editoriale

VITIGNI RARI DEL VECCHIO PIEMONTE TRA STORIA, ENOLOGIA E… PROFUMI

By 20/03/2024No Comments

Il convegno di Acqui Terme affollato di esperti, viticoltori e appassionati, ha messo in luce il valore della nostra terra e dei segreti che vi si nascondono – Un laboratorio in cui inebriarsi

Il Piemonte è una delle regioni nelle quali, la produzione di vini a denominazione di origine controllata – soprattutto vitigni tradizionali del territorio – è stata recuperata ed oggi è oggetto di riscoperta e valorizzazione. Sono vitigni rari, di antica tradizione, che costituiscono un autentico patrimonio di biodiversità. Un patrimonio della nostra natura, i cui studi sono stati approfonditi nel convegno che si è svolto a cura di alcuni studiosi, all’Hotel Meridiana di Acqui Terme, nel febbraio scorso, e di cui vale la pena di darne ulteriore informazione.
Negli ultimi vent’anni del secolo scorso, quando la ricerca si rese conto della necessità di non impoverire il patrimonio genetico delle piante coltivate, iniziarono studi di approfondimento delle conoscenze sui vitigni tradizionali meno conosciuti, tanto che molti territori vitati marginali piemontesi e delle valli alpine si rivelarono una autentica miniera per la grande varietà di viti un tempo coltivate.
Il Consiglio Nazionale delle Ricerche iniziò uno studio sistematico di tali vitigni per conoscerne le caratteristiche e rispondere alle domande sulla loro origine, verificare eventuali casi di omonimia o sinonimia con altri vitigni già conosciuti e catalogati, registrarne il comportamento agronomico e verificarne le attitudini enologiche.
Alcuni di essi sono risultati unici e originali, non iscritti nel Registro nazionale dei vitigni coltivabili, per cui è stato necessario per poterli utilizzare procedere alla loro registrazione e autorizzazione, previa richiesta basata sulla sperimentazione condotta. Altri hanno rivelato il loro carattere transfrontaliero perché risultati identici a vitigni conosciuti e coltivati oltralpe con altri nomi. Nondimeno hanno dovuto essere iscritti nel Registro italiano e autorizzati alla coltivazione in Piemonte.
Degli aspetti ampelografici, genetici e dei principali caratteri agronomici sui vitigni minori recentemente studiati, ha riferito l’agronomo Stefano Raimondi, storico collaboratore del gruppo di ricerca del CNR che si è occupato del vigneto di conservazione del germoplasma viticolo di Grinzane Cavour.
Una parte molto interessante dello studio è stata quella della definizione delle caratteristiche enologiche. Non è possibile ottenere queste informazioni solo dalla analisi chimico-fisica, sebbene approfondita, di campioni di vini reperiti sul territorio, in quanto non si può essere certi della purezza varietale, soprattutto in vigneti montani spesso misti. Inoltre le condizioni di vinificazione possono fortemente influire sulla espressione dei caratteri varietali. In questi casi è necessario ricorrere alla microvinificazione, che consiste nel vinificare piccole quantità di uva, massimo un quintale, impiegando attrezzature e tecniche simili a quelle delle grandi cantine, ma seguendo un rigoroso protocollo che consenta di evitare variabilità incontrollate.
La realizzazione richiede attrezzature specifiche di piccole dimensioni disponibili presso le cantine sperimentali, che permettano di replicare le stesse condizioni per tutti i campioni a confronto, sia in fase di fermentazione, che di conservazione e stabilizzazione. Seguono le analisi chimiche e sensoriali da parte di panel addestrati.
Le attività sono replicate per almeno tre anni, consentendo di stabilire il profilo enologico varietale della cultivazione studiata. Tali attività sono state curate principalmente dal DISAFA dell’Università di Torino e ne ha riferito il prof. Simone Giacosa.
Alcune delle varietà studiate hanno mostrato profili di rilevante interesse per la produzione di vini rossi, altri per la produzione di vini bianchi molto originali, qualcuna persino particolarmente adatta alla produzione di vini base per la spumantizzazione.
Il lavoro svolto costituisce un importante patrimonio di conoscenza per la viticoltura di oggi e di domani ed è alla base di processi di valorizzazione economica e di strategie di marketing di cui alcuni esempi sono stati illustrati dal prof. Stefano Massaglia.
Prima di arrivare alla commercializzazione dei vini da vitigni minori o rari ci sono spesso da affrontare problemi di iscrizione al registro nazionale delle varietà di vite, accompagnati talora da necessità di protezione intellettuale dei nomi originali. Di questi problemi hanno parlato, portando interessanti esempi, gli avvocati Stefano Vergano e Cristina Baldini.
Una parte molto interessante della giornata è stata il racconto delle sperienze dei produttori impegnati nella coltivazione e produzione di vini da vitigni minori o rari, che hanno toccato aspetti tecnici, ma anche risvolti personali che hanno destato autentica emozione tra il pubblico.
Savio Daniele ha parlato della storia della Nas-cetta di Novello (CN), Giuliano Bosio ha raccontato i passi del rilancio del Baratuciat ad Almese (TO), Mariuccia Borio ha parlato della sua esperienza con l’Uvalino a Costigliole (AT), Mauro Roggero ha spiegato perché ha piantato Montanera a Albugnano, Eros Mammoliti ha ripercorso i passi del recupero del Moscatello di Taggia nel Ponente Ligure.
Infine Daniela Tornato di Vignaioli Piemontesi ha dato conto del fondamentale lavoro che la loro cooperativa ha svolto, in attiva collaborazione con gli Enti di ricerca, nel recupero e valorizzazione dei vitigni minori in Piemonte.
Vincenzo Gerbi
Professore Ordinario di Enologia – Università di Torino