Cina) che intendono in modo non certamente equilibrato il benessere dei popoli.
Ursula, Giorgia, Elly dovranno risollevare le sorti di questa Unione Europea, ormai minacciata dallo strapotere della Russia che agisce apertamente in Ucraina e anche sotto mentite spoglie in Medio Oriente, dall’Iran e dall’attuale governo Netanjahu.
Tre donne che dovranno battersi ad armi pari e con estrema lealtà, nel dichiarato intento di raggiungere lo sviluppo economico unificante della Nuova Europa; non certamente per dare continuità alle ipocrisie di cui è “colorata” la politica, a alla globalizzazione, che oggi è acqua passata e neppure tanto salubre, ma per cambiare rotta e veleggiare verso una Federazione Europea, pensata “bene” dai costituenti dopo la Seconda guerra mondiale, trattata male e ancor peggio in questi ultimi vent’anni e, ancor prima, a causa degli interessi strategici delle stesse potenze di Jalta nel febbraio 1945 rappresentate da Roosevelt, Churchill e Stalin.
Ma allora si poteva fare diversamente?
E’ ora che ci si batta per gli Stati Uniti d’Europa, per uno Stato costituente nel suo più ampio significato giuridico, che sventagli e crei una gagliarda Federazione di Stati (la Svizzera ne è minima esemplificazione) con un Parlamento sovranazionale che promulghi leggi uguali per tutti, ma che lasci anche spazio legislativo alle singole nazioni per determinati settori della vita sociale; leggi che rispettino la costituzione USE (The United States of Europe) baluardo al centro del mondo, tra gli Stati Uniti d’America (bisognerà sottoscrivere nuovi e integrativi trattati con la Nato, fronteggiare avversari politici (la stupidità umana, al pari dell’intelligenza non ha limiti), con un potente esercito, targato Stati Uniti d’Europa, che faccia capire all’irriducibile Putin, che i Paesi dell’Europa, Ucraina compresa, non si espugnano con le aggressioni, ma si conquistano amichevolmente con la collaborazione, con il dialogo. Bisognerà guardare alle virtù economiche della Cina, affinché con l’impero di Xi Jinping, con l’India e le Nazioni Africane si stabilisca un inequivocabile equilibrio giuridico ed economico e quel rispetto per gli esseri umani che, alle soglie di una (improbabile?) terza guerra mondiale, rifugga dalla violenza, riconduca alla ragione nel rispetto del possibile nuovo assetto geopolitico mondiale.
Sembrerà utopistico pensare che questo “benefico terremoto” possa scaturire da imprevedibili leali convergenze politiche fra le tre donne al vertice dell’Europa. Ma c’è un’unica strada maestra da costruire e da percorrere. Il che, per quanto riguarda l’Italia e di conseguenza anche gli altri Stati principali d’Europa, significa una cosa soltanto: Giorgia Meloni, si liberi al più presto da quella frange di destra destinate al nulla che parlano, parlano senza sapere perché, senza comunicare nulla, se non banalità (grazie anche alle compiacenti testate giornalistiche e ancor più televisive), sia all’interno del suo partito che nella coalizione; rinunci alle ideologie d’antico stampo, dismetta il mantello del giudice assoluto e apra la mente alle vere ragioni sociali, che sono quelle a 360 gradi di Elly Schlein, unica politica, oggi di cui l’Italia dovrebbe essere fiera, in grado di placare gli animi, di dialogare apertamente su tutti i problemi che avviliscono il mondo, con una lucidità lungimirante. Ma anche lei diciamo – anche se in parte lo sta facendo – si attorni di personalità di elevata maturità umana, che consenta una corsa senza ostacoli verso gli obiettivi italiani e comunitari.
E’ così che si diventa statiste. Statiste-madri di cui abbiamo tutti un grandissimo bisogno.
E’ questa la strada maestra. Due donne Giorgia e Elly che si alternino sulla tolda dell’“ammiraglia Italia” in piena scienza, coscienza, lealtà con il loro “campo giusto” (non “largo”, aboliamo questa espressione) per risollevare le sorti del nostro Paese e unite a Ursula von der Leyen, e ai suoi “giusti” per costruire gli Stati Uniti d’Europa. E non si dimentichi che nel parlamento europeo c’è anche Roberta Metsola. Un’Europa matriarcale? Nei giusti limiti è una buona idea. 
Questa è la strada Maestra. Le scorciatoie, i viottoli di montagna, sovente, portano al baratro. E questo lo sanno benissimo anche il presidente della Repubblica francese, Macron, il cancelliere della Germania, Olaf Scholz e il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez. E invochiamo l’Inghilterra: “Torni tra noi europeisti
Costruiamoli finalmente questi ponti, senza buttare al vento i volatili miliardi salviniani; le Regioni, come vuole la Costituzione, godano degli stessi diritti e di uguali sviluppi. Soltanto così l’Italia e Europa, finalmente pacificate e uniche, potranno godere del rispetto del resto del mondo. 

Armando Caruso